Il direttore di Sky Arte

Roberto Pisoni, “Grazie a Sky Arte è rinata la produzione culturale in Italia”

Il direttore di Sky Arte Roberto Pisoni racconta in che modo il canale tematico ha contribuito a modificare gusti e abitudini dei telespettatori italiani in tv
Roberto Pisoni, “Grazie a Sky Arte è rinata la produzione culturale in Italia”

La cultura non deve essere per forza anti-televisiva o confinata ad orari notturni nel palinsesto, ma ragionata come forma di intrattenimento è in grado di essere apprezzata dal pubblico. Ne è la dimostrazione Sky Arte, il canale televisivo tematico di proprietà del gruppo Sky Italia che da 7 anni dedica il proprio palinsesto all’arte, al design e alla cultura. Abbiamo intervistato il direttore di Sky Arte Roberto Pisoni per scoprire in che modo il canale tematico abbia contribuito a rispondere ad una necessità all’interno dell’offerta televisiva e se abbia eventualmente modificato la fruizione della tv da parte degli italiani. 

Che bilancio si può fare di questi primi 7 anni di Sky Arte?

Inevitabilmente positivo. Abbiamo lanciato Sky Arte nel 2012 avvertendo da una parte la necessità di un canale omologo all’interno dell’offerta Sky, dall’altro la mancanza di un canale verticale sulla cultura all’interno del panorama televisivo italiano. Fin ad allora esistevano soltanto delle rubriche notturne che parlavano di libri; Rai 5 dopo essere stato lanciato come canale culturale aveva virato più sul lifestyle e l’unica produzione culturale che girava su RaiTre e Rai 5 erano le repliche di Passpartout. Eravamo atterrati su un territorio deserto: all’inizio venivamo guardati con una certa diffidenza e scetticismo proprio perché i contenuti culturali in televisione erano considerati come una specie di contraddizione in termini.

Cosa è cambiato dopo i primi anni?

La nostra proposta editoriale consisteva nel lavorare sulle comunità di appassionati e fare un canale dove la cultura alta e bassa potessero dialogare, dove Marina Abramovic e Michelangelo potessero coesistere con Freddie Mercury e i Doors. Allo scetticismo iniziale è seguita la sorpresa: una volta chiarita l’offerta di Sky Arte, la gente ci ha percepito come una realtà nuova, non noiosa, contemporanea. Volevamo offrire un canale che ascoltasse ciò che gli accadeva intorno: da qui sono iniziate le partnership messe in piedi con i Festival, il tentativo di promuovere gli eventi sul territorio e di dialogare con le istituzioni, la realizzazione di contenuti con case di produzioni indipendenti. Abbiamo invitato il comparto culturale italiano a rinascere; se la produzione documentaria è aumentata, se la Rai ha messo in prima serata contenuti legati all’arte con Alberto Angela riscuotendo grande successo, ho la presunzione di dire che è un po’ anche merito di Sky Arte.

Qual è stato il segreto del successo di Sky Arte nel pubblico?

L’aver inteso la cultura non per forza anti-televisiva o da confinare ad orari notturni nel palinsesto, ma ragionata come forma di intrattenimento in grado di essere apprezzata da un pubblico che ama questo genere di contenuti. Abbiamo lavorato in primis sugli appassionati, ma abbiamo stimolato anche delle curiosità creando delle connessioni e parlando la lingua della passione, non necessariamente aulica per cui per apprezzare determinate cose occorre avere una laurea. Abbiamo cercato di instillare il piacere di godere di questi contenuti ad un pubblico più ampio possibile.

Quali sono i progetti futuri di Sky Arte?

Abbiamo come missione quella di creare, produrre e acquistare contenuti apprezzati dal nostro pubblico. I due filoni che funzionano di più sono da una parte l’arte italiana, che comprende l’eredità storico-artistica e le biografie dei grandi artisti, dall’altra i contenuti musicali italiani, con il programma “33 Giri” che arrivato alla terza stagione è uno dei più apprezzati dal pubblico. Tra le attività procediamo su tre filoni: la programmazione del canale; i prodotti per l’internazionale realizzati dall’unità produttiva, la Sky Art Production Hub, che produce contenuti internazionali anche per Germania, Austria, Inghilterra e Irlanda; la realizzazione di film per il cinema; dopo “Io, Leonardo” ora stiamo preparando un film su Botticelli a Firenze che uscirà ad Aprile e un altro su Raffaello. SI tratta di attività diversificate ma che vanno tutte nella stessa direzione: diffondere, divulgare e valorizzare la nostra tradizione artistica e culturale attraverso i mezzi ed i canali che abbiamo a disposizione, realizzando nuove formule originali capaci di intrattenere il pubblico.

 

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