Esistono scrittori che leggiamo per evadere e scrittori che leggiamo per ritrovarci, anche quando quello che troviamo non ci piace affatto. Italo Svevo appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Attraverso le sue pagine, e in particolare tra le righe de “La Coscienza di Zeno”, lo scrittore triestino ha saputo dare un nome a quel senso di inadeguatezza che tutti, prima o poi, proviamo di fronte alla vita.
In un mondo che ci chiede di essere sempre performanti, decisi e “guariti”, Svevo ci regala il diritto di essere “inetti”, ovvero profondamente e meravigliosamente umani. Le sue riflessioni non sono semplici aforismi, ma specchi in cui riflettere le nostre piccole bugie quotidiane, i nostri vizi mai abbandonati e quella sottile ironia che è l’unica vera medicina contro il dolore di esistere.
Italo Svevo: la saggezza dell’ironia e il fascino dell’inettitudine
Svevo voleva “fare letteratura”, cioè scrivere riguardo la vita ogni giorno, per allenarsi e per capire a fondo il proprio essere. L’autore affermava che la scrittura, la letteratura rendono il soggetto consapevole di esistere e gli danno una possibilità per esprimersi e comprendere la sua natura.
Svevo è stato il primo a capire che l’uomo non è un blocco di granito, ma un insieme di contraddizioni. Il suo protagonista più celebre, Zeno Cosini, è l’emblema dell’uomo moderno: colui che rimanda costantemente il cambiamento, che fuma l’ultima sigaretta sapendo che non sarà mai l’ultima, e che trova nella propria “malattia” una forma di protezione contro la brutalità del mondo esterno.
Ma cosa rende queste parole così attuali a distanza di un secolo? È la capacità di Svevo di non giudicare. Egli osserva i fallimenti umani con un sorriso indulgente, suggerendoci che, in fondo, siamo tutti un po’ “casi clinici”.
Perché Svevo si chiamava così?
Italo Svevo è lo pseudonimo di Aron Hector Schmitz. Lo pseudonimo, Italo Svevo, rimanda direttamente alla sua origine geografica: Italo come italiano, Svevo come germanico. Svevo era infatti per metà italiano e per metà tedesco.
L’opera più importante
Nel 1892 scrisse il suo primo romanzo, “Una vita“, a cui seguirono “Senilità” (1898) e la sua opera più celebre “La coscienza di Zeno” nel 1923 che lo pose all’attenzione della critica.
“La coscienza di Zeno” è il resoconto di un viaggio nell’oscurità della psiche, nella quale si riflettono complessi e vizi della società borghese dei primi del Novecento, le sue ipocrisie, i suoi conformismi e insieme la sua nascosta, tortuosa, ambigua voglia di vivere.
L’inettitudine ad aderire alla vita, l’eros come evasione e trasgressione, il confine incerto tra salute e malattia divengono i temi centrali su cui si interroga Zeno Cosini in queste pagine bellissime che segnarono l’inizio di un modo nuovo di intendere la narrativa.
Primo romanzo “psicoanalitico” della nostra letteratura, quest’opera rivoluzionaria seppe interpretare magistralmente le ansie, i timori e gli interrogativi più profondi di una società in cambiamento.
Frasi di Italo Svevo per riscoprire il valore delle nostre imperfezioni
Ecco una selezione degli aforismi e delle citazioni più iconiche di Italo Svevo, per riscoprire il valore della nostra fragilità:
1. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale.
2. È un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.
3. Il rimorso non nasce dal rimpianto di una mala azione già commessa, ma dalla visione della propria colpevole disposizione.
4. La salute non analizza se stessa e neppure si guarda nello specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi.
5. L’ultima sigaretta acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su se stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute.
6. Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto.
7. L’uomo è un animale disgraziato perché non ha la coda.
8. Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l’avarizia.
9. Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.
10. A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio.”
11. Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz’obbiezioni, il destino.
12. Quaggiù quando noi non ci vogliamo male ci amiamo tutti, ma però i nostri vivi desideri accompagnano solo gli affari cui partecipiamo.
13. La legge naturale non dà il diritto alla felicità, ma anzi prescrive la miseria e il dolore.
14. Chissà se l’amo? E’ un dubbio che m’accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l’amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore.
15. La vita non è né brutta né bella, ma è originale!
16. Non v’è niente di più difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole.
17. Le avventure più gradevoli possono capitare quando meno ci si pensa.
18. Del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima, perché non serve.
19. Sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomoideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezzalatente.
20. Il tempo, per me, non è quella cosa impensabile che non s’arresta mai. Da me, solo da me, ritorna.
Cosa ci insegnano queste frasi
Leggere Svevo oggi significa fare un atto di coraggio e, al tempo stesso, di estrema gentilezza verso se stessi. Cosa ci insegnano queste frasi? Ci insegnano, prima di tutto, che l’imperfezione non è un errore di sistema, ma la sostanza stessa dell’essere umano. Attraverso i suoi aforismi, Svevo ci invita a smettere di rincorrere un’ideale di perfezione che non esiste. La “salute” assoluta, per lo scrittore, è quasi una forma di stupidità o di insensibilità. Essere “malati”, avere dubbi, fallire nei propri propositi (come nel celebre vizio del fumo) ci rende consapevoli, lucidi e, paradossalmente, più vivi.
Inoltre, queste frasi ci insegnano il potere salvifico dell’ironia. Zeno Cosini ride delle sue sventure, e in quel riso c’è la chiave per sopravvivere. Svevo ci suggerisce che non dobbiamo necessariamente risolvere tutte le nostre contraddizioni per essere degni di amore o di rispetto; a volte, basta saperle guardare in faccia e ammettere, con un pizzico di malizia, che sono proprio quelle a renderci unici.
Infine, Svevo ci lascia una lezione profonda sulla libertà. Siamo liberi non quando siamo perfetti, ma quando accettiamo la nostra natura mutevole. La vita è un “equilibrio precario”, e invece di cercare di fermarla o guarirla, dovremmo imparare a ballare con le nostre debolezze.
