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Ottavia Piccolo, “Una giornata sola non basta per combattere la violenza sulle donne”

Forse una giornata sola non basta per fermare la violenza sulle donne. Di questo parere è l'attrice Ottavia Piccolo. Ecco cosa ci ha raccontato
Ottavia Piccolo, "Una giornata sola non basta per combattere la violenza sulle donne"

MILANO – Forse una giornata sola non basta, forse neanche due o tre giorni bastano. Dovremmo pensarci tutto l’anno, nel quotidiano, ed educare i giovani a un amore sano e insegnar loro a gestire la loro emotività. Di questo parere è la grande attrice di teatro e cinema Ottavia Piccolo, alla quale abbiamo chiesto di intervenire in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Stiamo facendo abbastanza per fermare la violenza sulle donne?

Secondo me non si fa mai abbastanza. Sono sempre un po’ restia a pensare che le “Giornate”, che siano contro la violenza o per la memoria, possano essere davvero efficaci. Solitamente ci assolvono, in qualche modo: pensiamo di aver fatto abbastanza e ci sentiamo a posto con la coscienza. Credo che sia necessario lavorare sempre, costantemente. Non possiamo pensarci un solo giorno per poi fregarcene tutto il resto dell’anno. Penso che per eliminare la violenza sulle donne bisogna partire dalla cultura e dai nostri figli. Per quanto mi riguarda, dai nostri nipoti, anche se non li ho è come se ce l’avessi, l’età è quella. Bisogna insegnare a capire che cosa succede nella mente di queste persone che usano le donne come se fossero di loro proprietà. Davvero non basta una giornata. Certo, non dico che non bisogna farla, però credo che sia fondamentale fare delle riflessioni molto più ampie. I primi devono essere gli uomini, ovviamente, quindi mi fa molto piacere che sia un uomo a farmi queste domande. La risoluzione del problema dipende molto da come gli uomini vedono il mondo femminile.

Molti dicono che il problema stia anche nell’incapacità di molti uomini di gestire l’emotività.

Sì, probabilmente non siamo più capaci di gestire i sentimenti. Leggevo qualche giorno fa un articolo – mi pare che fosse di Recalcati – che diceva che bisognerebbe insegnare a scuola i sentimenti. Certo, è un po’ bizzarra come cosa. Forse le famiglie hanno perso il contatto con i loro figli, siamo lontani e quindi non sappiamo gestire i rapporti. Certo, dipende tanto da questa distanza. Inoltre non siamo abituati ad affrontare le cose spiacevoli. Questo ci porta a una specie di apatia che ci rende incapaci di capire dove sta il buono e il giusto nella nostra vita sentimentale.

Il teatro e il cinema stanno parlando nel modo giusto dell’argomento?

Io sono sempre un po’ diffidente nei confronti delle opere a tema, se una persona vuole affrontare un argomento del genere lo deve fare senza pensare se è giusto o sbagliato, se è il momento giusto, se siamo vicini al 25 novembre oppure no. Mi sembra però che ci sia una certa sensibilità, una maggiore sensibilità, per quanto riguarda, per esempio, il teatro o il cinema. Non amo le opere a tema perché sono sempre un po’ ricattatorie. Credo invece che l’espressione artistica debba essere libera. Non è che è solo perché uno spettacolo o un film parlano di un argomento importante che quello spettacolo o quel film devono essere belli.

In definitiva, dobbiamo lavorare sul quotidiano e sui giovani.

Sì, sono queste le cose fondamentali da fare.

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