il primo giorno di scuola

Il primo giorno di scuola per un’insegnante al tempo del Covid

In occasione dell'inizio del nuovo anno scolastico, abbiamo chiesto a un'insegnante di raccontarci come si vivrà "dall'altra parte" il fatidico primo giorno di scuola oggi
Il primo giorno di scuola per un’insegnante al tempo del Covid

Comunque vada, il ritorno a scuola sarà complicato. Complesso, ma gestibile, difficile ma non drammatico. L’emergenza sanitaria ha fatto esplodere tutte le fragilità strutturali della scuola italiana che, trascurata per anni, finalmente – ma ci è voluta una pandemia – diventa una priorità per tutti.

Ogni anno scolastico, inizia – e io ne ho vissuti molti – in salita perché mancano docenti. Ogni scuola si trova ad organizzarsi in autonomia con risorse sempre più limitate.  A queste difficoltà ora si aggiunge il problema del ritorno nelle aule in sicurezza. Aule spesso inadeguate per classi troppo numerose, arredi scolastici obsoleti per studenti digitali. La sicurezza è una fra le tante emergenze, non l’unica, purtroppo.  Eppure il dibattito si focalizza, pervicacemente, sui particolari – banchi singoli, mascherine, disinfettante, perdendo di vista la crisi generale della scuola e dell’insegnamento, una professione che per riconoscibilità sociale e per rimuneratività attira sempre meno giovani. 

Ma bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno e considerare l’emergenza sanitaria non soltanto come un momento critico, bensì anche come un ‘opportunità per ripensare e rimodulare il nostro sistema scolastico che ha basi solide e ben strutturate ma che ha bisogno di uno svecchiamento e di un adeguamento in linea con l’Europa e con le esigenze delle nuove generazioni. Sabato a casa per tutti, modalità smart working per le riunioni dei docenti, programmi più flessibili, più autonomia agli studenti, rimodulazione dei tempi scuola. Non una rivoluzione, ma una riforma. Eppure tutte le novità, piccole o grandi, che vengono introdotte nel nostro mondo incontrano una resistenza fortissima, attiva o passiva che sia, e faticano tantissimo a farsi valere. Il sistema scuola è fortemente conservatore, cosi come il mondo che lo circonda a partire dalle famiglie che chiedono cambiamenti, ma al momento della verità, scelgono prevalentemente la tradizione.

Ad essere elastici, adattabili e sempre positivi sono invece loro, gli studenti, i veri protagonisti della ripartenza, poco citati nei dibattiti che arruolano esperti e misurano spazi, ma che interpellano solo episodicamente e superficialmente chi assieme ai docenti sarà in prima linea. Hanno vissuto un tempo complicato senza lamentarsi, si sono, in linea di massima, adattati all’insegnamento a distanza e sono prontissimi a ricominciare, consapevoli delle difficoltà, ma anche, più di noi adulti, pronti al tempo della solidarietà e dell’impegno degli uni verso gli altri. Fiduciosi e ottimisti, solleciti a ricevere ma anche a creare alternative possibili.

Ecco, se ascolto i dibattiti alla televisione o le recriminazioni e gli scenari apocalittici di alcuni insegnanti credo che la ripartenza sarà difficilissima, quando invece incontro e sento i ragazzi, mi sento pervasa dalla loro energia positiva e penso che  il nuovo anno, sicuramente diverso, non lascerà indietro nessuno e sarà una grande occasione e opportunità per tutti, professori, famiglie, studenti, di crescita e cambiamento.

Alessandra Pavan

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