L'intervista alla direttrice

Alla scoperta della Biblioteca Malatestiana di Cesena

Abbiamo parlato con Elisabetta Bovero, la direttrice della storia Biblioteca Malatestiana di Cesena , per conoscere e svelare i segreti di quella che fu la prima biblioteca civica d'Italia ed Europa
Alla scoperta della Biblioteca Malatestiana di Cesena

MILANO – La Biblioteca Malatestiana di Cesena è stata la prima biblioteca civica d’Italia e d’Europa. Si tratta dell’unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria. Andiamo insieme alla scoperta di questa vera e propria istituzione culturale attraverso le parole di Elisabetta Bovero, la direttrice. Di seguito, l’intervista completa.

 

1) Partiamo da un dato di fatto: l’UNESCO Memory of the World  indica la Malatestiana fra gli archivi culturali più importanti del pianeta… 

La Malatestiana di Cesena nel 2005 è stata inserita nel registro UNESCO delle memorie del mondo. E’ l’unica biblioteca italiana ad appartenervi e ciò dipende dalla eccezionalità di tre elementi. Malatesta Novello, signore di Cesena, di cui ricorre tra pochi giorni il 550° anniversario della morte, ha donato alla sua città una biblioteca a tre navate che, dal 15 agosto 1454 (data di inaugurazione scolpita sul portale) si è conservata intatta nell’architettura, negli arredi e nei codici manoscritti. Grazie all’isolamento del primo piano e della camera d’aria tra le volte a botte e a crociera e il tetto che crea un microclima perfetto, grazie alla  cura dell’Amministrazione comunale che da sempre ha considerato prezioso quel tesoro di conoscenza, grazie infine alla fortuna di non essere stata colpita da eventi bellici o da calamità naturali, l’aula del Nuti coi sui 58 plutei (banchi di legno) e i suoi 343 manoscritti incatenati si presenta cristallizzata nel tempo da più di cinque secoli. Senza riscaldamento e senza illuminazione artificiale, la biblioteca si presenta le lame di luce naturale offrono lo spettacolo unico di  un salto nel tempo, indietro di cinque secoli.

 

2) Quali pensa possano essere i manoscritti più preziosi che si possano trovare all’interno della Biblioteca?

Tra i codici, tutti di inestimabile valore storico e in buon stato di conservazione, dovendo scegliere, segnalo il più antico, l’Isidoro di Siviglia del IX secolo, una vera enciclopedia dell’alto medioevo. Un’altra opera notevole è il De civitate Dei di Sant’Agostino, splendidamente miniato, tra cui spicca la miniatura del santo in uno studio che evoca inequivocabilmente l’architettura e i colori della stessa Malatestiana: le colonne bianche, il pavimento di cotto e le pareti in terretta verde.

 

3) Quali sono i principi a cui si ispira la Biblioteca? Qual è il servizio principale che vi proponete di offrire giornalmente al cittadino?

La biblioteca è innanzitutto un luogo di forte identità per la città: è aperta 7 giorni su 7 con ampi orari, si affaccia su una piazza e, con le sue tre porte a vetri, invita all’ingresso cittadini e studenti di tutte le età e dagli interessi culturali più vari. Registriamo una media di 1.000 ingressi al giorno. Tanto è sacra l’atmosfera della Malatestiana antica, tanto è amichevole quella della Malatestiana moderna, una biblioteca molto frequentata e vivace per la proposta culturale. Il principio ispiratore è quello dell’accessibilità a tutti dei propri servizi culturali, tenendo presenti i bisogni individuali.

 

4) Sempre nell’ottica di avvicinare i cittadini alle biblioteche, quali sono i servizi base che offre la Biblioteca Malatestiana?

La biblioteca si qualifica per il patrimonio, dai libri ai periodici, dai fondi fotografici ai DVD (e quindi per i servizi di consultazione e prestito, in una virtuosa collaborazione tra biblioteca antica e moderna). La Malatestiana ha una doppia anima: affianco ai tesori manoscritti e miniati convivono nello stesso edificio, grazie al recente ampliamento, i servizi della biblioteca di pubblica lettura orientati agli utenti per offrire spazi accoglienti e accessibili, con un ricco patrimonio documentario (oltre 250.000 documenti) tra cui  una mediateca con 7.000 audiovisivi molto prestati, la sezione fumetti e una vivace sezione per bambini e ragazzi (solo per citare le sezioni più frequentate). Stiamo ampliando le attività didattiche per le scuole: una base solida per creare il nuovo pubblico.

 

5) La biblioteca ospita eventi culturali durante la settimana e ne organizza sul territorio?

La biblioteca è attiva nel proporre e ospitare attività culturali nelle sale conferenze e nelle aule laboratorio. La proposta è molto articolata: dai convegni ai laboratori di fumetto, passando dalle presentazioni di libri alle letture di animate, senza dimenticare le mostre e le attività didattiche. Nel 2015 realizzeremo oltre 700 iniziative. Siamo aperti alle proposte del territorio (dall’università alle associazioni) e promuoviamo le nostre attività anche al di fuori dei nostri spazi, anche grazie alla rete delle biblioteche di quartiere. La biblioteca si configura come un centro di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

 

 6) Come cambia una biblioteca nella rivoluzione digitale dei nostri giorni? Avete implementato la sezione “Biblioteca on-line” nell’obiettivo di raccogliere i bisogni e le esigenze dei nativi digitali?

Le biblioteche si qualificano sempre di più per i servizi digitali. Il catalogo della biblioteca è online e condiviso da anni con quello del polo bibliotecario romagnolo. I servizi cooperativi offrono anche Medialibrary on line e e-book. Il nostro sito web è ricco ed è il nostro principale strumento informativo per tutte le attività in programma. Stiamo ragionando sulla promozione dei servizi digitali per la sezione bambini e ragazzi. Non escludiamo di proporre presto anche i videogiochi.

 

7) Qual è secondo lei il futuro delle biblioteche? Rischiano di scomparire con la digitalizzazione delle opere e la sempre più ampia possibilità di accedere direttamente da casa ai contenuti desiderati?

Avere l’accesso alle informazioni in tempi rapidi è una grande conquista sociale e culturale, tuttavia non è sufficiente. Intanto il problema del digital divide non è superato. Esiste un divario digitale evidente nella nostra società e la sfida per le agenzie culturali ed educative come le biblioteche è in corso. Quanto facciamo per facilitare l’accesso alle informazioni per gli utenti svantaggiati? In parallelo occorre lavorare su un livello più complesso perché le informazioni sono la base del processo. Se dalle informazioni si vuole passare alla conoscenza, serve un’elaborazione critica. Credo fortemente nel ruolo dei bibliotecari come facilitatori (fisici e digitali), capaci di intercettare e interpretare i bisogni espressi e inespressi degli utenti, capaci di attrarre l’utenza potenziale quella che, nonostante i nostri sforzi, non varca la soglia delle biblioteche. L’accesso alle opere è fondamentale, la presenza di professionisti dell’informazione altrettanto, per selezionare e valutare criticamente le fonti ed effettuare vere ricerche, senza subire reindirizzamenti. Se le biblioteche si offriranno come luoghi di forte identità, di incontro e di elaborazione culturale, sopravviveranno grazie al valore che gli stessi utenti gli riconosceranno.

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