Una frase di Giovan Battista Gelli perfetta dopo le mangiate delle feste

5 Gennaio 2026

Leggiamo assieme questa citazione di Giovan Battista Gelli che calza perfettamente in questi giorni di festa perché ricorda la moderazione a tavola.

Una frase di Giovan Battista Gelli perfetta dopo le mangiate delle feste

La citazione di Giovan Battista Gelli tratta dai Capricci del bottaio (1548) offre uno spaccato estremamente significativo del pensiero morale e antropologico del Rinascimento italiano, oltre a rivelare la particolare posizione intellettuale di Gelli, scrittore, filosofo autodidatta e artigiano, profondamente inserito nel dibattito culturale del suo tempo.

«conosco io quanto torto fanno a la natura coloro che, non usando la prudenza che Dio ha dato loro, si cibano e beono d’ogni cosa, come fanno le bestie, senza considerazione alcuna»

Un utile ammonimento di Giovan Battista Gelli

Giovan Battista Gelli, noto soprattutto per i Capricci del bottaio e per la Circe, è una figura emblematica dell’Umanesimo “minore”, quello che non nasce nelle corti o nelle università, ma nelle botteghe, nelle corporazioni, nei luoghi del lavoro manuale. La sua riflessione non è mai astratta: è concreta, morale, civile. In questa citazione, apparentemente dedicata a una questione di costume — il modo di mangiare e bere — si concentra invece una visione complessiva dell’uomo, del suo rapporto con la natura, con Dio e con se stesso.

Il nucleo centrale del passo è il concetto di prudenza, indicata come dono divino. Gelli si inserisce qui in una lunga tradizione filosofica che risale ad Aristotele e passa attraverso il pensiero cristiano medievale: la prudenza non è semplice cautela, ma la virtù che permette all’uomo di discernere, di scegliere il giusto mezzo, di agire secondo ragione. È la virtù pratica per eccellenza, quella che governa la vita quotidiana. Non usarla, dunque, significa tradire la propria natura umana.

Ed è proprio la natura a essere chiamata in causa. Gelli parla di un “torto” fatto alla natura: un’espressione forte, che ribalta una possibile giustificazione istintiva dell’eccesso. Non è naturale mangiare e bere senza misura; al contrario, è innaturale farlo “come fanno le bestie”. Qui emerge chiaramente la distinzione umanistica tra uomo e animale: non una differenza biologica, ma razionale e morale. Le bestie seguono l’istinto, l’uomo possiede il giudizio. Rinunciare a esso equivale a una regressione, a un abbassamento della propria dignità.

Il riferimento al “cibarsi e bere d’ogni cosa” va letto anche nel contesto storico. Il Cinquecento è un secolo di contrasti: da un lato la riscoperta della misura classica, dall’altro l’esibizione del lusso, dell’abbondanza, della dismisura, soprattutto nei ceti urbani emergenti. Gelli osserva questo fenomeno con occhio critico, vedendovi non un segno di progresso, ma di decadenza morale. L’eccesso non è libertà, bensì schiavitù degli appetiti.

La frase “senza considerazione alcuna” chiude il periodo con un giudizio netto. La “considerazione” è l’atto del pensare, del valutare le conseguenze, del riflettere sul senso delle proprie azioni. È, in fondo, l’esercizio della ragione. Gelli non condanna il piacere in sé — il cibo e il vino non sono demonizzati — ma l’assenza di riflessione. È una critica alla vita vissuta in modo automatico, senza coscienza, senza responsabilità.

Questo passo si inserisce perfettamente nella struttura dei Capricci del bottaio, opera dialogica e satirica in cui, attraverso la voce di personaggi umili ma saggi, Gelli smaschera i vizi della società contemporanea. La scelta di un bottaio come interlocutore non è casuale: l’artigiano incarna un sapere pratico, fondato sull’esperienza, che spesso risulta più autentico di quello libresco. La saggezza non appartiene solo ai dotti, ma a chi osserva la vita con attenzione.

Dal punto di vista linguistico, la citazione è altrettanto significativa. Il volgare di Gelli è chiaro, diretto, privo di artifici retorici eppure carico di forza espressiva. Il parallelismo “come fanno le bestie” colpisce per la sua immediatezza e rende il discorso accessibile a un pubblico ampio. Questa scelta linguistica riflette una precisa posizione culturale: la filosofia deve parlare a tutti, non rinchiudersi nel latino accademico.

Oltre le abbuffate natalizie

In una prospettiva più ampia, le parole di Gelli anticipano temi che diventeranno centrali nei secoli successivi: il rapporto tra libertà e autocontrollo, tra natura e cultura, tra istinto e ragione. La sua critica non è moralismo sterile, ma invito a riconoscere che la vera libertà non consiste nel fare tutto ciò che si può, bensì nel saper scegliere ciò che è giusto fare.

Questa citazione dei Capricci del bottaio rivela Giovan Battista Gelli come un pensatore profondamente moderno. Attraverso una riflessione apparentemente semplice sul mangiare e bere, egli costruisce una difesa della dignità umana, fondata sull’uso della ragione e della prudenza. Fare torto alla natura, per Gelli, non significa violare un ordine esterno, ma rinnegare ciò che rende l’uomo veramente uomo: la capacità di vivere con misura, consapevolezza e responsabilità.

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