“Bugonia”: il film che parla della nostra follia collettiva, tra complotti e fine della ragione

8 Febbraio 2026

Nella sua nuova opera, Yorgos Lanthimos esplora la nostra follia collettiva con la lente grottesca e surreale di "Bugonia".

“Bugonia”: il film che parla della nostra follia collettiva, tra complotti, capitalismo e fine della ragione

Nella sua nuova opera, Yorgos Lanthimos torna a scavare nelle ossessioni del nostro tempo con la stessa lente cupa, grottesca e surreale che lo ha reso celebre. Bugonia non è un semplice film di fantascienza o una commedia nera: è una parabola filosofica e politica sulla paura, sulla desinformazione e sul rapporto tra individuo e potere.  

“Bugonia” Una satira del presente che si trasforma in profezia

Al centro di “Bugonia” ci sono due giovani ossessionati da teorie cospirazioniste che rapiscono Michelle Fuller, CEO di una grande multinazionale farmaceutica, convinti che sia un’aliena arrivata per distruggere l’umanità. La trama, che sembra all’apparenza una distopia assurda e paradossale, riflette invece paradossi realissimi della nostra epoca: dall’anti-intellettualismo all’alienazione economica, passando per il potere smisurato delle corporation e l’escalation delle teorie del complotto.  

In un mondo in cui molte persone credono più alle narrative online che ai dati oggettivi, Bugonia ci costringe a guardare la nostra paranoia negli occhi: non come un fenomeno marginale, ma come una crisi epistemica che minaccia la coesione sociale e la sopravvivenza stessa del discorso razionale.

Le dinamiche di potere: capitalismo, scienza e sospetto

Se Lanthimos trasforma un semplice sequestro in un gioco di potere teatrale è perché vuole mostrarci come le strutture sociali stesse possano produrre follia collettiva. Il personaggio di Michelle, potente CEO, non è raffigurato semplicemente come un antagonista: è l’incarnazione di una classe dirigente spesso vista come estranea, insensibile e autoritaria, soprattutto in un’epoca in cui grandi aziende controllano infrastrutture, dati, vaccini, informazione e tecnologie critiche.  

Il fatto che i rapitori credano a una teoria così estrema non è incidentalmente comico: è il risultato logico di un sistema che ha eroso la fiducia istituzionale. Quando il tessuto sociale si disgrega, la spiegazione più semplice, anche se irrazionale, diventa la più convincente.

Il lato filosofico: alienazione, identità e il desiderio di senso

Il titolo stesso, “Bugonia”, rimanda alla parola greca che indica la generazione spontanea della vita, un paradosso biologico che in passato cercava di spiegare l’inspiegabile. In modo simile, il film sembra suggerire che la nostra epoca sia alla ricerca di spiegazioni “magiche” per fenomeni complessi come il cambiamento climatico, l’automazione, l’ineguaglianza economica e la pandemia di informazioni false.

Lanthimos non giudica i suoi personaggi con paternalismo: li mette di fronte alle conseguenze estreme delle loro convinzioni, mostrando quanto sia facile passare da un sospetto legittimo a un delirio di massa. In altre parole, Bugonia è anche una meditazione filosofica sulla fragilità dell’io e sulla costruzione sociale della realtà.

Capire Bugonia oggi: un film del nostro tempo

Critici e spettatori hanno già sottolineato come Bugonia sia “una commedia nera, un thriller paranoico e una parabola esistenziale” allo stesso tempo.  

Quando una produzione cinematografica riesce a unire grottesco, satira e riflessione politica, vuol dire che sta facendo qualcosa di più di intrattenimento: sta parlando del nostro presente collettivo.

Il fatto che i protagonisti vedano nella figura aziendale non una leader da interrogare razionalmente, ma un’entità aliena da combattere, non è una semplice trovata narrativa. È una metafora potente della distanza crescente tra cittadini e strutture di potere, una distanza che si colma non con il dialogo ma con la paranoia, la sospettosità e la violenza simbolica.

La follia non è aliena è umana

In definitiva, Bugonia ci costringe a riconoscere qualcosa di scomodo: la linea tra razionalità e follia non è netta, ma fluida, e spesso è il sistema stesso a spingerci oltre.

Non è solo un film su “conspiritici e CEO”: è un film sul nostro tempo, sulle nostre paure e su come costruiamo, o distruggiamo, il senso di realtà.

E se lo spettatore uscirà dalla sala con un senso di disagio e confusione, allora il film avrà compiuto la sua missione critica: farci confrontare con quello che davvero ci spaventa non tanto nell’altro, l’alieno, ma in noi stessi.

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