Qual è la prima canzone italiana di sempre?

25 Febbraio 2026

Come nasce la canzone italiana? Quale brano ha dato origine alla tradizione musicale del nostro Paese? Scopriamolo in questo articolo.

Qual è la prima canzone italiana di sempre

Nella settimana in cui si tiene la 76ma edizione del Festival di Sanremo, la canzone italiana è l’assoluta protagonista in Italia. Quella della musica in Italia è una tradizione che, grazie anche a festival musicali come quello sanremese, si rinnova di anno in anno ma che trae origine da una lunga tradizione.

Ma come nasce la canzone italiana? Quale brano ha dato origine alla tradizione musicale del nostro Paese? Per trovare il “punto zero”, il primo vero mattone di questa immensa costruzione culturale, dobbiamo tornare indietro nel tempo, nella Napoli di metà Ottocento.

La differenza tra Canto e Canzone

Prima del XIX secolo, l’Italia era un mosaico di dialetti e tradizioni orali. Esistevano le arie d’opera per i nobili e i canti popolari per il popolo, spesso anonimi e tramandati di voce in voce.

La “canzone” moderna nasce quando accade qualcosa di rivoluzionario: la musica incontra l’editoria. Un brano smette di essere solo un suono nell’aria e diventa un prodotto scritto, firmato da un autore e venduto al pubblico.

La prima canzone italiana

La critica e la storiografia musicale concordano nel dare il primato a “Santa Lucia”, pubblicata nel 1849. A differenza dei brani precedenti, “Santa Lucia” non era scritta in dialetto, ma in lingua italiana. Fu il primo esempio di un brano pensato per essere compreso da tutti, ben dodici anni prima dell’Unità d’Italia.

Il testo, scritto dal barone Teodoro Cottrau per quel che riguarda la musica, da Michele Zezza per il testo in napoletano (con il titolo Lo varcaiuolo de Santa Lucia) e da Enrico Cossovich per il testo in italiano., descrive la bellezza del celebre rione di Napoli visto dal mare. Ma Cottrau non fu solo l’autore: fu un visionario. Intuì che traducendo i sentimenti napoletani in lingua italiana avrebbe potuto “esportare” quella melodia in tutta la penisola e oltre.

Santa Lucia (testo in italiano di Enrico Cossovich)

Sul mare luccia l’astro d’argento,
Placida è l’onda, prospero è il vento
Venite all’agile barchetta mia
Santa Lucia! Santa Lucia!

Con questo zeffiro, così soave
Oh! Com’è bello star su la nave!
Su passaggieri, venite via!
Santa Lucia! Santa Lucia!

In fra le tende bandir la cena
In una sera così serena!
Chi non domanda, chi non desia?
Santa Lucia! Santa Lucia!

Mare sì placido, vento sì caro
Scordar fa i triboli al marinaro,
E va gridando con allegria,
Santa Lucia! Santa Lucia!

O dolce Napoli, o suol beato,
Ove sorridere volle il creato
Tu sei l’impero dell’armonia!
Santa Lucia! Santa Lucia!

Or che tardate? Bella è la sera,
Spira un’auretta fresca e leggera,
Venite all’agile barchetta mia
Santa Lucia! Santa Lucia!
Santa Lucia! Santa Lucia!
Santa Lucia! Santa Lucia

Lo varcaiuolo de Santa Lucia (testo napoletano di Michele Zezza)

Comme se frícceca la luna chiena! lo mare ride, ll’aria è serena.
Vuje che facite ‘mmiezo a la via? Santa Lucia, Santa Lucia!
Stu viento frisco fa risciatare: chi vo’ spassarse jenno pe mmare?
È pronta e lesta la varca mia Santa Lucia, Santa Lucia!
La tènna è posta pe fa’ ‘na cena; e quanno stace la panza chiena
non c’è la mínema melanconia. Santa Lucia, Santa Lucia!

Analisi della canzone

Questa canzone è un omaggio al rione marinaro di Santa Lucia, sul golfo di Napoli, cantato da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera. Nonostante sia strettamente legata al territorio d’origine, il brano ha da subito ottenuto un successo nazionale, arrivando anche fuori dai confini italiani e venendo interpretata dai cantanti, sia lirici che leggeri, più importanti. Fra gli artisti che si sono cimentati col brano c’è Elvis Presley, che nel 1965 la inserì nell’album “Elvis for Everyone!”.

Teodoro Cottrau: il primo “produttore”

Teodoro Cottrau fu una figura chiave. Figlio di un francese e di una napoletana, incarnava perfettamente l’anima cosmopolita di Napoli. La sua casa editrice divenne il centro gravitazionale della musica. Cottrau capì che la canzone poteva essere un business: stampò spartiti per pianoforte affinché le famiglie borghesi potessero suonare i successi del momento nei propri salotti. Senza di lui, probabilmente, la canzone italiana non sarebbe diventata l’icona globale che è oggi.

Un successo senza confini

La portata di Santa Lucia fu tale che la canzone superò rapidamente le Alpi. Nei paesi scandinavi la canzone è intonata durante la festa di Santa Lucia, che nell’emisfero nord, prima della Riforma del Calendario, cadevano nel periodo di massimo buio dell’anno, durante il quale la tradizione vuole che la santa viaggi attraverso ogni città e paese per portare doni e dolci ai bambini ed annunciare il prossimo avvento della luce che prende il sopravvento sull’oscurità. Si tratta quindi del primo esempio di “hit internazionale” italiana, un brano capace di parlare linguaggi diversi pur mantenendo il cuore pulsante del Golfo di Napoli.

Il “precedente” fondamentale: Te voglio bene assaje

Sebbene Santa Lucia detenga il titolo di prima canzone in lingua, non possiamo ignorare ciò che accadde dieci anni prima. Nel 1839, durante la festa di Piedigrotta, esplose il successo di “Te voglio bene assaje”.

Fu un fenomeno sociale senza precedenti: per la prima volta si vendettero migliaia di “copielle” (foglietti volanti con il testo della canzone). Molti attribuiscono la melodia a Gaetano Donizetti, il grande compositore d’opera. Questo brano segnò la nascita dell’industria discografica ante-litteram e preparò il terreno per il successo nazionale di Santa Lucia.

La diffusione della canzone italiana

A differenza di altri Paesi, in Italia per molti anni si è mantenuta una netta separazione fra le composizioni derivanti dalla cosiddetta musica colta (come le romanze da salotto o le operette) e le canzoni popolari in dialetto. In particolare, le tradizioni musicali locali hanno avuto molta difficoltà a superare il proprio confine territoriale, con le significative eccezioni della canzone napoletana e, in forma molto minore, di quella romana e milanese.

Come raccontato da Paquito Del Bosco all’interno del libro “Dizionario della Canzone Italiana (a cura di Gino Castaldo), alla fine del XIX secolo Napoli era la maggiore città del regno, come numero di abitanti e come centro di attività culturali. Anche la canzone napoletana è la più famosa della penisola e funziona come attrattiva per i turisti, manifestazioni a latere di feste religiose, esercizio musicale di vari e vasti strati sociali.

Se altrove possiamo trovare fogli volanti con il testo di una canzonetta, a Napoli, dove le “copielle” di successo superano le centinaia di migliaia di copie, esistono numerose raccolte con centinaia di spartiti dei motivi più celebri. Nasceva così la canzone d’autore che avrebbe offuscato e travolto quella popolare; nasceva anche una nuova professionalità: quella di ‘autore di canzoni’.

La canzone italiana nasce quindi a Napoli ed è frutto dell’incontro e l’influenza reciproca di forme e stili consolidati come la romanza e il canto popolare, oltre ai vari influssi stranieri che ne hanno accompagnato l’evoluzione fino ad arrivare all’inizio del XX secolo.

Conoscere la storia della prima canzone italiana significa riconoscere che la nostra musica non è nata dal nulla, ma da un mix geniale di poesia popolare, rigore operistico e intuizione commerciale. Santa Lucia non è solo un brano del passato: è il DNA di ogni melodia che, ancora oggi, ci rende famosi nel mondo.

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