Una frase di Lev Tolstoj sulla vita che è un continuo ricominciare

30 Agosto 2025

Leggiamo questa citazione di Lev Tolstoj in cui l'autore russo ci dice che la vita sempre ricomincia, un po' come a settembre, dopo una calda estate.

Una frase di Lev Tolstoj sulla vita che è un continuo ricominciare

La citazione di Lev Tolstoj, pubblicata su Ogoniok, racchiude in poche righe un intero manifesto esistenziale:

«Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell’anima.»

Lev Tolstoj, con la sua consueta intensità, ci consegna una visione della vita lontana da ogni illusione di quiete definitiva. L’esistenza, secondo lui, non è mai lineare né tantomeno pacificata: è un continuo alternarsi di slanci e cadute, di errori e nuove partenze, di lotte e inevitabili sconfitte. La dignità dell’essere umano non risiede nel conquistare una serenità eterna, ma nella capacità di ricominciare sempre, senza temere la fatica del rinnovamento.

Lev Tolstoj e la vita come lotta e rinascita continua

I verbi scelti da Tolstoj – struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare, buttare via tutto – dipingono un quadro di movimento incessante. Ogni esperienza porta con sé errori, e ogni errore diventa occasione per un nuovo inizio. Non c’è possibilità di immobilità, perché la vita vera, quella che si vive “con onore”, non accetta compromessi con l’inerzia.

Tolstoj rifiuta radicalmente l’idea che la calma sia una condizione ideale: la definisce “vigliaccheria dell’anima”. Per lui la calma è rinuncia, è paura di affrontare il cambiamento, è rifugio in un’apatia che anestetizza i conflitti e i turbamenti. L’uomo autentico, invece, è colui che si lascia scuotere, che non teme di sbagliare e che accetta la fatica del ricominciare.

Settembre come metafora del ricominciare

Se spostiamo questa riflessione sul piano delle esperienze quotidiane, troviamo un parallelismo significativo con il mese di settembre, simbolo per eccellenza della ripartenza. Dopo la pausa estiva, le persone tornano ai ritmi di sempre: il lavoro, la scuola, gli impegni che scandiscono il tempo. Settembre non è solo un mese sul calendario, ma un momento esistenziale in cui la vita chiede di essere riassunta, ripresa, reimpostata.

Come nel pensiero tolstojano, anche settembre ci ricorda che la calma è un’illusione temporanea. L’estate, con i suoi giorni distesi, con la sospensione dei doveri e l’illusione di un tempo rallentato, rappresenta una parentesi di quiete. Ma con settembre arriva il ritorno al divenire, alla lotta quotidiana, agli errori e alle nuove possibilità. È come se il ciclo naturale delle stagioni ci confermasse la necessità di non fermarci, di abbracciare di nuovo il movimento.

L’onore nella vita e l’onore nel quotidiano

Vivere con onore, come afferma Tolstoj, non significa evitare la fatica, ma affrontarla a viso aperto. Settembre, con il suo richiamo al dovere e al rinnovamento, diventa allora il simbolo concreto di questa verità. Riprendere le attività dopo l’estate non è mai semplice: ci si trova spesso turbati, spaesati, persino scoraggiati di fronte al ritorno alle abitudini. Eppure proprio in questo “struggersi” e “battersi” risiede il senso del vivere.

Ogni nuovo anno scolastico, ogni progetto lavorativo che si riapre, ogni scelta rimandata che settembre ci costringe ad affrontare, rappresenta una piccola incarnazione dell’idea tolstojana di vita come lotta e ricominciare eterno. L’onore non sta nel vivere in una calma apparente, ma nell’accogliere il flusso degli impegni e delle difficoltà come terreno di crescita.

La sconfitta come parte del cammino

Tolstoj sottolinea un concetto scomodo: anche dopo aver ricominciato, si è destinati a “perdere eternamente”. La vita non garantisce vittorie definitive, ma solo battaglie senza fine. È un pensiero che può sembrare pessimista, eppure racchiude una profonda saggezza: accettare la fragilità e l’imperfezione come parte integrante dell’esistenza.

Settembre incarna questa dinamica. Riprendiamo con buoni propositi, con la speranza di migliorare, di gestire meglio il tempo, di correggere errori passati. Ma sappiamo che inevitabilmente commetteremo nuovi errori, ci affaticheremo, e dovremo ancora una volta ricominciare. È proprio questa ciclicità, però, a rendere viva la nostra esperienza.

Un invito a non temere l’inquietudine

Tolstoj e settembre ci insegnano la stessa lezione: non bisogna temere l’inquietudine né la fatica del ricominciare. L’estate, come la calma che Tolstoj critica, può illuderci di una pace definitiva, ma è solo nella lotta quotidiana, nel turbamento, nell’instancabile rinnovamento che troviamo la dignità del vivere.

La vita autentica non si lascia addormentare. Essa richiede energia, coraggio e accettazione del fallimento. Settembre diventa, allora, il promemoria stagionale che ci invita a non adagiarci nella quiete, ma a rituffarci nella lotta, a rimetterci in cammino.

La frase di Tolstoj e il simbolo di settembre si incontrano in una stessa verità: vivere è ricominciare sempre. Non esistono conquiste definitive né vittorie eterne; esistono il turbamento, l’errore e il continuo bisogno di rinascere.

Così come settembre segna la ripresa dopo l’estate, anche ogni crisi o caduta personale è un settembre dell’anima, un invito a rientrare nel flusso della vita con nuova consapevolezza.

Tolstoj ci ammonisce: la calma non è vita, è rinuncia. Settembre ci conferma che, dopo ogni pausa, l’unica strada possibile è tornare a lottare, con onore, nella certezza che ogni nuovo inizio, pur fragile, è la vera misura della nostra umanità.

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