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il libro del giorno

Acciaio di Silvia Avallone, il grido della periferia contro l’inquinamento

Il libro di oggi è "Acciaio" Silvia Avallone, opera con protagoniste due ragazze adolescenti come Giorgio di Ponzio, il 15enne scomparso nel gennaio del 2019 per una malattia che i genitori mettono in relazione alle emissioni dell'impresa siderurgica di Taranto e a cui è stato dedicato un murales.

Il libro che vi consigliamo di leggere oggi è “Acciaio“, il romanzo d’esordio di Silvia Avallone. L’opera narra delle vicende di due ragazze adolescenti che vivono e crescono all’interno della realtà operaia metallurgica piombinese. Ve lo consigliamo per le tematiche all’interno affrontate, legate all’inquinamento dovuto dalla “grande industria” ed alle sue conseguenze dal punto di vista sociale e salutistico.  

La trama del libro “Acciaio”

Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno.

Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. 

La voce della classe operaia

Vincitore del Premio Campiello 2010, categoria Opera Prima, il libro “Acciaio” di Silvia Avallone racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia sopraffatta dall’inquinamento e dall’eterno ricatto salute-lavoro nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. Una periferia operaia come quella del rione Tamburi, a Taranto, dove da anni i residenti del quartiere hanno a che fare con le polveri sottili provenienti dall’impianto siderurgico che sorge a pochi passi, le quali si propagano nell’atmosfera imbrattando muri e, purtroppo, anche i polmoni di intere famiglie, bambini compresi.

Il murales contro l’inquinamento

Proprio la storia di uno di loro è in questi giorni alla ribalta della cronaca: si tratta di Giorgio di Ponzio, scomparso nel gennaio del 2019 per un sarcoma ai tessuti molli, malattia che i genitori – fondatori dell’associazione Giorgioforever – mettono in relazione alle emissioni dell’impresa siderurgica. Per ricordarlo, sulla facciata di un edificio in borgata Tramontone lo street-artist napoletano Jorit (all’anagrafe Ciro Cerullo, classe ‘90), noto per le cicatrici che “vestono” i suoi volti, ha realizzato un murales che ritrae proprio il piccolo viso dello sfortunato 15enne.

Vogliamo salute e lavoro

“Da Bagnoli a Firenze a Taranto. INSORGIAMO. Basta ricatti. Vogliamo salute e lavoro. La nostra vita vale di più dei vostri profitti”. Questa la scritta a caratteri cubitali nascosta sotto la faccia del bambino. Solitamente infatti Jorit, prima di iniziare il suo lavoro, usa come base una griglia con messaggi di forte impatto sociale. Salute e ambiente a braccetto con frasi inequivocabili dal grande impatto sociale.

 

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