Canzoni come poesie

Il significato di “Centro di gravità permanente” di Battiato, un viaggio alla ricerca del sé

Quante volte abbiamo la sensazione di sentirci persi e in balia degli eventi. Franco Battiato ce lo racconta in una delle sue canzoni più memorabili
battiato

“Centro di gravità permanente” è tra le canzoni più popolari del maestro Franco Battiato. Fra citazioni dotte e irriverenti giochi di parole, il brano racconta il senso di smarrimento che, talvolta, ci capita di sperimentare nella vita. Quando ci sembra di aver perso la rotta e ci sentiamo in balia degli eventi, è allora che il nostro istinto ci chiede di trovare un centro. Un centro di gravità che ci permetta non solo di stare in piedi, ma che ci aiuti ad orientarci in quel caos della vita, ad astrarci per qualche istante per osservare il mondo e noi stessi con lucidità e distacco. 

Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Avrei bisogno di…
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente

Franco Battiato, uno sperimentatore

Grande sperimentatore, Franco Battiato ha saputo mescolare vari generi, dalla musica elettronica a quella classica con testi avanguardisti e ricercati. Ha firmato alcune delle canzoni più amate della musica leggera italiana, fra cui “Voglio vederti danzare”, “La cura“, “Cerco un centro di gravità permanente” e “Cuccurucucu”. Considerato un pilastro della musica italiana, Battiato si è fatto amare dal pubblico più raffinato e da quello più popolare, elevando la sua natura “pop” a altro.

Il significato

Centro di gravità permanente è una canzone che fa riferimento al senso di smarrimento provato da Battiato. Il testo della canzone è, in apparenza, basato su immagini casuali. Il “centro di gravità” qui citato è il luogo dell’intimità, quel centro dove il cantautore spera di trovare stabilità. Soltanto lì, infatti, il tempo si ferma e si può osservare la realtà circostante con gli occhi di uno straniero. Per raggiungere questo stato assoluto, quasi una sorte di nirvana, l’io dovrà percorrere un viaggio lungo e pieno di misteri. Lungo la strada incontrerà infatti personaggi sapienti: i gesuiti euclidei vestiti come bonzi alla corte della dinastia dei Ming, i capitani contrabbandieri macedoni e la vecchia bretone con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù. Questi riferimenti culturali provengono probabilmente dalla frequentazione letteraria del mistico Georges Gurdjieff.

 

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