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L’8 marzo le scuole riaprono in Gran Bretagna ma chiudono in Italia

In Gran Bretagna il premier Boris Johnson ha annunciato la riapertura delle scuole l’8 marzo. In Italia, invece, il nuovo Dpcm prevede per lo stesso giorno il ritorno alla Dad per oltre 6 milioni di studenti

In Gran Bretagna il premier Boris Johnson ha annunciato la riapertura delle scuole a altre attività a partire dall’8 marzo. In Italia, invece, ad lunedì 8 marzo oltre 6 milioni di studenti potrebbero seguire le lezioni da casa. La decisione nel nostro Paese è la conseguenza di quanto disposto dal nuovo Dpcm in vigore dal prossimo 6 marzo. Decisioni agli antipodi, che meritano riflessioni.

La riapertura delle scuole in Gran Bretagna

Il primo ministro britannico Boris Johnson nei giorni scorsi ha presentato alla Camera dei Comuni il suo piano per allentare “con cautela ma in modo irreversibile” le misure di contenimento in vigore nel paese contro il Covid. Tra queste, Johnson ha indicato l’8 marzo come prima data in cui si avrà un cambio di passo con il ritorno a scuola in presenza di tutti gli studenti. Il suo piano d’uscita dalla situazione di emergenza prevede 4 fasi che prevedono una tempistica dettata dai dati concreti e non da scadenze fissate a priori. Il primo banco di prova sarà, dunque, la riapertura delle scuole.

Chiusura scuole e Dad in Italia

E in Italia? Oltre 6 milioni di studenti potrebbero seguire le lezioni da casa, se i governatori regionali disporranno la sospensione delle attività in presenza dove vi siano più di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. E’ ciò che è previsto dal nuovo Dpcm in vigore dal prossimo 6 marzo. La norma prevede la chiusura delle scuole disposta “dai Presidenti delle regioni o province autonome nelle aree, anche di ambito comunale, nelle quali gli stessi Presidenti delle regioni abbiano adottato misure stringenti di isolamento in ragione della circolazione di varianti di SARS-CoV-2 connotate da alto rischio di diffusività o da resistenza al vaccino o da capacita di indurre malattia grave.”

La didattica a distanza in Italia si applicherà anche nei territori dove il tasso di incidenza del virus è pari o superiore a 250 ogni 100mila abitanti. “La scuola non chiude, non ha mai chiuso. Gli insegnanti sono sempre stati presenti – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, a Rainews24 – La parola Dad non mi piace, non è didattica a distanza ma di avvicinamento e la facciamo solo in situazioni estreme. Ora dobbiamo passare la piena” dell’emergenza.”

 

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