Prima che il vento

Antonella Boralevi, “Nei miei thriller indago il “nero” che ognuno di noi ha dentro di sé”

Intervista all'autrice del libro "Prima che il vento", tornato in libreria a distanza di 17 anni dalla prima pubblicazione. La scrittrice ci racconta l'unicità dei suoi thriller a femminile
Antonella Boralevi, "Nei miei thriller indago il “nero” che ognuno di noi ha dentro di se"

MILANO – Non dei thriller con il solito percorso “delitto-indagine-soluzione”, ma un intreccio di relazioni tra le persone, alla scoperta del mistero che si cela dentro il cuore di ognuno, di quel lato oscuro che ognuno ha e che può emergere in qualsiasi momento. e’ questa la filosofia che accomuna i thriller con sfondo “rosa” di Antonella Boralevi, tornata in libreria con la riedizione del libro “Prima che il vento“, il primo di una collana di thriller da lei realizzati. Ecco l’intervista all’autrice.

 

Quali sono le novità di questa riedizione di “Prima che il vento”?

Questo romanzo venne pubblicato 17 anni fa e andò esaurito, dopo essere rimasto in classifica per quasi un anno. L’idea è quella di iniziare una collana con i thriller da me scritti, i quali hanno un elemento in comune: sono storie di relazioni tra le persone, dentro le quali si creano dei meccanismi che portano ad affrontare il “nero” che ognuno di noi ha dentro di se. I miei libri sono thriller dell’anima al femminile, come in Italia non scrive nessuno.

 

A chi ti sei ispirata per la storia tra Alberico e Andreana?

Sono fiorentina ed ho sempre passato l’estate e periodi di vacanza a Forte dei Marmi. Sono cresciuta dentro la favola delle estati meravigliose che hanno vissuto i miei genitori quando erano giovani negli anni Sessanta. Quando ho iniziato a capire che volevo scrivere un romanzo, mi è venuta questa immagine davanti attraverso fotografie in bianco e nero degli anni Sessanta, che colgono l’età favolosa di quegli anni: era un mondo di eleganza, di cultura, di cose che non si possono fare ma che poi si fanno. Mi interessava vivere quest’atmosfera ed io, diventando tutti i miei personaggi quando scrivo un libro, sono riuscita a rivivere quei momenti del 1959.

 

Questo romanzo è un omaggio alla donne che non hanno paura delle loro passioni. Esse sono in minoranza o in maggioranza oggi?

Penso che credere nella forza del tuo desiderio oggi sia molto complicato. Ritengo che tante donne si adeguino a dei meccanismi meno intensi, vivendo l’amore come una parte della tua vita, di intrattenimento, di prestigio. Oggi la categoria dell’avventuriera mi pare che goda di grande reputazione in tutte le professioni. Credo che la passione sia dentro la maggioranza delle donne, ma per viverla oggi serve avere davvero il coraggio di buttarsi.

 

Amore e thriller si mescolano all’interno dei tuoi libri. In che modo combini questi due mondi apparentemente distanti?

Quando penso ad un libro, voglio che sia una storia che in primis incolli me al mio computer mentre la scrivo, e quindi i lettori mentre la leggono. Trovo noiosi tanti libri contemporanei in cui gli autori scrivono delle storie poco accattivanti, soprattutto quelli italiani. Per questo ho pensato che, essendo il cuore un mistero, indagare tra le relazioni tra le persone sia più stimolante: ciascuno di noi crede di sapere chi è, ma chiunque in qualsiasi momento della propria vita può diventare qualcuno che non avrebbe mai pensato di poter essere. Ecco che in questo contesto si inserisce il mistero, con un intreccio tra passato e presente, tra ciò che sei stato e ciò che sei, che alla fine riporta tutto in equilibrio.

 

photocredit: Giovanni Gastel

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