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Al Festivaletteratura, le visioni sulla guerra di Paolo Giordano

DAL NOSTRO INVIATO A MANTOVA - Spiazzante è il termine giusto per l’incontro che Paolo Giordano ha offerto al Teatro Ariston di Mantova venerdì 6 settembre come evento serale del Festivaletteratura.
MANTOVA – Spiazzante è il termine giusto per l’incontro che Paolo Giordano ha offerto al Teatro Ariston di Mantova venerdì 6 settembre come evento serale del Festivaletteratura. Nel buio totale è iniziata la proiezione sullo schermo di un film, il Teatro in effetti è anche un cinema. Era un brano del film “Il Cacciatore” di Michael Cimino, dove un gruppo di militari capitanato da un giovanissimo Robert De Niro si trovavano al pub a bere birra prima della battaglia.  La scena si è conclusa sull’esplosione che devasta il plotone. Tornata la luce in sala è apparso lo scrittore Giordano, mani in tasca e maglia nera sulla quale campeggiavano le lettere NIN (Nine Inch Nails). “Voglio cercare di buttarvi addosso la guerra. – esordisce Giordano – Con la parole dovrete riuscire ad attraversare la guerra con la mente”.
PERCEZIONI DI GUERRA – Giordano è ormai un anno che visita in lungo ed in largo la penisola per presentare il suo secondo romanzo “Il Corpo Umano”, quindi portando con se la guerra. “La percezione della guerra è diversa da ogni zona – racconta Giordano – noi che non abbiamo la guerra in casa dobbiamo fare uno sforzo in più per immaginarla e comprenderla nella sua tragicità”. Paolo Giordano, dopo il successo de “La solitudine dei numeri primi”, non pensava minimamente che il suo secondo romanzo sarebbe stato ambientato in una zona di guerra. Tutto successe nel 2010 quando lo scrittore piemontese si era recato in Afghanistan per visitare per due settimane le basi militari italiane. “Da li si è innescato un processo creativo, che mi ha portato poi al romanzo”.
MEMORIA STORICA – Il Premio Strega 2008 ha citato spesso nell’introduzione alla performance letteraria lo scrittore James Hillman, autore del corposo “Un amore terribile per la guerra”. “Hillman mostra come la pace sia truccata e la realtà è sempre la guerra. La pace non può essere altro che assenza di guerra. Dove i morti sono muti ed i reduci ammutoliti”. Alcune settimane fa Giordano è stato in Cambogia. “Ne sapevo poco della dittatura dei khmer rossi. – svela lo scrittore – Mi sembrava di assistere alla rimozione della guerra guardando una generazione aliena, lontana decenni dagli orrori della guerra”. Il riferimento di Giordano alla perdita di memoria storica è evidente, perché con essa “si perde anche la saggezza e quindi inizia l’oblio”. L’unico mezzo possibile per Giordano per non cadere nell’oblio è l’arte, che riporta la memoria della guerra.
TRASFORMAZIONE IRREVERSIBILE – Nel romanzo “Il corpo umano” tutti i protagonisti sono impreparati per la guerra, come del resto nella vita vera. La guerra, nei libri e nei film, ha sempre un valore simbolico oltre che estetico. La rappresentazione della guerra è sempre un momento di rottura nella narrazione. “La guerra è sempre un affare di giovani, che si trovano in un’esperienza più grandi di loro. La guerra è quello che in fisica si chiama trasformazione irreversibile, come nel film di Cimino. Dove viene messo in evidenza il passaggio tra l’essere giovani e ragazzi e la perdita dell’innocenza”. Giordano nel romanzo ha rispettato i canoni dei racconti di guerra, quindi ovviamente un racconto corale con molti personaggi. Una struttura in tre atti: la vita precedente, la guerra ed il ritorno. “Ho rispettato le regole di stile, ma i luoghi della guerra non sono intercambiabili”.
DISINNESCARE LA PAURA – Sul più bello, il fruitore spettatore viene abbandonato dal protagonista scrittore, infatti Giordano scompare lasciando il posto ad un nuovo spezzone di un nuovo film. “Hurt Locker” di Kathryn Bigelow. Lo spezzone di film introduce il tema del corpo dilaniato, dematerializzato, mentre il testo del libro diventa materia per un dj set. In scena appaiono due musicisti ed un attore. La serata assume le sembianze di una trasmissione radiofonica notturna. Le guerre di oggi sono guerre tra eserciti invisibili, la negazione di quello che avveniva durante “la furia della battaglia”. “La tensione è trattenuta, – dice Giordano – perchè il momento del rilascio non c’è mai. Aumentando quindi la frustrazione dei militari”. Giordano descrive nel romanzo i tempi di attesa dilatati in caserma, con la tensione che cresce all’interno della base dove sono costretti a reinventarsi una vita di casa nella base. “I ragazzi in Afghanistan scherzavano continuamente, cercando di disinnescare la paura”.

Alessandro Tanassi 

8 settembre 2013
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