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Attilio Bolzoni, ”#vivaFalcone perché dopo di lui nulla sarà come prima”

OMAGGIO A FALCONE - Grazie a Falcone e Borsellino, la lotta a Cosa Nostra non è stata più una lotta finta dello Stato, ma è diventata reale. E’ questo il parere di Attilio Bolzoni...

In occasione del 21° anniversario della strage di Capaci, abbiamo chiesto al giornalista il suo personale ricordo del giudice Giovanni Falcone.

MILANO – Grazie a Falcone e Borsellino, la lotta a Cosa Nostra non è stata più una lotta finta dello Stato, ma è diventata reale. E’ questo il parere di Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica e scrittore esperto di Mafia e che ha avuto l’onore di conoscere di persona il giudice Giovanni Falcone . In occasione del 21° anniversario della strage di Capaci, abbiamo chiesto al giornalista il suo personale ricordo del giudice.

Quanto è importante ricordare oggi la figura di Giovanni Falcone?
E’ importante perché tante persone in Italia se lo sono dimenticato. Lo commemorano magari da un punto di vista ufficiale, con i Carabinieri a cavallo, le messe, le fanfare, ma poi hanno dimenticato soprattutto il suo insegnamento, cosa ha fatto. Basta pensare ad una cosa: alla proposta di legge lanciata l’altro ieri da un esponente del PDL per ridurre le pene dei complici della mafia. Un gesto fatto alla vigilia di questo anniversario. Bisogna ricordare non soltanto l’anniversario dal punto di vista celebrativo. Occorre stare sempre attenti, come ci ricorda Falcone stesso, in un paese come questo, soprattutto ai complici. La mafia senza complici non è più mafia, sarebbe stata spazzata via. I mafiosi all’attuale Presidente del Senato Grasso, quando lui chiedeva cosa fosse la politica per loro, rispondevano “E’ come l’acqua per i pesci”. Lo dobbiamo ricordare in maniera vera. A distanza di 21 anni, non sappiamo chi sono stati i veri mandanti, oltre i mafiosi.


Cosa lascia in eredità alle attuali generazioni?

Il coraggio civile. Era un italiano che non voleva un Paese fatto di ricatti e patti. Ha lasciato in eredità alla magistratura italiana un metodo straordinario. Lui ha perso tutte le battaglie, ma grazie a Falcone e Borsellino la lotta a Cosa Nostra non è stata più una lotta finta dello Stato, ma che è diventata reale.

Ci può raccontare un aneddoto di Falcone emblematico, che l’ha colpita?
Entrare nella sua stanza non era mai facile, perché lavorava tanto. Con i giornalisti, giustamente, era di una riservatezza estrema. Ogni volta che entravo nella sua stanza, ricordo che c’erano le penne stilografiche tutte bene in linea, le peperelle di terracotta a cui riteneva moltissimo. E poi c’era quel suo sorriso sornione. Giovanni Falcone aveva un humour tutto particolare: se lo chiamavi al telefono e gli chiedevi “Dottor Falcone, come sta?”, lui rispondeva “Seduto” oppure “In piedi”. Io scoppiavo a ridere sempre. Un ricordo molto vivo è l’ultima intervista realizzata a fine febbraio del ’91, in un Ristorante a Catania. Eravamo insieme con il collega Francesco La Licata e l’attuale Presidente del Senato Grasso. Falcone disse “No, niente interviste”, ma alla fine parlò molto con noi. Io gli chiesi “Come ci si sente, dottor Falcone, ad andare a Roma?”. Lui rispose “Come un uomo che nuota in un mare in tempesta”.


Infine, le chiederei un claim per sostenere il nostro hashtag #vivaFalcone”.

#vivaFalcone, perché dopo di lui niente sarà più come prima.

23 maggio 2013

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