musicoterapia

“Effetto-Mozart” contro l’epilessia, come la musica può prevenire le crisi

L’ascolto delle composizioni di Mozart e di musica classica e jazz sembrerebbe ridurre l’entità e la frequenza delle crisi in pazienti affetti da epilessia
"Effetto-Mozart" contro l'epilessia, come la musica può prevenire le crisi

Musicoterapia per stare meglio. Ascoltare musica classica o jazz può aiutare chi soffre di epilessia a prevenire nuove crisi. A svelare un “effetto-Mozart” che potrebbe accompagnarsi alla terapia farmacologica per controllare meglio la malattia è lo studio dei ricercatori delll’Ohio State University Wexner Medical Center. 

La scoperta

La ricerca, illustrata dalla neurologa Usa Christine Charyton, evidenzia che il cervello delle persone colpite da epilessia reagisce alle note in modo diverso rispetto a quello di chi non presenta la patologia. Esse sincronizzano maggiormente le proprie onde a quelle dalla musica. Quest’ultima “non può rimpiazzare i medicinali antiepilettici”, avverte Charyton. La ricercatrice è convinta però che “la musica potrebbe rappresentare un nuovo intervento volto a scongiurare le crisi dei malati”.

Nell’80% dei casi l’epilessia colpisce nella forma ‘lobo temporale’. Le crisi tipiche della patologia, cioè, nascono proprio in questa zona del cervello. Poiché a livello cerebrale la musica viene elaborata nella stessa regione, all’interno della corteccia auditoria, si è studiato l’effetto delle note sul cervello dei pazienti.

L’esperimento

Il lavoro ha riguardato 21 persone con epilessia, monitorate dal centro statunitense da settembre 2012 a maggio 2014. Attraverso l’elettroencefalogramma, gli scienziati hanno registrato l’attività cerebrale dei partecipanti esposti a un’alternanza fra silenzio e musica. A 10 minuti di silenzio sono seguiti un brano di Mozart o del jazzista John Coltrane, poi altri 10 minuti di silenzio, quindi ancora musica (di Mozart per chi aveva ascoltato jazz, di jazz per chi aveva sentito Mozart), e infine gli ultimi 10 minuti di silenzio.

Musica e attività cereblare

L’attività cerebrale dei pazienti è risultata molto più alta durante l’ascolto musicale. Cosa ancora più importante è che le onde cerebrali di chi soffre di epilessia si sono sincronizzate con quelle della musica in modo maggiore che nei sani, specie a livello del lobo temporale. “Siamo rimasti sorpresi da quanto osservato – conclude la dott.ssa Charyton – Avevamo ipotizzato che la musica venisse processata nel cervello in modo diverso rispetto al silenzio, ma ancora non sapevamo se ciò valesse anche nelle persone con epilessia”.

La sonata K448 di Mozart

I ricercatori dell’Università di Pisa e dell’IRCSS Stella Maris Gianluca Sesso e Federico Sicca hanno raccolto e analizzato i risultati di questo e di altri 147 studi. Essi hanno scoperto che ascoltare Mozart, soprattutto quotidianamente, ha portato a una significativa diminuzione delle crisi (con un decremento che va dal 31% al 66%) e anche a una ridotta frequenza delle attività cerebrali anormali tipiche dei pazienti epilettici.

Questi effetti si sono verificati dopo una singola sessione di ascolto e sono stati mantenuti dopo un periodo prolungato di trattamento. “La sonata K448 rappresenta lo stimolo più indagato nella letteratura scientifica, quello che ha potuto fornire i risultati più robusti”, dice Sicca. “Altri brani dello stesso autore, ad esempio la sonata K545, si sono dimostrati ugualmente efficaci, suggerendo che alcune specifiche proprietà ritmiche o armoniche della musica di Mozart possano essere responsabili dell’effetto terapeutico.” 

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