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“Le otto montagne”, il film rivelazione del box office delle feste

"Le otto montagne", il film tratto dal capolavoro di Paolo Cognetti, è stato una rivelazione. Scopriamo i motivi del successo di una pellicola che è fra le più viste ed apprezzate del momento dagli italiani!

Le premesse erano già foriere di ottimi risultati, ma non tutti immaginavano che “Le otto montagne”, uscito al cinema lo scorso 22 dicembre e tratto dall’omonimo libro di Paolo Cognetti, avrebbe riscosso così tanto successo da diventare il film rivelazione del box office delle feste. Vero e proprio outsider, “Le otto montagne” di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch ha tenuto testa al blockbuster “Avatar – La via dell’acqua” di James Cameron e alla commedia di Aldo, Giovanni e Giacomo “Il grande giorno.

“Le otto montagne”, il libro

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo.

La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento.

E li, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Il film, i motivi del successo

Già premiato al Festival di Cannes, “Le otto montagne” si attesta al terzo posto fra le pellicole più viste durante le festività natalizie. I motivi del successo? Sicuramente non si contano sulle dita di una mano. Cominciamo col fare un plauso agli attori protagonisti del film, Luca Marinelli e Alessandro Borghi, che hanno saputo interpretare con magistrali capacità e sensibilità un’amicizia meravigliosa come quella di Pietro e Bruno.

Altro punto a favore della pellicola è certamente l’ambientazione. La montagna, che per molti è una meta esotica e lontana dal proprio vissuto, è in questo film – come del resto nel libro di Cognetti da cui la storia prende ispirazione – la protagonista assoluta della narrazione. Non fa da semplice sfondo. La montagna ha una caratterizzazione, un’anima. È capace di comunicare con l’uomo, di stargli vicino nei momenti di sconforto, di accompagnarlo durante tutte le fasi dell’esistenza.

Un’esperienza catartica

Sebbene “Le otto montagne” duri più di due ore, il tempo sembra non appartenere più a questo mondo quando si guarda la pellicola. La storia procede con le sue pause, con le riprese, con i dialoghi e il flusso di immagini e suoni che fanno perdere lo spettatore in un luogo lontano dalle preoccupazioni del quotidiano. Con “Le otto montagne” riflettiamo sulla vita, sul rapporto che abbiamo con il posto in cui affondano le nostre radici e con i nostri cari, ma al tempo stesso ci libriamo e ci liberiamo del peso che attanaglia i nostri cuori, di tutti i problemi che non ci fanno stare sereni, della tristezza, del dolore.

“Le otto montagne” ha avuto tanto successo perché forse abbiamo bisogno di un mondo diverso, dove la natura e la riflessione hanno più spazio, e dove rallentare è la chiave per essere felici. Perché immersi come siamo nella rapidità frettolosa del mondo che ci circonda, siamo abituati a sminuire ogni cosa, ogni relazione, ogni luogo. E “Le otto montagne” ci insegna l’arte della lentezza, della pazienza.

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