Ci sono frasi celebri passate alla storia e di cui si parla tanto ancora oggi… anche grazie alla loro falsa attribuzione. Citazioni famose come “L’importante è partecipare” oppure “Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani” nel parlato comune sono spesso assegnate a personaggi famosi, senza tener conto dei veri autori delle citazione. Non ultima, la sempre di moda citazione attribuita erroneamente a Italo Calvino, Citazioni d’autore (si, ma quale?) che spesso devono la loro fortuna proprio ad una falsa attribuzione.
Come nasce una falsa attribuzione
Il fenomeno delle false attribuzioni è antico quanto la scrittura, ma nell’era digitale è diventato virale e quasi inarrestabile. Non si tratta sempre di errori casuali: dietro a certi tipi di errori si nascondono in realtà motivazioni psicologiche, sociologiche e tecniche ben precise.
Tra le prime cause di falsa attribuzione troviamo il cosiddetto “effetto alone”: si è più propensi a dare valore a un concetto se si pensa che sia stato espresso da una mente brillante o da una figura carismatica. Ad esempio, attribuire una frase banale o un consiglio motivazionale ad Albert Einstein, Marilyn Monroe, Mark Twain o Winston Churchill conferisce alla frase un’autorità immediata.
Un’altra causa di falsa attribuzione è la “semplificazione” storica: spesso una frase complessa o lunga viene riassunta per renderla più orecchiabile e “social”. Con il tempo, il riassunto arriva a sostituire l’originale.
A tal proposito, vedi l’esempio della frase che erroneamente viene spesso attribuita a Voltaire
Capitolo a parte meriterebbero le false attribuzioni che nascono prevalentemente sui social: qui troviamo, tra gli errori, quelli dovuti al cosiddetto “effetto di verità illusoria” (più una cosa viene ripetuta, più il nostro cervello tende a crederci), alla “vicinanza” temporale o tematica (attribuzione errata avviene perché il vero autore è poco noto, mentre il falso autore tratta temi simili ed è molto famoso), e al copia-incolla veloce (si condivide senza verificare la fonte).
False attribuzioni: le frasi celebri oggetto di cui si sbaglia l’autore
Scopriamo di seguito quali sono le citazioni più celebri di cui spesso si sbaglia l’autore, e quindi oggetto di falsa attribuzione.
1. “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”
Come smentito anche più di una volta dalla figlia Giovanna Calvino, la frase non appartiene a Italo Calvino, ma della professoressa cuneese Mattea Rolfo, insegnante di una scuola superiore di Torino. La frase è apparsa per la prima volta sul blog personale della professoressa, Spigoblog, a settembre 2007.
2. “Dio è morto, Marx pure, e anche io non mi sento molto bene”
Comunemente viene attribuita al geniale regista Woody Allen, molto famoso anche per le sue numerose citazioni. In realtà la frase sembra che sia stata detta da Eugene Ionesco, un drammaturgo rumeno, molto conosciuto come esponente del “teatro dell’assurdo”.
3. “Eppur si muove!”
In molti sono convinti che Galileo Galilei, costretto a rinunciare alle sue teorie, abbia detto agli scienziati “eppur si muove”. In realtà la frase sembra che sia gli sia stata attribuita da Giuseppe Baretti, uno scrittore vissuto un secolo dopo.
4. “Elementare Watson”
Pensando a Sherlock Holmes, viene spontaneo citare tra le sue frasi celebri la famosa “Elementare Watson”. In realtà chi ha letto i libri sa che la frase non è scritta nelle pagine di Arthur Conan Doyle, e non viene mai detto dal famoso investigatore. Sembra però che in uno dei racconti “Il caso dell’uomo deforme”, Watson davanti a un caso dica “semplice” e Sherlock risponda “Elementare”.
5. “L’importante non è vincere, ma partecipare”
Sembra proprio che questa tra le frasi celebri non sia stata detta da Pierre de Coubertin, a cui però andrebbe attribuita l’importanza di averla diffusa e resa celebre. L’aforisma appartiene a Ethelbert Talbot, vescovo della Pennsylvania, che l’avrebbe pronunciata durante le Olimpiadi del 1908.
6. “Panta Rei (tutto scorre)”
La frase da poco è tornata ad essere conosciuta grazie alla canzone di Francesco Gabbani e alla sua simpatica scimmia. La frase viene tendenzialmente fatta risalire ad Eraclito, spesso appunto definito come “il filosofo del panta rei.” In realtà Eraclito non ha mai scritto questa frase, ma è Platone che nel “Cratilo” scrive: “Dice Eraclito “che tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che “non potresti entrare due volte nello stesso fiume”.
7. “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi ogni volta un risultato diverso”
Tra le frasi celebri attribuite al noto scienziato, si è soliti credere che queste parole siano state pronunciate da Einstein, ma in realtà l’autore originale non è lui. La frase è nata dalla penna di Rita Mae Brown e si trova nel suo libro “Morte improvvisa” del 1983.
8. “Non hanno pane? Che mangino Brioches”
Questa è una delle frasi che vengono più comunemente utilizzate per descrivere il periodo della rivoluzione francese e viene frequentemente attribuita alla regina Maria Antonietta. In realtà la frase non appartiene davvero alla regina, dal momento che Rousseau riporta la frase relativamente a un evento che si è verificato 14 anni prima che Maria Antonietta nascesse.
9. “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”
La frase è quella che meglio rappresenta l’Unità d’Italia. Secondo molti la frase dovrebbe essere attribuita a Massimo D’Azeglio, ma in realtà la citazione non è esattamente corretta. Il politico, infatti, ne “I miei ricordi” scrive “il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani”.
10. “Sii te stesso; tutti gli altri sono già stati presi”
Si pensa sia una delle frasi celebri di Oscar Wilde, ma in realtà l’aforisma dello scrittore è diverso. Nel “De profudis”, infatti, scrive. “La maggior parte delle persone sono altre persone. I loro pensieri sono le opinioni di qualcun altro, le loro vite un’imitazione, le loro passioni una citazione”.
11. “Il paradiso per il clima, l’inferno per la compagnia”
Questa frase viene attribuita a diversi autori: alcuni ritengono sia di Mark Twain, mentre secondo altri sarebbe da far risalire a Oscar Wilde. In realtà il primo a pronunciare queste parole sarebbe stato il politico Benjamin Wade, che avrebbe così detto: “Penso, da tutto quello che posso sapere, che il paradiso ha il miglior clima, ma l’inferno ha la miglior compagnia”.
12. “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine.”
La frase, che descrive come la routine, il non osare, il non provare emozioni nuove, è l’inizio di una famosa poesia della scrittrice brasiliana Martha Medeiros, ma spesso, soprattutto sui social, viene erroneamente attribuita a Pablo Neruda.
13. “Il modo in cui una nazione tratta gli animali è la sua misura di civiltà.”
Questa massima, che sottolinea come il rispetto e la cura verso gli animali riflettano il progresso morale e la grandezza di un popolo, viene spesso attribuita a Mahatma Gandhi, mentre in realtà appartiene al teologo, filosofo e biografo tedesco David Friedrich Strauß.
14. “La parola all’uomo è stata data per nascondere il pensiero.”
Questa frase viene spesso attribuita erroneamente a Voltaire, Mirabeau o Mark Twain, ma in realtà appartiene all’umorista americano Edgar Wilson Nye.
15. “Il fine giustifica i mezzi”
In un passo del “Principe”, Machiavelli enuncia un concetto che può essere riassunto con “Il fine giustifica i mezzi”, ma in realtà la frase così com’è spessissimo riportata e citata non è mai stata scritta dal celebe filosofo fiorentino.
16. “È meglio tacere ed essere considerati imbecilli piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio.”
Questa frase viene stata attribuita a diverse persone, tra cui Lincoln, Mark Twain e Confucio. In realtà, la citazione appartiene allo scrittore Maurice Switzer ed è contenuta nel libro “Mrs. Goose, Her Book” del 1907.
