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Scuola: gli insegnanti lavorano 36 ore a settimana, il doppio di quelle ufficiali

Secondo l'indagine dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, solo la metà del monte orario previsto dal contratto è riconducibile all’attività delle lezioni. Il resto è composto da attività aggiuntive.

Gli insegnanti italiani lavorano 36 ore settimanali, il doppio rispetto alle 18 ore di cattedra previste. E’ quanto emerge dall’indagine a cura dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani (OCPI) che ha analizzato le ore di lavoro degli insegnanti. Quello sui cui si sofferma l’Osservatorio guidato dall’economista Carlo Cottarelli riguarda il fatto che tutte queste mansioni non sono coperte esplicitamente, in termini di ore di lavoro, dal CCNL Istruzione e Ricerca. Inoltre, non esistono chiare statistiche ufficiali sul tempo speso dagli insegnanti in queste attività.

I risultati dell’indagine

Per quantificare le ore di lavoro aggiuntivo, si legge sul rapporto, è stato chiesto a 166 docenti delle scuole superiori di secondo grado di fornire una stima delle ore di lavoro extra-insegnamento. Il campione risultante è sufficientemente eterogeneo, sia da un punto di vista geografico (61 per cento Centro-Nord e 39 per cento Sud) che rispetto alle scuole di appartenenza (51 per cento licei, 37 per cento istituti tecnici e 12 per cento istituti professionali).

I risultati dell’indagine suggeriscono che il totale di ore settimanali effettivamente lavorate sia in media di poco inferiore a 36, composto da 18 di insegnamento e da circa 18 aggiuntive. Dall’indagine emerge che i docenti che insegnano materie in ambito umanistico e linguistico lavorano circa 19 ore settimanali in più rispetto a quelle dedicate all’insegnamento; chi insegna in aree scientifiche ed economiche, invece, lavora mediamente 17 ore aggiuntive. Questa differenza, seppur contenuta, è riconducibile al fatto che docenti di matematica, fisica e discipline simili sono mediamente meno coinvolti in incarichi extra (20 su 57, ovvero circa il 35 per cento) rispetto a colleghi che insegnano in ambito umanistico (48 su 94, poco più del 50 per cento). Il sondaggio indica anche che i docenti più anziani lavorano in media più ore extra-insegnamento rispetto ai colleghi più giovani (19 ore aggiuntive a settimana per la fascia 41-50 anni, contro le 16 ore in più per la fascia 31-40).

Le attività extra

L’indagine dell’Osservatorio CPI mostra come “i docenti (italiani e non) svolgono una serie di ulteriori attività extra-insegnamento nell’ambito della propria professione. Alcune di queste sono legate alla sfera strettamente scolastica, come la preparazione e la correzione di verifiche scritte o la partecipazione a collegi docenti, consigli di classe, di dipartimento e colloqui con i genitori. Altre riguardano adempimenti burocratici, come la compilazione del registro elettronico o la stesura di rapporti sull’attività di insegnamento“.

Il lavoro sommerso degli insegnanti

“L’indagine condotta dall’Osservatorio dei conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli sulle ore effettive di lavoro dei docenti italiani conferma quanto denunciamo da tempo, e cioè che il lavoro sommerso degli insegnanti si è allargato a dismisura non solo per le lezioni da preparare e le verifiche da correggere, ma anche per tutto il carico di incombenze burocratiche di carattere perlopiù impiegatizio che nulla hanno a che fare con l’attività didattica. Uno sfruttamento diventato inaccettabile”. Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Rivedere il contratto nazionale di lavoro

“Sugli insegnanti italiani ancora resiste da parte di qualcuno un antico pregiudizio, legato al passato, secondo cui, rispetto ad altre categorie, godrebbero di un orario di lavoro vantaggioso e di tre mesi di ferie l’anno. La realtà è ben diversa ed è sotto gli occhi di tutti. I docenti chiedono, giustamente, che il loro impegno extra orario ufficiale ottenga un riconoscimento economico e contrattale. Un obiettivo – sottolinea Di Meglio – che può essere raggiunto soltanto investendo adeguate risorse. Le retribuzioni dei nostri insegnanti sono tra le più basse dei paesi sviluppati e non reggono affatto il confronto con il resto d’Europa. Basta considerare il caso della Germania, dove l’orario di servizio dei docenti è generalmente composto da 22 ore di 45 minuti, ma lo stipendio è il doppio rispetto a quello dei colleghi italiani le cui ore di lezione variano da 18 a 25 ore, a seconda dell’ordine di scuola, e vanno dai 60 ai 50 minuti”.

“Il contratto nazionale di lavoro è scaduto da tre anni ma ancora non c’è traccia dell’atto di indirizzo all’Aran per l’apertura del tavolo negoziale. Intanto gli stipendi sono al palo e la pazienza degli insegnanti, che scontano un enorme divario retributivo con gli altri dipendenti pubblici, è ormai al capolinea”.

 

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