autore protagonista della seconda prova

Seneca, chi era il celebre protagonista della seconda prova della maturità classica

E' Seneca l'autore proposto al liceo Classico per la versione di Latino, con un brano tratto da "Il Valore della Filosofia"
Seneca, chi era il celebre protagonista della seconda prova della maturità classica

MILANO – Secondo giorno di esame per gli studenti italiani che sono alle prese con la Maturità. Dopo aver consegnato alle 8.30 di questa mattina i plichi, tramite via informatica dal Ministero della Pubblica Istruzione, sono state divulgate le tracce della seconda prova nei diversi istituti. I licei classici hanno dovuto affrontare la traduzione di un brano di Seneca. Poco lo stupore sui volti degli studenti, che già si aspettavano questa scelta. Riportiamo di seguito il testo tratto da “Il valore della filosofia”

TESTONon est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliquā oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hāc nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hāc petendum est. [4] Dicet aliquis, “Quid mihi prodest philosophia, si fatum est? Quid prodest, si deus rector est? Quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.” [5] Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum

IL VALORE DELLA FILOSOFIA -I precetti di tutti i maestri che ne influenzarono il pensiero e la caratteristica vocazione eclettica della filosofia romana, portarono Seneca a maturare un’ideologia filosofica prevalentemente stoica. Nel brano l’autore parla del valore e del bisogno della filosofia da parte dell’uomo descrivendone, quindi, le caratteristiche e le finalità, specialmente in relazione agli aspetti pratici della vita. Sarà la filosofia, infatti, il porto sicuro in grado di guidarci nelle situazioni di difficoltà. Quello che attraverso il brano si intende chiarire, è che la filosofia non è fatta di parole, ma di azioni. E’ ciò che è in grado di formare l‘animo, dare ordine alla vita, regolare le azioni e mostrare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Senza filosofia nessuno può vivere con sicurezza, perchè considerata anche superiore al fato stesso.  Sia che sia il fato a tenerci legati con la sua legge inesorabile, sia se sia un Dio ad arbitrare le nostre vite, o il caso a spingere e smuovere le faccende umane, la filosofia dovrà tutelarci. Ci incoraggerà ad obbedire volentieri al dio e ci insegnerà come seguire la divinità e sopportare il caso.

SENECA – Lucio Anneo Seneca è stato un filosofo, drammaturgo e politico romano, esponente dello stoicismo. E’ a Roma che Seneca ricevette un’accurata istruzione retorica e letteraria, come voleva il padre, benché egli si interessasse più che altro di filosofia. Egli non mostrò dunque interesse per la retorica, anche se questo tipo di formazione gli sarebbe stato utile per la sua esperienza futura di scrittore. Fondamentale per lo sviluppo del suo pensiero fu la frequentazione della scuola cinica dei Sestii: il maestro Quinto Sestio rappresentò per Seneca il modello dell’asceta immanente che cerca il continuo miglioramento attraverso la nuova pratica dell’esame di coscienza.Seneca fu attivo in molti campi, compresa la vita pubblica, dove fu senatore e questore, dando un impulso riformatore.Condannato a morte da Caligola ma graziato, esiliato da Claudio che poi lo richiamò a Roma, divenne tutore e precettore del futuro imperatore Nerone. Dopo il cosiddetto “quinquennio di buon governo” o “quinquennio felice” , in cui Nerone governò saggiamente sotto la tutela di Seneca, l’ex allievo ed il maestro si allontanarono sempre di più, portando il filosofo al ritiro politico che aveva sempre desiderato. Tuttavia Seneca, forse implicato in una congiura contro di lui, cadde vittima della repressione, e venne costretto al suicidio dall’imperatore.

LO STILE – Lo stile di Seneca fu definito, dal malevolo Caligola, “sabbia senza calce”. Il filosofo deve badare alla sostanza, non alle parole ricercate ed elaborate. La prosa filosofica di Seneca è elaborata e complessa ma in particolare nei dialoghi l’autore si serve di un linguaggio colloquiale, caratterizzato dalla ricerca dell’effetto e dell’espressione concisamente epigrammatica. Seneca rifiuta la compatta architettura classica del periodo ciceroniano, e sviluppa uno stile eminentemente paratattico, che frantuma l’impianto del pensiero in un susseguirsi di frasi penetranti e sentenziose, il cui collegamento è affidato soprattutto all’antitesi e alla ripetizione. Le celebri opere del poeta sono divise in : I Dialoghi, I Trattati, Le Quaestiones Naturales, le Epistole a Lucillo, le Tragedie, gli Epigrammi.

 

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