Perché “La Divina Commedia Opera Musical” è lo spettacolo che può far innamorare di Dante anche chi lo teme

21 Gennaio 2026

Dal 24 gennaio 2026 torna in tour La Divina Commedia Opera Musical: un kolossal teatrale tra canto, danza, acrobazie e proiezioni 3D che trasforma Inferno, Purgatorio e Paradiso in un’esperienza immersiva per tutte le età.

Perché “La Divina Commedia Opera Musical” è lo spettacolo che può far innamorare di Dante anche chi lo teme

La Divina Commedia è spesso così: un monumento più che una lettura viva, un Everest più che un viaggio. Eppure Dante non scrive per essere venerato da lontano: scrive per essere attraversato. Perché quello che racconta: la paura, la colpa, il desiderio di salvezza, l’amore che risana, è materia umana, contemporanea, riconoscibile.

È proprio da qui che riparte La Divina Commedia Opera Musical, il kolossal teatrale prodotto da MIC International Company, che torna in Italia dal 24 gennaio 2026 con un allestimento ancora più potente e aggiornato, dopo aver conquistato i teatri italiani (con ripetuti sold out) e l’estero con la tournée in Cina nel 2025. Non è “Dante semplificato”, non è “Dante addomesticato”: è Dante riportato al presente attraverso il linguaggio che oggi più di altri riesce a unire spettacolo e immaginazione, quello del musical, senza tradire la grandezza dell’opera.

“La divina commedia” il musical, un kolossal teatrale che trasforma un libro in esperienza

“La Divina Commedia” Opera Musical non è solo “uno spettacolo su Dante”: è un modo per ricordarci perché Dante è ancora nostro contemporaneo. Perché parla di una crisi personale che diventa crisi collettiva; perché mostra l’orrore senza estetizzarlo, e la speranza senza renderla ingenua; perché mette in scena l’idea più difficile di tutte: che la salvezza, qualunque nome le diamo, è un lavoro, un percorso, una conquista.

E forse è questo, oggi, il motivo per cui vale la pena vederlo: non per “ripassare Dante”, ma per riscoprire che la Commedia non è un monumento. È un viaggio. E il teatro, quando è davvero teatro, è il luogo perfetto per ripartire.

La Divina Commedia Opera Musical è costruita come un “libro animato”: non un riassunto, ma un attraversamento scenico che mette in dialogo musica orchestrale, danza, acrobazie, scenografie mobili e proiezioni immersive in 3D. Il risultato è un teatro che non “illustra” Dante: lo fa accadere.

La regia è di Andrea Ortis, che firma anche i testi insieme a Gianmario Pagano. Le musiche sono composte da Marco Frisina. La voce narrante è affidata a Giancarlo Giannini, presenza che aggiunge gravità e carisma, come se la Commedia avesse davvero un cantore capace di accompagnarti dentro e fuori la pagina.

Lo spettacolo ha ottenuto riconoscimenti importanti: la Medaglia d’oro della Società Dante Alighieri, il titolo di Miglior Musical al Premio Persefone (2019 e 2020), e nel 2021 il riconoscimento istituzionale al Senato con il patrocinio del Ministero della Cultura.

La trama segue l’arco essenziale e simbolico del poema: Dante si perde nella selva oscura, viene salvato dalla guida di Virgilio e attraversa i tre regni ultraterreni fino al compimento in Paradiso, dove Beatrice diventa luce, cura e verità.

Nel primo atto l’Inferno è una discesa senza appigli: il musical porta in scena una galleria di incontri che sono già, nella Commedia, “icone emotive” prima ancora che personaggi letterari. Francesca, figura della passione che non smette di bruciare anche quando è condannata; Ulisse, il desiderio di oltrepassare il limite; Pier delle Vigne, l’onore spezzato che si trasforma in negazione della vita; Ugolino, la fame come tragedia assoluta, in un’immagine che resta tra le più perturbanti dell’immaginario occidentale.

Poi l’uscita “a riveder le stelle” e il Purgatorio: il regno dell’attesa, della possibilità. Qui la logica cambia: il male non è più eternità, ma percorso. Entrano figure come Catone (libertà e intransigenza morale), e soprattutto Pia de’ Tolomei, che nello spettacolo viene letta con forza contemporanea come vittima di femminicidio: non un dettaglio “attualizzante”, ma la prova che Dante sa parlare ancora di violenza, potere, corpi femminili e destino.

Il Paradiso, infine, non è solo un’esplosione estetica: è la promessa di una ricomposizione. Beatrice non è “musa”: è la forma della luce che restituisce senso. E quel verso finale – «l’Amor che move il sole e l’altre stelle» – diventa in teatro non un’epigrafe, ma una pulsazione emotiva, una chiave di lettura che chiude il viaggio e allo stesso tempo lo riapre.

Il linguaggio dello spettacolo: tecnologia, corpo e musica per farci “entrare” nel poema

Il punto forte di questo musical è la sua capacità di usare la tecnologia come parte della narrazione, non come decorazione. Le proiezioni 3D e gli effetti luminosi vengono descritti come “quadri in continuo mutamento”: non è un cinema in teatro, è un teatro che usa strumenti contemporanei per costruire visioni.

A fare la differenza, però, è il corpo: le coreografie acrobatiche di Massimiliano Volpini e la presenza di un corpo di ballo di performer e acrobati servono a rendere fisico ciò che spesso, leggendo, resta astratto. Il buio, il vento, l’acqua, la pietra, il ghiaccio: diventano elementi scenici che si sentono addosso.

E poi la musica: con Marco Frisina la partitura punta sull’epicità, sulle emozioni orchestrali, su un respiro “grande” che sostiene l’idea di kolossal. È l’energia che permette anche a un pubblico giovane di non percepire Dante come distanza, ma come un racconto che vibra.

Perché funziona anche, soprattutto, per chi pensa di “non capire Dante”

Se c’è un merito culturale evidente in La Divina Commedia Opera Musical è la sua capacità di abbattere la barriera d’accesso. Non perché semplifica il contenuto, ma perché lo traduce in esperienza: ti fa capire prima con i sensi e poi con la mente.

È un’operazione importantissima, soprattutto in un’epoca in cui la cultura rischia di diventare o elitismo o intrattenimento vuoto. Qui, invece, il teatro fa quello che dovrebbe sempre fare: trasformare il patrimonio comune in qualcosa di vivo, condivisibile, memorabile. Non è un caso che lo spettacolo venga definito “moderno kolossal”: è un modo per dire che l’alta cultura può essere pop senza essere superficiale.

Tour 2026: tutte le date principali

Lo spettacolo torna in tour con tappe nei principali teatri italiani:

24–25 gennaio 2026 – Assisi, Teatro Lyrick

31 gennaio–1 febbraio 2026 – Napoli, Teatro Palapartenope

12–14 febbraio 2026 – Genova, Teatro Politeama Genovese

24 febbraio–1 marzo 2026 – Roma, Teatro Brancaccio

5–7 marzo 2026 – Reggio Calabria, Teatro Cilea

21–22 marzo 2026 – Bari, Teatro Team

27–29 marzo 2026 – Firenze, Teatro Verdi

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