Una delle cantanti che ha emozionato di più esibendosi sul palco dell’Ariston è stata senza dubbio Serena Brancale. La cantante pugliese, tra le favorite alla vittoria di quest’anno, ha portato a Sanremo 2026 il brano “Qui con me” dedicata alla madre scomparsa, cercando di colmare il vuoto affettivo con l’unica arma a sua disposizione: la voce.
“Qui con me” di Serena Brancale
C’è una canzone alla radio che suona
E che parla di noi.
Di quell’amore che resterà sempre, non passerà mai.
E quando ti penso lo sento arrivare quel brivido dentro che attraversa il cuore,
In questo silenzio sento la tua voce,
Calma, la rabbia, la sete, la fame e non cambierà
Quella complicità che da bambina cercavo nei tuoi occhi e che per sempre mi
Accompagnerà.E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me.E ti parlo come se mi stessi accanto
Due gocce d’acqua non si perdono nel mare mai,
E poi guardami ma quanto ti assomiglio
Nelle mani, nell’amore che
Mettevi ogni volta nelle cose
Ed ogni giorno era sempre da festeggiare
Sono anch’io così
Noi così simili
Noi così similiE se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con meE se ti portassi via da quelle stelle
Ti stringerei forte anch’io ora e per sempre
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me
Quanta vita ruba il tempo
Oltre i limiti ti sento
So che sei ancora qui con me.
Con me, con me.
L’eredità dell’anima e il riflesso nel quotidiano
“Qui con me” è un brano di una profondità rara, capace di trasformare l’assenza fisica in una presenza spirituale vibrante e quasi tangibile. Serena Brancale mette da parte i suoi soliti virtuosismi jazz e funk per abbracciare una vulnerabilità nuda, scrivendo quella che sembra una lettera aperta a una figura fondamentale della sua vita, la madre, con cui il legame non si è mai spezzato.
Tutto il testo ruota attorno all’idea che l’amore sia un’eredità che si manifesta nei piccoli gesti di ogni giorno. Quando l’autrice canta di quanto assomigli a questa persona nelle mani e nel modo di “mettere amore” in ogni cosa, ci suggerisce che la distanza non può nulla contro la genetica dei sentimenti: noi siamo, in fondo, il riflesso vivo di chi ci ha amati.
L’eroismo del ricordo contro l’immensità del vuoto
Nella parte centrale emerge una tensione quasi eroica, espressa nel desiderio di scalare la terra, il cielo e l’intero universo per colmare il vuoto lasciato da un addio. Questo slancio descrive perfettamente l’impotenza umana di fronte alla perdita, ma anche la forza smisurata della memoria che si ribella al distacco.
L’immagine delle “due gocce d’acqua che non si perdono nel mare” è forse la sintesi più poetica dell’intero brano: suggerisce che, per quanto l’universo sia vasto e dispersivo, due anime che si somigliano e si appartengono manterranno sempre la propria identità e il proprio legame, senza mai diluirsi nel nulla o nell’oblio.
La vittoria della vicinanza sul tempo
Il brano portato a Sanremo da Serena Brancale rappresenta un inno alla resilienza emotiva. Nonostante il tempo venga definito come un “ladro” che ruba la vita e i momenti preziosi, il finale del brano non lascia spazio alla sconfitta o alla rassegnazione. Al contrario, è una riaffermazione di vicinanza assoluta: quel “so che sei ancora qui con me” non suona come un’illusione consolatoria, ma come una verità raggiunta attraverso la consapevolezza di una somiglianza che è sia fisica che emotiva. È un dialogo con la madre che continua oltre i limiti del visibile, trovando nella musica lo spazio perfetto per non dirsi mai addio del tutto.
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