Ci sono artisti che attraversano il tempo e altri che lo interrogano. Franco Battiato appartiene alla seconda categoria. Dopo il successo al cinema, “Franco Battiato. Il lungo viaggio” approda domenica 1° marzo in prima serata su Rai 1 e su RaiPlay, portando in televisione un racconto che non è soltanto biografico ma profondamente interiore. Il film, prodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, sceglie di raccontare Battiato non come icona, ma come uomo in ricerca. Un film fondamentale per apprezzare
“Franco Battiato: il lungo viaggio” il film arriva finalmente su Rai 1
“Franco Battiato. Il lungo viaggio” segue l’artista dalla Sicilia degli inizi fino all’arrivo a Milano negli anni Settanta, momento decisivo per la sua formazione musicale e spirituale. A interpretarlo è Dario Aita, che restituisce con misura e intensità la complessità di un uomo sospeso tra sperimentazione sonora e silenzio contemplativo. Un film da non perdere che finalmente giunge sui nostri schermi.
Il film non si limita a ricostruire le tappe di una carriera straordinaria, ma accompagna lo spettatore dentro un percorso di trasformazione. Milano rappresenta il confronto con il mondo, con l’industria musicale e con la possibilità del successo. La Sicilia resta invece radice e ritorno, spazio intimo in cui l’artista ritrova il senso più profondo del proprio cammino.
La narrazione attraversa gli incontri fondamentali che hanno segnato il suo percorso umano e creativo. Tra questi spiccano quelli con Giuni Russo, interprete di alcune delle sue composizioni più intense, con Juri Camisasca e con Giusto Pio, amico e coautore di brani diventati parte della memoria collettiva.
Il film mostra anche il momento in cui Battiato riesce a coniugare ricerca colta e successo popolare, dimostrando che sperimentazione e grande pubblico possono dialogare. Le musiche originali, firmate da Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore, accompagnano il racconto con rispetto e sensibilità, evitando l’effetto nostalgia e privilegiando un tono meditativo.
Accanto a Dario Aita, il cast include Elena Radonicich, Simona Malato, Ermes Frattini, Nicole Petrelli, Giulio Forges Davanzati, Anna Castiglia e la partecipazione straordinaria di Joan Thiele. Il risultato è un’opera che non cerca la celebrazione retorica ma un equilibrio tra luce e ombra, tra successo e solitudine.
Chi è Franco Battiato
Parlare di Franco Battiato significa parlare di un artista che ha attraversato generi, epoche e linguaggi senza mai fermarsi. Cantautore, compositore, regista, pittore, intellettuale inquieto, Battiato ha costruito una poetica unica nel panorama italiano.
Dalla stagione sperimentale degli anni Settanta, segnata dalla ricerca elettronica, fino al grande successo pop degli anni Ottanta, l’artista ha saputo trasformare la canzone in uno spazio filosofico. Nei suoi testi convivono riferimenti alla mistica orientale, alla metafisica, alla letteratura e alla storia, sempre con uno sguardo ironico e disincantato.
Brani diventati iconici hanno dimostrato che si può parlare di elevazione spirituale, di disciplina interiore, di distacco dal mondo materiale anche dentro la forma della canzone popolare. Battiato non ha mai separato arte e ricerca interiore. La sua musica è stata uno strumento di indagine sull’anima, un modo per interrogare il mistero dell’esistenza.
“Il lungo viaggio” restituisce proprio questa tensione continua verso l’assoluto. Non solo la carriera di un musicista, ma la traiettoria di un uomo che ha scelto di guardare oltre la superficie delle cose. La messa in onda su Rai 1 rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire un artista che continua a parlare al presente, invitando alla riflessione e alla profondità in un tempo che spesso privilegia la velocità e il rumore.
Spiritualità e arte: il viaggio dell’anima
In “Franco Battiato. Il lungo viaggio” la biografia non procede soltanto per tappe cronologiche, ma si intreccia a una tensione più profonda, quella verso l’interiorità. Per Franco Battiato la musica non è mai stata semplice espressione artistica o mestiere, ma strumento di conoscenza.
La sua ricerca spirituale, alimentata dall’interesse per il sufismo, per la mistica orientale e per le tradizioni esoteriche occidentali, ha attraversato tutta la sua produzione, trasformando la canzone in un luogo di meditazione.
Nei suoi testi il viaggio non è geografico, ma verticale: un movimento verso l’alto, verso una consapevolezza più ampia. Il film suggerisce proprio questo: che dietro ogni scelta musicale, dietro ogni svolta stilistica, si nascondesse un’esigenza di elevazione, una disciplina interiore. L’arte, per Battiato, non era celebrazione dell’ego ma superamento del sé. “Il lungo viaggio” diventa allora il percorso di un’anima inquieta che ha cercato nell’armonia dei suoni una forma di verità, provando a trasformare il palcoscenico in uno spazio di contemplazione.
