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Insulti Benedetta Rossi sui social, è giusto rispondere agli haters nello stesso modo?

Lo scontro virtuale tra Benedetta Rossi ed un hater sta facendo discutere e interrogare in molti. Abbiamo chiesto allo psicologo Ezio Benelli a cosa sia dovuta tale aggressività sui social
Insulti Benedetta Rossi sui social, è giusto rispondere agli haters nello stesso modo?

Durissimo botta e risposta tra la nota foodblogger Benedetta Rossi e un hater che l’ha insultata su Twitter. Il colorito scambio di opinioni, “condito” da offese e parolacce, sta facendo discutere e interrogare in molti sull’opportunità o meno da parte di un personaggio pubblico di rispondere a offese e insulti, e in che modo. La stessa Benedetta ha voluto chiarire la questione sul suo profilo Instagram.

Il botta e risposta 

“La sua falsa ingenuità mi irrita, la trovo orrenda e fa cose da ultra ce**a” aveva twittato l’anonimo utente. Altrettanto sorprendete la risposta dal profilo twitter di Benedetta Rossi. ““Non frequento Twitter, dicevano che era un ambiente molto più colto di FB. Alla faccia del ca**o, a me sembra un ritrovo di bulli frustrati. Comunque stacce fratè, il cretino sei tu. Quando mi conoscerai di persona allora potrai parlare, imbecille. Io non ho nulla da perdere.” Una risposta piuttosto colorita, e lontana dall’immagine pubblica che Benedetta ha da sempre trasmesso all’esterno. Sul suo profilo Instagram di Benedetta, è intervenuto nelle stories il marito per spiegare che è stato lui a rispondere a tono, dopo aver visto che si era costituito “un branco” che inveiva gratuitamente contro la moglie.

Aggressività dovuta al momento

Nel corso dei diversi programmi televisivi che l’hanno vista protagonista, infatti, Benedetta Rossi ha sempre sfoggiato modi gentili e cordiali. Abbiamo chiesto allo psicologo e psicoterapeuta Ezio Benelli, presidente della International Foundation Erich Fromm, di analizzare quanto successo. “In questo momento viviamo una condizione particolare: siamo costretti a non fare cose a cui eravamo abituati. Non individuiamo un colpevole ben preciso, come avviene in guerra quando c’è un nemico.  Il virus non si vede, non si percepisce. Ciò porta ad accumulare tensione ed a riesumare la nostra aggressività repressa. Basta che qualcuno ci tocchi sul personale per far esplodere quest’aggressività compressa. I social network favoriscono questo meccanismo, in quanto non permettono di guardare negli occhi il proprio interlocutore, anche se conosciuto. Uno stress di questo genere accomuna sia persone comuni, sia i personaggi famosi, i quali sono più esposti nel rendere di dominio pubblico tali spiacevoli episodi.”

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