Sei qui: Home » Intrattenimento » “Wish you were here”, il significato profondo del brano dei Pink Floyd
Canzone d'Autore

“Wish you were here”, il significato profondo del brano dei Pink Floyd

Il 6 settembre del 1943 nasceva Roger Waters, storico cofondatore dei Pink Floyd. Per l'occasione, condividiamo con voi "Wish you were here", uno dei brani più famosi e amati della band britannica.

“Wish you were here” è senza ombra di dubbio uno dei brani più amati e ascoltati di tutta la storia della musica; eppure, molti di noi non saprebbero esprimere con certezza il senso di questa bellissima canzone che no, non parla di amore, almeno non nel senso in cui lo intendiamo comunemente. 

In occasione del compleanno di Roger Waters, storico cofondatore e membro dei Pink Floyd (6 settembre 1943, Great Bookham), andiamo ad esplorare il significato profondo di “Wish you were here”, quarta traccia dell’omonimo album pubblicato il 12 settembre del 1975 dalla Harvest Records.

“Wish you were here”, la dedica a Syd Barrett

Il primo dato incontrovertibile legato non solo al testo che stiamo per leggere, ma all’intero album uscito nel 1975, è la dedica a Syd Barrett, fondatore ed ex frontman della band allontanato nel 1968 a causa di gravi problemi mentali dovuti all’abuso di droghe pesanti. Il testo di “Wish you were here” è ispirato proprio all’ultimo giorno in cui Barrett vide il resto dei suoi compagni in studio.   

Il riff principale del brano è stato elaborato da David Gilmour che, dopo averlo proposto a Waters, collaborò con cui per ultimare la canzone, che è divenuta un successo planetario e presenta delle particolari sonorità di sottofondo che la rendono unica nel suo genere: all’inizio della registrazione, per esempio, siamo colpiti da un soffuso vocio che ci trasporta all’interno di una stanza in cui ci sentiamo un po’ estranei, come se stessimo assistendo ad un dialogo un po’ confuso, un po’ intimo. 

Il sottofondo creato mediante l’assolo di violino – eseguito da Stéphane Grappelli – rende ancor più struggente il testo della canzone, che racchiude parole e significati di inenarrabile profondità.

Wish you were here 

So, so you think you can tell
Heaven from hell
Blue skies from pain
Can you tell a green field
From a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?

Did they get you to trade
Your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
Did you exchange
A walk on part in the war
For a lead role in a cage?

How I wish, how I wish you were here
We’re just two lost souls
Swimming in a fish bowl
Year after year
Running over the same old ground
And what have we found?
The same old fears
Wish you were here

Vorrei che tu fossi qui 

Quindi, quindi tu pensi di saper distinguere

Il paradiso dall’inferno
Cieli blu dal dolore
Di saper distinguere un prato verde
Da una fredda rotaia d’acciaio?
Un sorriso da un velo?
Tu credi di riuscire a distinguere?

Ti hanno portato a barattare
I tuoi eroi in cambio di fantasmi?
Calde ceneri in cambio di alberi?
Aria calda in cambio di brezza fresca?
Freddo conforto al posto del cambiamento?
Hai preso 
Un ruolo da comparsa in guerra
In cambio di un ruolo da protagonista in gabbia?

Come vorrei, come vorrei che tu fossi qui
Siamo solo due anime perse
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Correndo lungo lo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le stesse vecchie paure
Vorrei che tu fossi qui.

Un grido di libertà

Meravigliose parole e meravigliose sonorità non potevano che dar vita ad un autentico capolavoro della musica di tutti i tempi. Ciò che colpisce di “Wish you were here” è la capacità, in pochi versi, di trasmettere un messaggio tanto forte. Il brano, infatti, pur essendo stato scritto in una circostanza molto particolare e dedicato ad una persona nello specifico, assume un significato universale ed universalmente valido. 

“Wish you were here” parla infatti di ognuno di noi, di come a volte ci lasciamo soggiogare dai nostri ritmi, dalle nostre abitudini, dai nostri vizi, senza accorgerci di quanta vita ci stiamo perdendo nell’accettare sommessamente situazioni che potrebbero lasciare spazio a evoluzioni, cambiamenti, futuri che nemmeno osiamo immaginare. 

Con questo testo, Roger Waters e David Gilmour ci invitano a guardare oltre la nostra quotidianità, a riflettere sul senso della nostra esistenza, a saper distinguere una vita autentica da una vita di facciata, che ci soddisfa, forse, ma non ci rende felici né liberi. Non ci resta che leggere le parole di Waters a proposito del senso di “Wish you were here”: 

“Can you free yourself enough to be able to experience the reality of life as it goes on before you and with you and as you go on as part of it? Or not? Because if you can’t, you stand on square one until you die”.

“Sei abbastanza libero da riuscire a sentire la vita nella sua autenticità, la vita che ti attraversa e procede con te mentre tu procedi come parte di essa? O no? Perché, se non ci riesci, rimani fermo allo zero fino alla morte”.  

 

© Riproduzione Riservata