Sei qui: Home » Intrattenimento » Musica » Achille Lauro a Sanremo, un omaggio a Giotto e San Francesco
Sanremo 2020

Achille Lauro a Sanremo, un omaggio a Giotto e San Francesco

La performance di Achille Lauro al Festival di Sanremo sta facendo discutere addetti ai lavori e pubblico: ecco il significato della sua esibizione, raccontato dallo stesso cantante

Amadeus annuncia il suo nome sul palco dell’Ariston e sulla sua pagina Instagram compare un riferimento a Giotto e al ciclo di affreschi sulla storia di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi: una dichiarazione di intenti, un omaggio all’arte e un invito al cambiamento radicale.

Avvolto in una cappa nera, ricamata d’oro, Achille Lauro scende le scale e si piazza davanti al microfono, con lo sguardo basso mentre viene annunciato il titolo e i credit del suo brano. Poi punta la camera, inizia a cantare e pochi secondi dopo si sfila la mantella: resta scalzo con addosso una tutina nude look ricoperta di strass.

cantico

San Francesco d’Assisi, il primo poeta della letteratura italiana

“Il cantico delle Creature” è fra i primi componimenti poetici della lingua volgare e rappresenta la più famosa poesia religiosa di sempre . Dal nostro corrispondente Carlo Picca, il commento al testo

Il messaggio su Instagram

«San Francesco. La celebre scena attribuita a Giotto in una delle storie di San Francesco della basilica superiore di Assisi. Il momento più rivoluzionario della sua storia in cui il Santo si è spogliato dei propri abiti e di ogni bene materiale per votare la sua vita alla religione e alla solidarietà».

Il momento più “rivoluzionario”: ecco la parola scelta per raccontare della sua ricerca e del suo messaggio, perché in effetti oggi l’unico gesto rivoluzionario in una manifestazione di lustrini, super cachet per vip e briciole per gli artisti minori potrebbe essere davvero un’inversione totale dei costumi e del modo di pensare. Rifiutare la ricchezza materiale e votare la propria vita a qualcosa di superiore, alla fede e alla solidarietà.

 

monologo-rula-jebreal

Sanremo, Rula Jebreal e il monologo sul femminicidio che ha commosso l’Ariston

Quando Rula Jebreal ha iniziato a raccontare la storia di sua madre, morta suicida per gli abusi subiti in adolescenza, sul teatro dell’Ariston è calato un silenzio irreale…

Sono Amleto

Nel libro biografico pubblicato poco meno di un mese fa, Lauro scrive: «Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. Anche gli ambienti trap mi suscitano un certo disagio: l’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto».

«Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza».

Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore”: ecco un vero artista, un uomo in gradi di rischiare e rimettersi in gioco, un cantante capace di prendersi in giro e di osare, pur di liberarci dal maschilismo imperante e introdurci a un mondo più delicato, a un vivere più gentile. Liberarsi delle maschere e andare a vedere la vera natura di se stessi: ecco il messaggio/provocazione lanciato da Achille Lauro nel corso della prima serata della 70° edizione del Festival di Sanremo.

 

© Riproduzione Riservata