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Alessandra Fiori, ”Essere nella dozzina del Premio Strega è già una bella vittoria”

Il potere genera conflitto per definizione, per cui è materia ricchissima di narrazione. È per questa ragione che il tema affascina la scrittrice Alessandra Fiori, che con il libro ''Il cielo è dei potenti'' è tra i dodici candidati al Premio Strega di quest'anno. Al termine dell'articolo è possibile leggere un estratto del libro...
L’autrice ci parla di sé e del libro con cui concorre per il Premio Strega di quest’anno, “Il cielo è dei potenti”

MILANO – Il potere genera conflitto per definizione, per cui è materia ricchissima di narrazione. È per questa ragione che il tema affascina la scrittrice Alessandra Fiori, che con il libro “Il cielo è dei potenti” è tra i dodici candidati al Premio Strega di quest’anno. Il protagonista, Claudio Bucci, è un politico della Prima Repubblica, la cui esistenza – oltre che quella della sua famiglia – è segnata nel bene e nel male dalla corsa per il successo. Ora, guardandosi alle spalle, sente il bisogno di raccontare i sogni, le ambizioni e la difficile ascesa verso il potere. Un’"educazione sentimentale" che parte dalla provincia dei primi anni Quaranta e prosegue nella Roma dell’immediato dopoguerra.

Cosa si prova a vedere il proprio nome figurare tra i dodici candidati in corsa per il Premio Strega? Quali sono aspettative e speranze?
È stata sicuramente un’emozione fortissima. Il fatto di riuscire a entrare nella dozzina mi ha sorpreso e reso felice. Quanto alle aspettative e alle speranze, sono già contenta di essere arrivata fin qui, essere entrata tra i dodici quando i candidati erano ventisei mi sembra una grandissima vittoria. Certo, si sogna, ma si rimane anche con i piedi per terra.

Su dodici concorrenti le donne sono solo tre: è un caso oppure le autrici non godono di altrettanta considerazione rispetto ai loro colleghi uomini?

Sicuramente gli autori sono di più e più considerati per certi aspetti. Spesso la letteratura scritta da donne è confinata alla letteratura di genere: c’è un po’ l’idea che le donne scrivano soltanto libri “per signore”.
Nel caso del Premio però non mi sembra il caso di parlare di pregiudizio: ci sono tre libri, non mi sembra un dato eclatante. È assurdo anche pretendere la parità a tutti i costi.

Veniamo al libro: com’è nato? Da dove nasce l’interesse per il mondo del potere?

Il potere genera conflitto per definizione – è il contrario dell’uguaglianza – per cui è narrativamente interessante raccontarlo. Quando si descrive un personaggio che ha a che fare con il potere, che deve gestire il potere, lo si vede mettere in gioco tutta la sua personalità, tutto il suo carattere, tutto quello in cui crede. E soprattutto si indaga e si scopre quanto sia disposto a perdere pur di mantenere il potere. È questa la cosa che più mi affascina: più di quello che si è disposti a fare per conquistarlo, è interessante esplorare il circuito entro cui si entra una volta che lo si è ottenuto, fin dove ci si spinge pur di non mollarlo.  

L’ossessione per il comando è un tratto tipicamente maschile, non trova? È stato difficile immedesimarsi nella psicologia del protagonista? È stato un viaggio affascinante?

È stato assolutamente un viaggio affascinante cercare di ragionare, per due anni, con la testa di un uomo, e anche molto faticoso.
Per il resto non credo che l’ossessione per il potere sia un tratto solo maschile, penso anzi che sia anche una prerogativa femminile, sebbene magari si eserciti in ambiti diversi. Fino a non molti anni fa, per esempio, il potere della donna si esercitava tra le mura domestiche: la gestione della casa era in mano alle donne. Negli ultimi tempi questi ambiti di dominio femminile si stanno gradatamente allargando, e una donna che conquista il potere si deve porre sostanzialmente gli stessi problemi di un uomo. Il punto è che le donne non hanno mai potuto raggiungere posizioni pubbliche di potere, ma non è che non ne subiscano il fascino. Adesso che anche le donne cominciano ad avere accesso a questi campi, nasceranno nuovi personaggi interessanti da raccontare in letteratura.

Quale rapporto sente di aver instaurato con il suo personaggio? Di comprensione o al contrario di repulsione
?
Io amo il mio personaggio, per forza di cose. Del resto ho convissuto con lui per tanto tempo, e ho scelto fin dall’inizio di sospendere il giudizio morale – perché è questo il compito dello scrittore: non deve condannare, ma deve anzi dare quanti più punti di vista possibili al lettore, per lasciare che sia lui a giudicare. Magari non mi piace come si comporta Claudio, ma voglio bene al personaggio. Perché sono io, in un certo senso. Ho vissuto in lui, ho faticato a costruirlo, a pensare come lui. Anche se a volte è scorretto e cinico, lo trovo umano.

L’amore, che spazio ha nella vita di Claudio?
Sotto questo aspetto Claudio è molto maschile: agli inizi l’amore è una spinta pazzesca per lui, su tutti i piani della vita. Poi però quando arrivano l’abitudine, la famigli, i figli, subentrano nuove brame e l’amore viene messo da parte. Il potere finisce col vincere sull’amore.

Libreriamo ha lanciato su twitter l’hashtag #vivailibri. Ci può lasciare il suo claim a favore della lettura – “Viva i libri perché…”?
Viva i libri perché viaggiare sempre è impossibile.

10 giugno 2013

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