Ci sono storie che non scadono, non invecchiano: si trasformano, si dissolvono nel mito, e poi tornano a mordere, con più forza. “Intervista col vampiro” è una di queste. Tratta dal capolavoro di Anne Rice, la serie omonima ha già segnato un nuovo standard per il vampiro sul piccolo schermo, rinnovando il fascino, la sensualità e l’orrore di un racconto nato nel 1976. Con la sua messa in onda su Netflix Italia dal 1º dicembre 2025, arriva finalmente l’occasione per riscoprire questo mondo oscuro e affascinante.
La storia ruota attorno al vampiro quasi bicentenario Louis de Pointe du Lac e alla sua confessione a un giornalista ormai anziano, Daniel Molloy, che si prepara a riascoltare la sua vita di sangue, passione, dolore e immortalità. Ma non è una narrazione lineare: la serie scandaglia decenni, attraversa epoche, città, tra decadimento e sensualità, tra lotta morale e desiderio di eternità.
“Intervista col vampiro”: quando l’eterna notte diventa serie
“Intervista col vampiro” non è solo un horror: è una tragedia esistenziale, un melodramma immortale, un canto alla bellezza e alla sofferenza. È la storia di chi non può morire, ma continua a vivere tra colpe, rimorsi e una fame che non si placa mai. È l’eterna danza della notte, in cui sangue e amore si mescolano, e la sete di vita diventa disgelo e dannazione insieme.
Se stai cercando una serie che ti turbi, che ti inquieti, che ti faccia pensare e sentire, allora prepara il telecomando, accendi Netflix la sera del 1º dicembre 2025, e lascia che le tenebre parlino. Louis, Lestat e compagnie ti aspettano. E forse, quando la luce tornerà, tu non sarai più lo stesso.
Cosa offre la serie: punti di forza
Il grande merito di “Intervista col vampiro” è aggiornare il mito del vampiro ai tempi nostri, senza perdere l’anima gotica e decadente della storia originale. Qui i vampiri non sono solo creature della notte da temere, ma esseri complessi, tormentati, con desideri, rimorsi, nostalgie. Il rapporto tra Louis e il suo creatore Lestat de Lioncourt è al centro: amore, dipendenza, ambiguità morale, violenza e bellezza si intrecciano in modo inestricabile.
Esplicita identità queer
Rispetto a versioni precedenti (come il film del 1994), la serie non nasconde il subtext omoerotico: Louis e Lestat sono amanti, e la loro relazione viene mostrata con chiarezza e intensità. Questo rende la serie “uno dei titoli più gay della tv” secondo diversi portali.
Atmosfera gotica e sensualità visiva
Costumi, scenografia, ambientazioni, tutto contribuisce a evocare un’epoca perduta, un’eleganza decadente, un senso di malinconia e fascino antico. I vampiri non sono mostri da film horror banalotto, ma creature eleganti, sofisticate, tragiche. Le luci, gli interni dei salotti, la pioggia, le stanze oscure: ogni scena costruisce un mondo dove la bellezza convive con la morte.
Un universo narrativo ampio e in evoluzione
La serie è parte di quello che viene definito l’“Immortal Universe” legato a Anne Rice, lo stesso universo che include altre serie come Mayfair Witches e il futuro spinoff Talamasca: The Secret Order. Questo significa che chi inizia con Intervista col vampiro potrebbe trovarsi davanti a un percorso narrativo molto più vasto, capace di unire vampiri, streghe, mistero e horror soprannaturale in un unico grande affresco parallelo.
Cosa sapere prima di entrare nel mondo dei vampiri
Su Netflix Italia dal 1º dicembre 2025 saranno disponibili la prima e la seconda stagione. La seconda stagione, composta da 8 episodi, conclude alcuni degli archi narrativi principali, ma lascia aperta la porta a una terza stagione, annunciata per il 2026, intitolata “The Vampire Lestat”, che esplorerà nuovi capitoli delle Cronache dei Vampiri.
Non per tutti: horror, dramma e tormento
Avvertimento: non è una serie leggera. Tra immortalità, crudeltà, rimorsi, sofferenze e relazioni tormentate, “Intervista col vampiro” è fatta per chi ama l’horror gotico, l’intensità drammatica e le storie che scavano nell’anima. Non aspettatevi un fantasy romantico per adolescenti: qui si urla, si piange, si riflette e spesso si muore.
Leggere o vedere? Doppia esperienza
Per i fan del romanzo originale di Anne Rice, la serie offre una reinterpretazione fedele ma aggiornata ai tempi moderni. Alcune scelte narrative e visive potrebbero differire, per il meglio o per il gusto dello spettatore, ma lo spirito rimane quello della storia madre: sangue, amore, disperazione, eternità. Se non avete letto il libro, la serie è un’ottima porta d’ingresso; se invece siete appassionati di Rice, preparatevi a confrontare vecchi fantasmi e nuove immagini.
Perché vale la pena guardarla adesso
Con il debutto su Netflix Italia, Intervista col vampiro diventa facilmente accessibile a un pubblico molto vasto. È il momento perfetto per entrare in sintonia con questo universo, ricco, oscuro, affascinante, e prepararsi all’arrivo di nuovi contenuti: la terza stagione e gli spin‑off, che promettono di espandere ulteriormente la mitologia dei vampiri, delle streghe e dei segreti immortali.
È anche un’ottima occasione per riflettere su temi complessi: identità, immortalità, colpa, amore oltre i limiti della vita, desiderio di redenzione, tempo che scorre, o non scorre più. In un mondo che corre verso l’effimero, questa serie invita a fermarsi, ad ascoltare, a sentire il battito del sangue… o dell’anima.
