Amélie Nothomb, una delle autrici più originali della letteratura contemporanea, torna con “Meglio così”, un romanzo breve ma potentissimo che affonda nelle zone più oscure della memoria.
Ambientato durante la Seconda guerra mondiale, il libro racconta un’infanzia segnata dalla paura, dalla solitudine e da relazioni familiari disturbanti. Ma, come spesso accade nella narrativa di Nothomb, anche nelle situazioni più dure emerge una forma di resistenza: quella dell’immaginazione e del linguaggio.
Il titolo stesso, “Meglio così”, diventa una sorta di mantra. Una frase che può sembrare rassegnata, ma che nel romanzo assume un significato più complesso: è una strategia di sopravvivenza, un modo per dare senso anche a ciò che appare insopportabile.
Con questo libro, Nothomb continua il suo percorso autobiografico iniziato con opere precedenti, offrendo ai lettori una riflessione intensa sulla crescita, sul dolore e sulla capacità umana di adattarsi anche alle condizioni più difficili.
“Meglio così”di Amélie Nothomb, Voland
“Meglio così” di Amélie Nothomb, pubblicato da Voland, è un romanzo che unisce memoria personale e invenzione narrativa per raccontare un episodio cruciale dell’infanzia dell’autrice.
La storia è ambientata nell’estate del 1942. La piccola Adrienne, per sfuggire ai bombardamenti che minacciano Bruxelles, viene mandata a vivere per due mesi nella casa della nonna a Gand. Quella che dovrebbe essere una fuga verso un luogo sicuro si trasforma presto in un’esperienza inquietante.
La nonna è una figura eccentrica, crudele e imprevedibile. Accoglie la bambina con atteggiamenti ambigui: da un lato gesti apparentemente affettuosi, dall’altro comportamenti che sfiorano la violenza psicologica. È un personaggio che sembra vivere al di fuori delle regole sociali e familiari, dominato da un egoismo assoluto.
In questo ambiente opprimente, Adrienne si trova sola. L’unico essere che riceve davvero l’affetto della nonna è Pneu, un gatto obeso e dispotico che occupa uno spazio quasi sacro nella casa. Questo dettaglio, tipicamente nothombiano, introduce un elemento grottesco che amplifica il senso di straniamento.
La forza del romanzo sta nella capacità di raccontare questa esperienza attraverso lo sguardo della bambina. Adrienne osserva il mondo con lucidità, ma allo stesso tempo utilizza l’immaginazione per difendersi dalla realtà.
È qui che entra in gioco la frase “Meglio così”. Non è una semplice accettazione passiva, ma una forma di resistenza mentale. La protagonista utilizza questo mantra per trasformare il dolore in qualcosa di gestibile, per creare una distanza tra sé e ciò che la ferisce.
Nothomb riesce a rendere universale una vicenda profondamente personale. Il rapporto con la nonna diventa simbolo di tutte quelle relazioni familiari complesse che segnano l’infanzia e influenzano la costruzione dell’identità.
La scrittura è quella tipica della scrittrice, quella tagliente, priva di inutili orpelli. Ogni frase è costruita con precisione e contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra ironia e inquietudine.
Un altro elemento centrale del romanzo è il tema della memoria. Nothomb non si limita a raccontare un episodio del passato, ma riflette su come i ricordi vengano elaborati e trasformati nel tempo.
Il libro si inserisce nel percorso autobiografico dell’autrice, che negli ultimi anni ha dedicato diverse opere alla propria storia familiare. Dopo aver raccontato la figura del padre, qui Nothomb si concentra sulla madre e sulle dinamiche familiari che hanno segnato la sua crescita.
“Meglio così” è quindi un romanzo breve ma densissimo, capace di lasciare un segno profondo nel lettore. Non offre risposte facili, ma invita a confrontarsi con le zone più complesse dell’esperienza umana.
Chi è Amélie Nothomb e perché è famosa
Amélie Nothomb è una delle scrittrici europee più riconoscibili e amate degli ultimi decenni. Nata nel 1966 in Giappone da una famiglia diplomatica belga, ha vissuto in diversi paesi, un’esperienza che ha profondamente influenzato la sua scrittura.
Ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino, ottenendo subito grande successo. Da allora ha pubblicato un romanzo quasi ogni anno, costruendo una carriera unica nel panorama letterario contemporaneo.
Il suo stile è inconfondibile: ironico, tagliente, a tratti provocatorio. Nei suoi libri affronta temi come l’identità, il corpo, il potere e le relazioni familiari.
Molte delle sue opere hanno una forte componente autobiografica, tra cui Stupore e tremori, da cui è stato tratto anche un film di successo. Più recentemente, il suo universo narrativo ha ispirato anche progetti visivi e adattamenti, tra cui opere animate che hanno contribuito a diffondere la sua scrittura presso un pubblico ancora più ampio.
Nel 2021 ha vinto il prestigioso Prix Renaudot e nel 2022 il Premio Strega Europeo, confermando il suo ruolo centrale nella letteratura contemporanea.
Perché leggere il libro
“Meglio così” è un libro che parla di dolore, ma anche di resilienza. Uno dei suoi insegnamenti più importanti è la capacità dell’essere umano di trovare strategie per sopravvivere anche nelle situazioni più difficili. Il mantra della protagonista diventa una chiave di lettura universale: non sempre possiamo cambiare ciò che accade, ma possiamo cambiare il modo in cui lo affrontiamo.
Il romanzo invita anche a riflettere sul ruolo delle relazioni familiari. L’infanzia non è sempre un luogo protetto, e riconoscere questa realtà è il primo passo per comprendere meglio se stessi e gli altri. Infine, il libro mostra il potere della narrazione. Raccontare il passato, anche quando è doloroso, permette di trasformarlo e di dargli un senso.
Leggere “Meglio così” significa confrontarsi con una storia intensa e disturbante, ma anche scoprire una voce letteraria capace di trasformare la fragilità in forza.
