I 10 incipit più belli della letteratura

Ad indicarceli Giacomo Papi, scrittore e responsabile della scuola di scrittura Belleville di Milano, all'interno del libro "Incipit - 2001 modi per iniziare un romanzo"
I 10 incipit più belli della letteratura

MILANO – Come si inizia un romanzo? Quali sono gli incipit più famosi della letteratura di tutti i tempi? A queste domande ha dato risposta Giacomo Papi, scrittore e responsabile della scuola di scrittura Belleville di Milano all’interno del libro “Incipit – 2001 modi per iniziare un romanzo“, un volume edito da Skira che rivela particolari insospettabili sugli autori e i romanzi che più abbiamo amato. L’autore ha raccolto gli inizi di oltre duemila celebri libri, classificati secondo generi, vizi, virtù, epoche e paesi. Il volume è stato pubblicato in una nuova edizione aggiornatissima che offre al lettore gli incipit più famosi e più curiosi delle opere narrative maggiormente conosciute al mondo. Abbiamo itnervistato l’autore Giacomo Papi per illustrarci l’importanza dell’incipit per il successo di un libro e quali sono ,a suo parere, i più belli della letteratura (alcuni dei quali riportiamo integralmente alla fine dell’articolo, per gli altri vi invitiamo a leggere il libro completo).

Quanto è importante l’incipit per un libro ed il suo successo?

Esistono libri bellissimi che hanno inizi brutti: ne abbiamo raccolti alcuni nella categoria Fahreneit 451. Inizi da bruciare per questioni di principio. Ci sono grandi scrittori che iniziano male, mi vengono in mente Proust, Thomas Mann, Moravia, D’Annunzio. Ed esistono incipit invisibili, così naturali e improvviso che ti precipitano dentro la storia senza che tu possa accorgerti di avere iniziato a leggere. L’inizio serve a trascinare il lettore nella lettura. “Io non ho paura” di Ammaniti appartiene a questa tipologia. La prima frase è l’accordo che fa apparire la musica che sta per arrivare. In alcuni casi la riassume, in altri la promette. Per chi scrive e per chi legge l’inizio è importante perché sono le parole a creare mondi. All’inizio di ogni inizio c’è il più famoso incipit di tutti: “Dio disse ‘Luce’. E luce fu”. Per questo iniziare a scrivere fa sempre un po’ paura.

 

Come sono cambiati gli incipit nel corso degli anni e delle varie correnti letterarie?

Fino al Settecento a nessuno importava degli incipit. Non era oggetti letterari degni di attenzione. Ogni storia era preceduta da dediche, preamboli o invocazioni alle muse. Prima dell’inizio c’era un sacco di roba. Dopodiché, normalmente, si iniziata dalla nascita del protagonista. Uno schema così classico che Laurence Sterne lo prende in giro già nel Tristram Shandy. Questa lentezza dell’attacco era dovuta a una ragione molto semplice: la battaglia per l’attenzione non era ancora iniziata. Chi pubblicava un libro non aveva bisogno di colpire l’attenzione del lettore e di attirarlo dentro la storia perché i libri erano rari e preziosi, e quando venivano comprati venivano anche letti. Oggi le storie dei libri non combattono solo con altri libri, ma anche con i serial, le notifiche sui telefonini, le email. Nel corso dell’Ottocento, e più ancora nel Novecento, gli inizi si fanno mediamente sempre più brevi e violenti, in media res. Ma contemporaneamente si assiste al processo contrario: proprio per rimarcare la differenza della letteratura dal cinema o dalla televisione, gli attacchi si dilatano e diventano letterari.

 

A tuo parere, quanto un incipit deve rivelare/anticipare del contenuto di un libro?

Idealmente un incipit deve condensare tutto quello che verrà dopo. Penso a Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez, che è stato il più grande nell’arte di anticipare la fine e precipitare nell’inizio. Ma un buon incipit, oggi, deve anche fare percepire una voce, la voce del libro, è appunto l’accordo con cui tutto comincia il racconto. L’incipit più bello, forse, è quello che non si vede perché ormai sei alla seconda pagina, completamente immerso nella lettura.

 

Quali sono, secondo te, i 10 incipit più belli/emozionanti della storia della letteratura?

Kafka, La metamorfosi

Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine

Dickens, Il canto di Natale

J.M. Barrie, Peter Pan

Andrea Camilleri, Il birraio di Preston (ogni capitolo inizia con un incipit famoso riscritto nella lingua di Camilleri)

Raymond Queneau, I fiori blu

Marcel Proust, La Recherche

Jamaica Kincaid, Autobiografia di mia madre

Beppe Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba

Georges Simenon, La neve era sporca

Sono in ordine sparso, non di bellezza. Ne aggiungo un undicesimo, perché coincide con l’intero racconto: Il dinosauro di  Augusto Monterroso inizia (e finisce) così: “Quando si svegliò il dinosauro era ancora lì”. Tra gli altri autori vincono “Chiamatemi Ismaele!” di Moby Dick e il fantastico inizio dell’Uomo senza qualità di Robert Musil.

 

Per gentile concessione della casa editrice Skira, ecco di seguito tre dei 10 incipit più belli scelti dall’autore tratti dal suo libro.

 

È cosa nota, e universalmente riconosciuta che uno scapolo in

possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio

       

Tutti i bambini crescono, meno uno.

James Barrie, Peter Pan

        

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione il colonnello

Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio

in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.

Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine

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