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Didattica a distanza, le difficoltà degli insegnanti durante le interrogazioni

Alessandra Pavan, docente di Scuola Secondaria di Primo Grado, ci racconta le difficoltà che gli insegnanti incontrano nell'interrogare con la didattica a distanza

Copiare i compiti, ai tempi della pandemia e della didattica a distanza, è un‘impresa facilissima che non richiede nemmeno tanta fantasia. Al momento opportuno gli schermi si bloccano, le connessioni saltano, le chat si moltiplicano. Ma, nonostante (immagino) gli schermi siano tappezzati di foglietti con coniugazioni e declinazioni, la paura delle interrogazioni resiste fortissima. Anzi, mi hanno confessato i miei studenti, è più forte di prima.

Le interrogazioni ai tempi della didattica a distanza

Noi professori che siamo dall’altra parte, per quanto siamo giunti impreparati al fronte della didattica a distanza, sappiamo cosa chiedere in questa particolare congiuntura. Non ha senso porre quesiti di tipo nozionistico, meglio invece insistere su domande che implicano ragionamenti logici. Niente di particolarmente complesso, eppure, a volte, si percepisce chiaramente il panico aldilà dello schermo. Credo di aver capito perché. I compiti scritti sono collettivi e mai come ora. Gli studenti più bravi si sacrificano e consegnano prima, scattando la foto del compito che con un clic viene inviata alla chat della classe oppure c’è Wikipedia a disposizione su un altro device oppure ci sono i genitori , le cui ombre a volte si prolungano negli schermi dei PC dei loro figli. E anche nella classe più onesta la prova scritta è comunque emotivamente e anche fisicamente in tutto o in parte condivisa.

La solitudine dell’interrogazione orale

Ma l’interrogazione orale è un‘altra cosa e mai come in questo momento è vissuta come un momento di assoluta solitudine. Non c’è un cenno delle sopracciglia del compagno del primo banco, il sorriso sornione del secchione o lo sbadiglio di chi non sta proprio seguendo. Ci sono io insegnante che ascolto e lo studente nel silenzio della propria stanza. Non c’è il rumore di fondo, empatico, degli altri e questo vuoto destabilizza emotivamente gli adolescenti, chiamati a una prova solitaria alla quale non sono pronti.

Ansie e insicurezze

Questi lunghi mesi di didattica a distanza hanno generato insicurezze e ansie che non si sono incanalate negli sfoghi consueti – rabbia o sport che sia – ma sono rimasti compressi in ciascuno di loro. Ansie che esplodono improvvise nel momento delle prove orali e che è difficile, a volte, gestire anche da parte dei docenti. Possiamo usare solo pazienza e parole di rassicurazione. E un po’ di leggerezza ad alleviare la tensione di questi mesi difficile senza magari, come a volte succede, far intervenire i genitori di fronte ai quali – triangolo davanti allo schermo professore studente madre – i ragazzi provano imbarazzo o vergogna. Meglio un sano bigliettino, quasi quasi.

Tradizione contro tecnologia

Certo è che, nonostante la tecnologia, la vecchia carta, ai miei occhi di docente, ha un suo particolare fascino. Di fronte ai sofisticati ed ingegnosi ma poco creativi mezzi di copiatura informatica, la fantasia legata ai bigliettini in qualche modo è più simpatica come se fosse un gioco alla pari, ricco di aneddoti e di situazioni paradossali. Tanto che nel 2009 è diventata anche una mostra allestita allo Schulmuseum di Norimberga in occasione della quale sono stati esposti oltre mille tipi di bigliettini utilizzati negli ultimi cento anni da studenti di ogni provenienza geografica. L’Italia si è distinta per un‘invenzione del 1947 di una studentessa dell’Università di Padova che si è inventata una serie di 32 rotolini per una lunghezza complessiva di cinque metri.

Gli stratagemmi più originali

Col tempo gli stratagemmi i sono diventati sempre più ingegnosi: nel 1956 uno studente ha realizzato un orologio le cui lancette erano costituite da rotolini di carta su cui erano state trascritte formule chimiche. E sicuramente ognuno di noi da studente o da professore potrebbe arricchire la mostra con ricordi ed esperienze fino ad arrivare all‘epoca attuale caratterizzata oltre che dalla didattica anche dalla copiatura a distanza. Efficace ma senza poesia e senza, per ora, la possibilità di allestire una mostra. Cara vecchia carta.

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