Capolavori del cinema tratti da romanzi da recuperare: “Eyes wide shut”

7 Febbraio 2026

Come il romanzo Doppio sogno ha ispirato Eyes Wide Shut: un viaggio tra letteratura e cinema nel cuore del desiderio, della gelosia e dell’inconscio.

“Eyes wide shut” Capolavori del cinema tratti da romanzi da recuperare

“Eyes Wide Shut”, l’ultimo film di Stanley Kubrick  uscì nel 1999, continua a essere oggetto di interpretazioni, analisi e dibattiti. Ma forse la sua forza narrativa, surreale e inquietante, nasce proprio dal fatto che non è solo cinema: è cinema in dialogo con la letteratura.

Perché Eyes Wide Shut non è semplicemente “ispirato a” un romanzo. È un adattamento libero e radicale che prende le coordinate psicologiche, simboliche e oniriche da un testo ottocentesco e le trasporta in una dimensione visiva che sfida qualsiasi certezza.

Quel romanzo è “Doppio sogno” (Traumnovelle) di Arthur Schnitzler, pubblicato nel 1926: la storia di un uomo e una donna alle prese con desideri nascosti, paure, identità segrete e mondi che si svelano oltre il velo della coscienza.

Film cult “Eyes wide shut” tratto dal romanzo “Doppio sogno”

Eyes Wide Shut rimane uno dei film più discussi e amati del cinema contemporaneo non perché sia semplice o immediato, ma perché costruisce un ponte tra letteratura e immaginario visivo: porta sullo schermo la psicologia del desiderio, del dubbio e della doppiezza che già abitava il testo di Arthur Schnitzler.

Dal libro allo schermo, l’esperienza non si limita a raccontare una storia diversa: rivela che le narrazioni più potenti sono quelle in cui il sogno, la paura e il desiderio si intrecciano indissolubilmente. Ed è per questo che Eyes Wide Shut continua a essere un cult da (ri)guardare, studiare e interrogare.

Il romanzo: “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler

Doppio sogno è un testo breve, sottile, ma potentissimo nella sua capacità di esplorare ciò che si cela dietro le buone maniere della borghesia viennese di inizio Novecento. Il protagonista, Fridolin, è un medico che, dopo aver ascoltato le confidenze inquietanti della moglie Albertine, si ritrova a vagare per le strade della città in una notte che sembra un incubo: incontri misteriosi, tentazioni, ambiguità di identità e una sfilata di personaggi simbolici.

L’elemento che più caratterizza il romanzo è il sogno e il doppio: non c’è quasi distinzione tra ciò che è reale e ciò che è immaginato. Schnitzler lavora con precisione psicologica sulle pulsioni, sulla gelosia, sull’oscuro che abita in ogni relazione umana. Il tempo narrativo si piega, i confini si dissolvono, il lettore si trova sospeso in una consapevolezza che non è mai rassicurante.

La novella è quindi una sorta di antefatto letterario delle moderne speculazioni sull’inconscio: un terreno in cui le regole morali si dissolvono e dove il desiderio non è un accessorio, ma una forza inarrestabile.

Il film: “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick

Kubrick non fa un adattamento “classico” della novella di Schnitzler. Non trasferisce personaggi o trame così come sono scritti — ma ne cattura l’intensità psicologica e simbolica.

Nel film, Tom Cruise interpreta Bill Harford, un medico di successo la cui vita borghese prende una piega profonda dopo una confessione della moglie Alice (interpretata da Nicole Kidman): l’aver provato desiderio per un altro uomo. Da quel momento, Bill intraprende un viaggio notturno che lo porta in scenari surreali: feste segrete, maschere, sensazioni di doppio, identità scambiate e desideri inconfessabili.

La trama è diversa — il film è ambientato nella New York contemporanea — ma il problema centrale resta identico a quello di Schnitzler: cosa succede quando il desiderio, prima represso, si affaccia nella coscienza? Come reagisce il soggetto quando si confronta con l’oscenità della propria interiorità?

Kubrick costruisce una lunga discesa nella notte, un po’ come Dante nella sua selva oscura, ma senza redenzione garantita. Il film non offre risposte definitive, ma piuttosto immagini potenti e aperte all’interpretazione.

Dal libro allo schermo: somiglianze e differenze

Il sogno e la doppiezza

Nel romanzo di Schnitzler è tutto sottile, fluttuante: la notte è un mondo onirico in piena luce diurna. Kubrick traduce questa logica in immagini: le maschere, le luci artificiali, il ritmo sospeso della narrazione costituiscono una logica onirica per immagini.

Il desiderio come motore narrativo

In entrambi i testi il desiderio è ciò che mette in discussione l’ordine apparente. In Doppio sogno è un motore psicologico puro; in Eyes Wide Shut diventa visivo, rituale, collettivo, inquietante.

Identità e maschere

Schnitzler lavora con il concetto letterario del doppio. Kubrick, con il suo stile visivo, rende la maschera metafora: non solo quella fisica delle scene ermetiche della festa, ma quella psicologica che ogni personaggio indossa nel rapporto con l’altro.

Il finale

Il romanzo di Schnitzler si chiude lasciando molto in sospeso, oscillando tra realtà e sogno. Allo stesso modo Kubrick non chiude nulla in maniera risolutiva: la scena finale ha la stessa inquietudine e ambiguità, suggerendo che ciò che accade di notte non scompare alla luce del giorno.

Quello che lega Doppio sogno e Eyes Wide Shut non è tanto una trama precisa, quanto una idea di soggetto: l’essere umano come narratore di sé, ma anche come oggetto di pulsioni che spesso nega, reprime, nasconde.

La filosofia contemporanea, da Freud in poi, ci ha insegnato che ciò che noi chiamiamo “coscienza” è soltanto la superficie di un mare profondissimo. Kubrick, visivamente, e Schnitzler, letterariamente, esplorano questo mare: ciò che sta sotto è sia fonte di piacere che di terrore.

La notte, nei due testi, non è solo un tempo cronologico: è una dimensione in cui la coscienza si rovescia, e l’io è costretto a confrontarsi con aspetti che di giorno restano nel buio. Il doppio, il desiderio, il giudizio morale: tutto diventa fluido, incerto.

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