Sanremo 2020

La storia di Paolo Palumbo, il rapper con la SLA che ha cantato a Sanremo

Con il suo esempio di tenacia e coraggio, il rapper sardo ci ha emozionato, invitandoci a riflettere sulla vita e sull'importanza di non arrendersi mai
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Fra i protagonisti assoluti della seconda puntata del Festival di Sanremo c’è Paolo Palumbo, un rapper di 22 anni, da quattro anni affetto da Sla, che ieri ha portato sul palco dell’Ariston un brano scritto da lui.

La partecipazione a Sanremo

Palumbo aveva partecipato alle selezioni di Sanremo Giovani a Roma senza riuscire ad accedere alle fasi finali. Amadeus, colpito dalla sua storia, l’aveva chiamato invitandolo all’Ariston. È arrivato su una sedia a rotelle, accompagnato dal rapper Kumalibre e dal cantautore Andrea Cutri che ha diretto l’orchestra, oltre che dal respiratore e dalla peg per l’alimentazione che lo accompagnano 24 ore su 24. Palumbo ha interpretato il suo brano «Io sono Paolo» attraverso il comunicatore verbale, ovvero un computer che riceve input dai movimenti oculari. 

Paolo, un ragazzo che non si è arreso

Terminata l’esibizione fra gli applausi, Paolo ha raccontato la sua storia, invitando tutti a chiudere gli occhi e a riflettere sulla condizioni di chi, come lui, è affetto da Sla: «Provate a immaginare che la vostra quotidianità sia improvvisamente stravolta. In Italia siamo oltre seimila ad aver fatto degli accertamenti che ci hanno catapultato in un mondo ignoto». Nato a Oristano in Sardegna e animato dal sogno di diventare cuoco, Paolo ha scoperto di essere affetto da sclerosi laterale amiotrofica a 17 anni, sconvolgendo completamente la sua vita e quella delle persone che lo circondano, fra cui il fratello che ha lasciato tutto per prendersi cura di lui e a cui Paolo rivolge il suo riconoscimento più sentito. «Mio fratello ha lasciato tutto per prendersi cura di me, grazie a lui le mie paure e le mie incertezze sono scomparse. Rosario e la mia splendida famiglia mi hanno insegnato la forza, che non pensavo nemmeno di avere. La mia non è la storia di un ragazzo sfortunato ma di un ragazzo che non si è arreso». 

La canzone “Io sono Paolo”

Autobiografica, la canzone di Paolo mette in scena la malattia e il suo decorso, ma lo fa in modo ironico e leggero, prendendo in giro la voce robotica, grazie alla quale riesce a esprimersi. «Se esiste una speranza ci voglio provare. Per volare mi bastano gli occhi, sono la montagna che va da Maometto, pur restando disteso sul letto», recita il ritornello del brano. 

Nella vita di ognuno di noi c’è un sogno da realizzare
dicono però per avere ciò che vuoi devi lottare
non me la sento proprio di lasciarmi andare
perchè se esiste una speranza ci voglio provare

Mi chiamo paolo ed ho 22 anni e ho la sla
l’ho scoperto quattro anni fa
mi ha levato tutto tranne la vitalità
c’è chi mi giudica con troppa cattiveria
come se mi divertissi a star seduto tutto il giorno su una sedia

Il mio corpo è diventato una prigione
al di la delle sbarre ci arrivo usando gli occhi e l’immaginazione
vorrei camminare, mangiare, bere, parlare
guarire in fretta, una famiglia amici da baciare

Il percorso sarà lungo ma ce la farà promesso
nonostante la stanchezza che ogni giorno porto a presso
certe cose le capisci solo se le vivi
guardi il mondo da una finestra sperando che quel giorno arrivi

Faccio un rumore in silenzio perché ho un carattere
e do speranza ad ogni malato in lacrime
ho una madre, un padre che adoro
e un fratello che mi presta gambe e braccia e non mi lascia mai da solo

Sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo sta stretto
sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo si è spento

Sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo sta stretto

Piacere sono Paolo
ho fretta di raccontare
scusatemi la voce
da casello autostradale
sognavo di fare lo chef ci sono riuscito
vedermi con la sedia a rotelle ti ha infastidito?

Questa malattia fa paura vista fuori
ho lottato pure quando ho perso i sapori
ho guidato un drone nel cielo
ho parlato al g8
e ora canto a Sanremo

Sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo sta stretto
sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo si è spento

Sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo sta stretto

Nella vita di ognuno di noi c’è un sogno da realizzare
dicono però per ottenere ciò che vuoi devi lottare
non me la sento proprio di lasciarmi andare
perché se esiste una speranza ci voglio provare

Credo e recito il Rosario
ed è proprio lui a tenere lontano il mio sicario

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