Naufraghi senza nome

Annegato nel Mediterraneo a 14 anni con la pagella cucita in tasca

Annegato nel Mediterraneo a 14 anni con la pagella cucita in tasca. La sua storia e quella di tanti altri è raccolta nel libro di Cristina Cattaneo...

MILANO – Un ragazzo senza nome di 14 anni, annegato nel Mediterraneo mentre cercava di raggiungere l’Europa, con la pagella piena di bei voti cucita nella tasca per non perderla. A trovarla e a raccontare la sua storia in un libro è Cristina Cattaneo, medico legale del laboratorio Labanof.

Morti senza nome

Non ha nome il ragazzo del Mali morto annegato nel Mediterraneo, e della sua storia sappiamo solo questo: che stava cercando di venire in Europa alla ricerca di una vita migliore. Cucita nella sua tasca, piegata con attenzione, c’era una pagella. Conservata lì probabilmente con orgoglio, perché era la pagella di un bravo studente, che magari sperava di fare una buona impressione su chi lo avrebbe accolto. Non lo sapremo mai, perché il viaggio di questo ragazzo senza nome non è arrivato a destinazione, e sappiamo della sua esistenza solo perché una dottoressa italiana ha voluto raccontarla: è Cristina Cattaneo, medico legale del laboratorio Labanof (il laboratorio di antropologia e odontologia forense).

Nel suo libro Naufraghi senza volto Cristina Cattaneo racconta le storie di tante vittime delle migrazioni nel mar Mediterraneo. Morti senza volto e senza identità, i cui frammenti di storia emergono da piccoli dettagli, come quello della pagella, che ci ricordano che si tratta di uomini, donne e bambini come noi, con gli stessi desideri e aspirazioni, le stesse paure e sofferenze.

«Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Il libro racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo».

Al ragazzo ora ha dedicato una vignetta il disegnatore Makkox su Il Foglio.

Via Corriere

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