“Male necessario” di Fedez e Marco Masini: il coraggio di attraversare il buio per ritrovarsi

25 Febbraio 2026

Fedez e Marco Masini con "Male necessario" ci insegnano che il dolore non è un vicolo cieco, ma una tappa obbligata per chi vuole davvero imparare a "vedere nel buio". Scopri il significato profondo della canzone protagonista a Sanremo 2026.

Male necessario di Fedez e Marco Masini il coraggio di attraversare il buio per ritrovarsi

Dopo la prima serata di Sanremo 2026, il brano “Male necessario” di Fedez e Marco Masini si è subito imposto all’attenzione della Giuria della Sala Stampa, trovando posto nei piani alti della classifica provvisoria. Sul palco dell’Ariston è andato in scena un incontro inedito e potente: da una parte l’urgenza comunicativa di Fedez, dall’altra la maestria vocale e la profondità di Marco Masini. Insieme hanno dato vita a un brano che non è solo una canzone, ma un’analisi spietata e sincera del rapporto con se stessi e con le proprie cicatrici.

“Male necessario” di Fedez e Marco Masini

So che in fondo non c’è tempo
Quante cose che cambiano
Ti ho deluso ma dimmi qualcosa che non so

I miei problemi ormai
Saranno la parte di te
Quella più vulnerabile e spietata
Lo sai
Non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro
Lo ammetto però
Per altre cicatrici trovo sempre un posto

Da questa notte resto solo insieme a me
Toccando il fondo in una stanza di un hotel
Un giorno poi comprenderò cos’è l’amore
Ma nel frattempo giuro mi puoi odiare
Come un latitante a un passo dall’arresto
Ora non ho più bisogno di scappare io
Dal silenzio che è un rumore
Da tutto questo male necessario

Dovrei separare l’ego dall’io
Ma non siamo fatti per essere fragili
Ogni padre inizia come fosse un Dio
Ma poi finisce che diventa un alibi
La gente pudica giudica
Che brutta gente che frequenta Fedez
Ma ci si dimentica sempre che Giuda
Se la faceva con gente per bene

E so che farà male
E vorrai cominciare
A bere poi fumare
Forse per distrazione
Se è vero che siamo solo di passaggio

Il vero obiettivo non può essere la meta
Ma imparare a godersi il viaggio
Quando crescerai
E non mi chiederai nemmeno più il permesso
Si impara vedrai
Che i mostri non stanno soltanto sotto al letto

Da questa notte resto solo insieme a me
Toccando il fondo in una stanza di un hotel
Un giorno poi comprenderò cos’è l’amore
Ma nel frattempo giuro mi puoi odiare
Come un latitante a un passo dall’arresto
Ora non ho più bisogno di scappare io
Dal silenzio che è un rumore
Da tutto questo male necessario

Ci ho messo una vita per sentirmi vivo
Seguendo la linea sottile di un filo
Succederà ciò che deve succedere
Anche nel buio si impara a vedere
In fondo a tutto il male necessario

Da questa notte resto solo insieme a me
Toccando il fondo in una stanza di un hotel
Un giorno poi comprenderò cos’è l’amore
Ma nel frattempo giuro mi puoi odiare
Come un latitante a un passo dall’arresto
Ora non ho più bisogno di scappare io

E ringrazierò il passato
E chi mi ha condannato
E tutto questo male necessario
So che in fondo non c’è tempo
Quante cose che cambiano
Ti ho deluso ma dimmi qualcosa che non so

L’accettazione come forma di libertà

Il brano esplora l’idea che per crescere sia necessario smettere di fuggire dal dolore. Il “male” del titolo non è masochismo, ma la consapevolezza che certe cadute sono funzionali alla costruzione di una nuova identità. Se Arisa con la sua “Magica favola” ci parla di un ritorno alla bambina interiore, Fedez e Masini ci parlano dell’uomo adulto che smette di cercare alibi e accetta la propria fallibilità.

Uno dei passaggi più intensi del brano riguarda la riflessione sulla paternità e sul tempo che passa. Il testo mette a nudo la fragilità dei rapporti umani con una lucidità chirurgica:

Dovrei separare l’ego dall’io / Ma non siamo fatti per essere fragili / Ogni padre inizia come fosse un Dio / Ma poi finisce che diventa un alibi.

Questi versi raccontano il ciclo della delusione: l’idolatria che un figlio prova verso un genitore che, col tempo, si trasforma nel capro espiatorio delle proprie insicurezze. È un invito a perdonare i propri padri per poter, finalmente, perdonare se stessi.

Non manca il tocco provocatorio tipico di Fedez, che risponde alle critiche mediatiche subite negli ultimi anni con un riferimento biblico che ribalta i pregiudizi morali:

La gente pudica giudica / Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / Se la faceva con gente per bene.

Qui il brano si eleva a manifesto di resistenza contro il giudizio altrui, rivendicando il diritto di essere “imperfetti” in un mondo che esige una purezza di facciata.

Il significato della canzone

La forza del brano risiede nel contrasto tra la metrica incalzante delle strofe e l’apertura melodica del ritornello, dove la voce di Masini trascina l’ascoltatore verso una risoluzione liberatoria. Il messaggio finale è una lezione di resilienza: non bisogna aspettare che torni la luce per ricominciare a camminare, ma bisogna imparare a orientarsi nell’oscurità.

In fondo a tutto quel “male necessario”, resta la scoperta più importante: la capacità di sentirsi vivi non nonostante le ferite, ma proprio grazie a esse.

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