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Il film

“Race. Il colore della vittoria”, la storia di Jesse Owens alle Olimpiadi del 1936

“Race. Il colore della vittoria” è un film del 2016 che racconta la storia dell’atleta afroamericano Jesse Owens che rappresentò gli Stati Uniti alle Olimpiadi del 1936

Si aprono oggi le Olimpiadi di Tokyo 2020, con un anno di ritardo a causa della pandemia da Coronavirus. Per commemorare l’inizio dei giochi olimpici abbiamo pensato di proporvi un film ad hoc, “Race. Il colore della vittoria” racconta un’altra Olimpiade particolare, quella di Berlino del 1936 che si svolse sotto gli occhi di Hitler.

“Race. Il colore della vittoria”, la trama

Il film parla inizialmente della vita quotidiana di Jesse Owens, giovane afroamericano con la passione dell’atletica, che viene completamente cambiata quando va a fare un colloquio con colui che sarà il suo nuovo allenatore, il quale, notando le sue doti, lo allenerà duramente. Un giorno Owens si infortuna per una scommessa, ma riesce a riprendersi in tempo per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Vince diverse prove, ma al salto in lungo il primo tentativo è dato come nullo. Vincerà nei successivi. Come segno di rispetto, il concorrente gli dà la mano. Al saluto finale con la premiazione, Owens farà il saluto americano, non quello nazista, davanti a Hitler presente nello stadio.

Una storia eccezionale

La storia di Jesse Owens ha inizio nei campi di cotone dell’Alabama. La determinazione e la forte passione di questo ragazzo gli permetteranno di realizzare i suoi sogni nonostante le numerose avversità presentategli dalla società dell’epoca. Da un lato, infatti, nel Paese della libertà, Owens vive la segregazione raziale che è ancora una questione quotidiana. Dall’altro, nel Vecchio Continente, dove il giovane atleta arriverà per realizzare il suo sogno sportivo, Adolf Hitler campeggia sulla Germania con il suo partito nazista. Le difficoltà sono numerose e sembrano invincibili, ma Jesse Owens sfiderà divieti e preconcetti entrando nella storia dello sport e non solo. Durante la premiazione, infatti, si rifiuterà di fare il saluto nazista sotto gli occhi di Hitler.

Le Olimpiadi naziste

La Germania di Hitler utilizzò le Olimpiadi di Berlino del 1936 come puro strumento di propaganda. Il governo tedesco non badò a spese: vennero costruiti impianti e strutture all’avanguardia per l’epoca, che rappresentavano pienamente il gusto moderno del tempo; fu inoltre la prima edizione ad essere ripresa dalle telecamere televisive. Durante le due settimane dei giochi il regime nazista nascose al meglio la propria natura razzista e violenta, cercando di abbindolare i paesi esteri attraverso la stampa. Ci fu tuttavia un tentativo di boicottaggio con vari appelli dall’Europa e dagli Stati Uniti a causa delle violazioni dei diritti umani che avvenivano nel paese organizzatore che, purtroppo, fallì.

Alice Turiani

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