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Le migliori Università italiane secondo il QS World University Rankings

Sale la considerazione degli atenei italiani nella classifica universitaria mondiale per disciplina che individua quelle che eccellono nelle diverse aree di studi
Le migliori Università italiane secondo il QS World University Rankings

MILANO – Politecnico di Milano sesto in Design e settimo in Ingegneria Civile e Meccanica, la Bocconi ottava in Business e Management, la Sapienza di Roma al primo posto per Studi classici e la Storia antica. Sono questi le migliori università italiane su scala mondiale secondo il QS World University Rankings by Subject 2019, la classifica universitaria mondiale per disciplina che individua tra le oltre 1.200 università di 28 paesi quelle che eccellono nelle diverse aree di studi.

Gli atenei italiani

La nuova classifica universitaria mondiale vede migliorare le performance degli atenei italiani presenti in 44 delle 48 discilipline analizzate, facendo salire il Belpaese al 4° posto in Europa dopo Regno Unito, Germania, Francia e al 10° posto al mondo per numero totale di università incluse. Ecco di seguito i piazzamenti degli atenei italiani nelle diverse aree di studi:

Arte e gli studi Umanistici: L’Università di Bologna al 59° posto (+5 rispetto al 2018)
Ingegneria e Tecnologia: Il Politecnico di Milano al 16° posto (+1 rispetto al 2018)
Scienze Naturali: La Sapienza di Roma in 57esima posizione
Scienze della Vita e Medicina: l’Università degli Studi di Milano al 74° posto
Scienze Sociali: Università Commerciale Luigi Bocconi in 16esima posizione

L’analisi

“Questa edizione della classifica rivela una fotografia positiva per l’eccellenza accademica Italiana, il trend è degno di nota, specialmente se consideriamo la feroce competitività globale – ha commentato Ben Sowter, Responsabile Ricerca e Analisi di Qs, il quale però aggiunge: “Questo risultato incoraggiante, deve però tenere conto di una sfida, quella della fuga di cervelli. L’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati, per la precisione all’ ottavo, e si stima che un terzo siano giovani laureati.”

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