7 personaggi forti, 7 rinascite letterarie

7 Gennaio 2026

Da Jane Eyre a Reese: sette personaggi attraversano studio, redenzione, viaggio, sacrifici e transizione per essere la migliore versione di sé e rinascere.

7 personaggi forti, 7 rinascite letterarie

Cerchiamo sempre i libri giusti per per ricominciare, ma dimentichiamo chi ne ha avuto la forza e ci insegna davvero come si fa: oggi parliamo di loro, dei personaggi. Dalla resilienza di Jane Eyre, orfana di Charlotte Brontë, alla rinascita di Reese in “La metà scomparsa”.

Come evolvono i personaggi

L’orfana di Charlotte Brontë

Jane è la protagonista, la dimostrazione che, raggiunto il punto più basso, si può solo risalire, il sinonimo “umano” di resilienza. Ma il punto più basso non è un episodio soltanto: è un’infanzia intera, passata in casa di una zia abusante che la tratta come un intralcio, fino a spedirla alla Lowood School (una scuola per orfane povere) che diverrà parte del suo percorso di crescita — e sofferenza — tra il gelo, la disciplina e l’umiliazione.

Lì Jane persiste solo grazie alla sua determinazione: studia, cresce, diventa forte abbastanza per andarsene e diventare governante a Thornfield. La sua vita sembra cambiare davvero, quando incontra Rochester; e, tuttavia, dovrà fuggire ancora, affronterà tutte le avventure tracciate per lei da Charlotte Brontë. Solo raggiunta Moor House capirà cosa significa “rinascere”, tornare a vivere senza perdere la propria voce.

Un tuffo nell’“Odissea”

Giovane insicuro che vive all’ombra del padre, Telemaco non è tanto diverso da quei ragazzi e giovani uomini che oggi riempiono le serie tv con il fascino del pretty boy; senonché ha il coraggio d’imbarcarsi alla ricerca dell’uomo che l’ha messo al mondo e di non nascondersi dietro un dito.

Perché quando l’“Odissea” si apre, Ulisse è dato per morto e a Itaca i Proci hanno invaso la reggia: banchettano, pretendono la mano di Penelope, consumano le ricchezze di famiglia e trattano Telemaco come un ragazzino che non vale niente.

Così inizia la “Telemachia”. Atena lo spinge a muoversi, a uscire dal suo ruolo di comparsa: Telemaco visita Nestore a Pilo e Menelao a Sparta, e mentre raccoglie indizi su Ulisse, si fa anche un’idea adulta di cosa significhi essere figlio, essere uomo.

Il viaggio lo trasforma, facendolo maturare da un ragazzo incapace di affrontare i Proci a un giovane uomo determinato e coraggioso. Non solo attende il ritorno del padre, ma si prepara a combattere con lui, come se la vera eredità di Ulisse non fosse la gloria, ma l’assunzione di responsabilità.

Il redento

Victor Hugo traccia il percorso di Jean Valjean come un ex galeotto che poi si trasforma in un uomo di grande moralità e compassione e rinasce completamente come individuo redento; e questa rinascita comincia quando esce dal carcere per un furto “da fame”, marchiato come pericoloso e respinto da tutti.

Il punto di svolta arriva quando un vescovo gli dimostra gentilezza e gli dà una seconda possibilità. Da quel momento, Valjean decide di vivere in modo onesto e il romanzo lo segue mentre prova a reinventarsi sotto un altro nome, mentre costruisce una vita “nuova”, e soprattutto mentre si lega a Fantine e poi alla piccola Cosette, che diventa il centro morale della sua seconda esistenza.

La sua rinascita è un percorso di redenzione, di ricostruzione della propria identità e di trasformazione da uomo pieno di amarezza a simbolo di compassione e bontà di cui “I miserabili” sono pregni.

La prigione e la vendetta

A differenza di Jean Valjean, Edmond Dantés non ha potuto fare altro che covare risentimento per la durata della sua prigionia, rinascendo poi come Conte di Montecristo.

È un giovane marinaio che, proprio il giorno del fidanzamento con Mercédès, viene tradito e finisce rinchiuso al Castello d’If senza processo: il suo “punto più basso” dura anni. In carcere incontra l’abate Faria, che gli insegna tutto ciò che sa, e soprattutto, gli consegna una mappa per un tesoro segreto.

Quando Edmond evade e lo trova, rientra nel mondo con un nome nuovo, ricchezze immense e un piano. Se nel libro di Hugo la figura religiosa spalanca una via di redenzione, qui spalanca una via di metamorfosi: il Conte non nasce per essere migliore, nasce per colpire. E la sua rinascita è una maschera così perfetta da sembrare destino: si presenta come “Provvidenza” e trasforma la vendetta in missione.

L’inganno dell’apparenza

Presente nell’opera di Dickens, Sydney Carton spicca per la sua complessità e per il percorso di trasformazione che compie tra Londra e Parigi. È un uomo brillante ma disilluso, apatico, alla deriva nell’alcol: uno che sembra destinato a sprecarsi. Eppure Dickens gli mette davanti la cosa più crudele e più umana: l’amore per Lucie, che però sposa Charles Darnay.

Ne “Le due città” ci troviamo al tempo della Rivoluzione francese; e, quando Darnay viene trascinato verso la ghigliottina, Carton capisce che l’unico modo per diventare “qualcuno” è fare l’impossibile: sostituirsi a lui e morire al suo posto.

La sua non è una rinascita fisica, bensì morale: non cambia vita, cambia il significato della vita che ha condotto.

Cercare se stessi

Una donna disillusa, stanca, nel pieno di una crisi personale e professionale: ecco chi è Alice; e come lei ce ne sono tante altre nel mondo. In “Dove sei, mondo bello”, Alice è una scrittrice famosa che, dopo un crollo, si sposta lontano e prova a “funzionare” di nuovo: nuovi luoghi, nuove giornate, ma la stessa fatica di stare dentro il proprio corpo e nella propria testa.

Sally Rooney affronta ogni tipo di difficoltà e fa leva sulle relazioni umane che la sua protagonista fatica a instaurare giorno dopo giorno. Procede attraverso relazioni e messaggi, soprattutto nel filo continuo con l’amica Eileen: come se la vera trama fosse il tentativo di rimanere vive, lucide, capaci di amare.

Quella di Alice è una rinascita che passa attraverso la riscoperta di sé e delle emozioni in un contesto molto contemporaneo, una ricostruzione lenta, quotidiana, fatta di legami che non salvano “magicamente”, ma impediscono di affondare.

Una rinascita completa

Allo stesso modo, anche Brit Bennett racconta una rinascita moderna e personale. Ne “La metà scomparsa” la trama gira attorno a due sorelle gemelle che si separano e scelgono vite diversissime; e dentro quella storia, a Los Angeles, entra Reese: un uomo trans che porta addosso un passato che non coincide più con il suo nome e con la sua pelle. Non è “un personaggio manifesto”: è una persona che cerca un posto dove respirare, amare, non spiegarsi ogni secondo.

La sua trasformazione è fatta di gesti nuovi, dolorosi: un corpo che impara a conoscere, la “paura di essere scoperto”, il bisogno di essere visto davvero e amato. Una rinascita interiore, ma anche esteriore. Un cambiamento che avviene nel modo in cui si percepisce e affronta il mondo, il prossimo e se stesso.

E questa è la differenza con Montecristo: lui si inventa un’identità per colpire il mondo; Reese lotta per arrivare a un’identità che non lo costringa più a sparire.

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