Festa della mamma

Annalena Benini: “La maternità può allargare il tuo sguardo sul mondo”

In occasione della festa della mamma, abbiamo chiesto alla scrittrice e giornalista Annalena Benini cosa significhi essere madre oggi
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In occasione della festa della mamma, abbiamo chiesto alla scrittrice e giornalista Annalena Benini, autrice della rubrica “Il figlio” su Il Foglio, cosa significhi essere madre oggi. A partire dalle preoccupazioni legate all’emergenza in corso, sino alla difficoltà nel conciliare lavoro e maternità, Annalena Benini ci accompagna in un viaggio per riflettere sull’esperienza della maternità oggi. 

Cosa significa essere madri al tempo del Coronavirus? 

Significa avere più paura, solo più paura. Ma anche i figli hanno paura per i genitori, anzi perfino di più, perché questo virus per fortuna si è disinteressato dei bambini, o non è stato capace di aggredirli. E per questo le madri potevano dormire, la notte, qualche notte, perché sapevano che i bambini erano i più al sicuro dentro questo pericolo.

Come l’esperienza della maternità cambia una donna?

Non so se la cambia, ma di certo avere due cuori dentro per nove mesi invece di uno può allargare lo sguardo sul mondo. Questo prendersi cura di un altro diventa parte di te, è come respirare.

Agli inizi del Novecento Virginia Woolf diceva che ogni donna dovrebbe avere una stanza tutta per sé. Le mamme di oggi sono riuscite ad appropriarsi di questo spazio metaforico?

Io credo di sì. Virginia Woolf diceva anzi scriveva anche molte altre cose, sulla considerazione, le difficoltà, il compenso, la solitudine di una donna. Sono passati cento anni e, come aveva del resto previsto lei stessa, la rivoluzione è avvenuta. E’ un cammino lungo, ma lo stiamo facendo.

Le mamme sono i pilastri della nostra società. Ma diventare madre significa anche rinunciare, in tanti casi, alle proprie ambizioni professionali. In che modo una donna può conciliare oggi un desiderio di maternità e uno spazio dove coltivare i suoi talenti e le sue ambizioni?

Conciliare significa moltiplicare le forze. Ma non mi piace l’idea di rinuncia. Quando ho avuto la mia prima figlia non ho mai pensato: sto rinunciando a qualcosa. Volevo stare con lei, e anche lavorare, esprimere qualcosa, forse ho lavorato meno e non sono stata con lei abbastanza, ma ho fatto del mio meglio, e adesso che sono passati quattordici anni farei ancora meglio, sapendo tutto quello che so adesso. Un figlio non è una rinuncia, non è una resa.

Il modello di famiglia è cambiato negli ultimi anni e possiamo immaginare che continuerà a farlo nel prossimo futuro. Alla luce delle nuove famiglie, come ad esempio quelle omo-genitoriali, come cambia il concetto di maternità?

La maternità è scambio, amore, cura, nutrimento, protezione. Il mondo va avanti, si muove, muta le sue regole, moltiplica le possibilità, ma la maternità non cambia: diventa più grande.

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