come diventare scrittore

Mantenere l’attenzione alta, ovvero Will Smith, Ambrogio e il languorino

Per la rubrica "Come diventare scrittore" curata da Giulio Ravizza, scopriamo alcuni consigli su come mantenere alta l'attenzione del lettore
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E se poi il lettore si stufa? E se molla il mio romanzo proprio sul più bello, prima di coglierne il senso? Come faccio a tenerlo incollato dalla prima sino all’ultima pagina? Come mantenere l’attenzione alta? Per rispondere a queste domande potrebbe essere utile fare una piccola digressione e spostarsi nell’universo della pubblicità, settore nel quale lavoro da una decina di anni. L’esercizio che ti propongo è di confrontare uno spot televisivo con una campagna video digitale (lo so, lo so: sembra che non c’entri niente, ma fidati). Partiamo dalla TV. 

Si apre il sipario. C’è un’auto di lusso nel traffico di una grande città. Una ricercata signora in giallo consulta Ambrogio, il suo autista, perché ha fame. Ma non una fame da cotechino e lenticchie, piuttosto avverte un aristocratico languorino. L’autista propone di fermarsi ad un ristorante, ma la signora insiste: non ha una fame volgarmente pulsionale, ha voglia di qualcosa di buono, di un piacere edonistico da primo mondo, capriccioso, compiaciuto e squisitamente fine a se stesso. L’autista finalmente si attiva “capisco signora, mi ero permesso di pensarci” e, premuto un pulsante che nelle mie automobili non c’è mai stato (o forse non l’ho trovato), apre uno scompartimento meraviglioso da cui esce una piramide di cioccolatini che certifica la cifra professionale di Ambrogio e soddisfa i capricci voluttuosi della signora. 

Chi scrive la sceneggiatura di uno spot sa che, se il telespettatore vuole vedere il secondo tempo del film o il proseguimento del talk-show, si deve cuccare tutto l’intervallo pubblicitario. Non può passare oltre né ignorarlo, potrà tutt’al più trovare altre distrazioni cedendo alle lusinghe del frigorifero o del cellulare. Chi scrive la sceneggiatura dello spot dunque, segue una drammaturgia che cresce piano piano perché conta sull’attenzione forzata dello spettatore: si comincia con un problema che si fa via via più fitto e pressante per venti-venticinque secondi, finché arriva il prodotto a salvare la situazione negli ultimi istanti. Immagina una linea drammaturgica che sale per venticinque secondi e che poi crolla gli ultimi cinque col disvelamento del marchio-salvatore.

Nella pubblicità online la faccenda non è così semplice perché l’utente può passare oltre. Se sei su un social network, puoi continuare a scorrere col pollice (pensa alla home di Twitter), altrimenti puoi cliccare su “salta l’annuncio” e vederne solo pochissimi istanti. Chi scrive la sceneggiatura di una campagna video online deve adottare tutta un’altra drammaturgia: deve catturare immediatamente l’attenzione e deve combattere ogni secondo per tenersela stretta e convincere il pollice dell’utente a non passare oltre. Per mantenere l’attenzione alta, si ricorre a quella che io chiamo “drammaturgia post-apocalittica”. Hai in mente i trailer dei film catastrofici americani? Sono tutti molto simili e più o meno procedono in questo modo.

Niente è andato come doveva. L’umanità è pressoché scomparsa. Sei miliardi di persone sono state contagiate dal virus. E’ rimasto solo un sopravvissuto. Col suo cane lupo. E’ circondato dagli zombie. Manda un segnale via radio da New York ogni giorno. Vuole trovare altri umani. Eccetera eccetera.

L'arte della scrittura
Leggere-molto-aiuta-scrivere-bene

Leggere molto aiuta a scrivere bene

Questo è il mio ricordo di Io Sono Leggenda, ma la struttura del trailer di Independence Day e degli altri disaster movies è la medesima. E’ una drammaturgia crescente che ha un suo picco ogni tre secondi e continua a fornire ragioni per rimanere ad ascoltare. E’ una drammaturgia più adatta per un ambiente nel quale la pubblicità non consiste in un’interruzione forzata. La puoi rappresentare come una linea crescente piena di ondulazioni, ciascuna con una sua crescita, un picco e una discesa (da cui parte la salita per il picco successivo). 

Come diventare scrittore
Ideare personaggi, ovvero cose turche

Ideare personaggi, ovvero cose turche

Questi due modelli drammaturgici (pubblicitari) sono gli stessi che a mio avviso valgono per la letteratura. Il primo lo consiglio a tutti i testi in cui per qualche ragione si sa che il lettore arriverà alla fine. Vale per autori famosi, per chi ha già un pubblico fidelizzato, per romanzi che trattano di temi marcatamente attuali, per i testi di denuncia, per i saggi. Se invece, come nel mio caso non sei uno scrittore conosciuto e il tuo è un romanzo di pura fantasia, allora ti suggerisco la drammaturgia delle pubblicità digitali e dei trailer apocalittici. Devi continuamente dare qualcosa in un crescendo che piano piano costruisce nel lettore l’urgenza di sapere come la tua storia prosegue.

Il crescendo lo ottieni aggiungendo elementi quali l’approfondimento del dramma del protagonista, la caratterizzazione del feroce antagonista, l’aumento costante della posta in gioco (in relazione alla missione dei personaggi). Per mantenere l’attenzione alta, molto efficace anche lo strumento del flashback e del flashforward. Un’analogia interessante si potrebbe fare con i crescendo di Rossini: se hai tempo a disposizione ascolta le sue splendide overture. Sono esempi in musica di come aggiungere sempre nuovi elementi (strumenti, voci, variazioni di ritmo, leitmotif, figure retoriche) porti ad un aumento dell’attenzione e dell’ingaggio del pubblico.

Se, dopo aver scritto il tuo romanzo vuoi aver prova della sua capacità di mantenere l’attenzione alta, prova a immaginare il suo trailer al cinema. Io stesso, nel mio piccolissimo, ho inviato la seguente sinossi-trailer al primo editore che ho contattato per proporre L’influenza del blu

Costantinopoli, in un futuro prossimo al nostro tempo in cui non c’è più traccia del colore blu: i cieli sono verdi, i mari rossi, nessuno ha gli occhi celesti e non esistono oggetto turchesi. Mehmet fa parte della prima generazione che il blu non l’ha mai visto. Il genere umano si è sbarazzato del blu anni prima, dopo una sorprendente scoperta: è proprio quel colore la causa della l’infelicità della nostra specie. Eccetera eccetera.

 

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