Il nuovo anno è iniziato da poco meno di due settimane, ma è già tempo di verificare se si stanno portando avanti i buoni propositi con cui si è cominciato questo 2026. Spesso a più facile avere delle buone intenzioni rispetto poi a mantenerle.
Ed è proprio questo concetto a trovare spazio in un celebra passo di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, il capolavoro di Lewis Carroll, che racconta dell’incessante ricerca per definire la propria identità e dello scontro con l’inevitabile scissione che ci portiamo dentro tra sogno e realtà, tra desiderio e volontà.
(Alice ha tentato di arrampicarsi lunga una gamba del tavolo e ora piange delusa).
“Ma perché piango? Non serve proprio a nulla!” Disse fra sé Alice. E dopo un po’, con un tono deciso, aggiunse: “Ti consiglio di smetterla immediatamente”.
Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente. Qualche volta arrivava persino a sgridare se stessa, così severamente da farsi venire le lacrime agli occhi. Un giorno tentò addirittura di tirarsi gli orecchi perché aveva provato a imbrogliare sui punti durante una partita a palla tra lei e lei stessa. Infatti questa strana bambina pretendeva alle volte di essere due persone.
“Ma adesso” pensava la povera Alice “non mi servirebbe a niente fingere di essere due persone. Di me è rimasto tanto poco, che basta appena a fare una sola persona che si rispetti!”
Alice e la buona volontà disattesa
Alice incarna perfettamente il paradosso di chi sa esattamente cosa dovrebbe fare, ma non riesce a farlo. La ragione della ragazza è lucida ma, nonostante la chiarezza mentale, la sua parte emotiva e istintiva segue un’altra strada. È il classico “predicare bene, ma razzolare male”. I buoni propositi disattesi nascono proprio in questo spazio vuoto tra il pensiero logico e l’azione concreta.
In questo passo tratto dal celebre classico di Lewis Carroll, Alice non si limita a darsi consigli: la ragazza si sgrida, si fa piangere, tenta persino di “tirarsi gli orecchi”. Un’immagine che riflette la nostra tendenza a trasformare il fallimento di un proposito in un pretesto per l’autoflagellazione. Ma lo stesso autore in questo passo ci suggerisce che essere giudici spietati di se stessi non aiuta a cambiare. Alice piange per la sgridata che si è data, aggiungendo dolore al fallimento originale, creando un circolo vizioso che blocca l’azione invece di favorirla.
Il dualismo tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo
Alice gioca a “essere due persone”, un meccanismo psicologico comune. Quando formuliamo un buon proposito, infatti, siamo la versione “migliore” di noi stessi. Quando lo disattendiamo, siamo la versione “debole”. Fingere di essere due persone permette ad Alice di dare la colpa a “quell’altra lei” che ha barato a palla o che non segue i consigli. È un modo per distanziarsi dalla propria responsabilità.
Questa “doppia identità” rappresenta un pericolo per l’animo umano: porta ad una perdita di fiducia in se stessi. Nel caso di Alice, la ragazza si sente rimpicciolita non solo fisicamente (per via delle pozioni del Paese delle Meraviglie), ma anche moralmente. Carroll ci dice che per mantenere un impegno servirebbe un’integrità che Alice, in quel momento di caos e solitudine, sente di aver perso. Se non c’è un “Io” solido e unificato, non può esserci promessa mantenuta.
Buoni propositi e volubilità
Ogni volta che disattendiamo un buon proposito, “perdiamo pezzi” di noi stessi. La cosa più interessante di tutto ciò non riguarda, però, i buoni propositi, ma la nostra umana natura, una natura continuamente sdoppiata tra desiderio e realtà, tra affermazione e fallibilità. E proprio questo fardello condiviso sottolineato nella citazione di Lewis Carroll ci dà la spinta ad accettare che l’altro si manifesti in modi limitati e goffi, a sapere nella carne che l’altro è sulla strada, come noi, alla ricerca del proprio stare al mondo, della propria identità.
Ognuno sa di appartenere, anche e senza soluzione di continuità, a quello spazio vuoto che separa volontà e azione, accettazione e rifiuto di se stessi. Una volubilità che ci fa saltare da uno stato d’animo all’altro, da uno stato dell’io all’altro, e che ci impedisce di manifestarci totalmente, a noi stessi prima che agli altri. Ed ecco l’importanza della pazienza e della comprensione: ci sentiamo tutti un po’ persi. Siamo tutti alla costante ricerca di noi stessi! E questa ricerca che ci accomuna è il dono più prezioso alla nostra umanità.
Siamo tutti un po’ Alice
Soffermiamoci ad analizzare un estratto della citazione di Lewis Carroll:
“Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente“.
Le avventure visionarie di questa bambina un po’ strana ci riguardano nell’intimo. Come Alice, siamo sempre divisi in due, tra propositi che vorremmo seguire e paura di osare o di sperimentarsi fino in fondo; ed è anche un po’ come l’inizio di ogni anno o di ogni cosa, quando saremmo pronti a fare di tutto pur di cambiare e di migliorare ma poi raramente siamo in grado di metterci in moto per raggiungere gli obiettivi che ci siamo fissati.
Lewis Carroll
Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, è stato uno scrittore, poeta, fotografo, logico, matematico e prete anglicano britannico dell’età vittoriana nato il 27 gennaio 1832 a Daresbury, Regno Unito e scomparso il 14 gennaio 1898 a Guildford, Regno Unito.
Lewis Carroll è celebre soprattutto per i due romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che sono state apprezzate da una straordinaria varietà di lettori, dai bambini ai grandi scienziati e pensatori.
Fra gli autori che hanno citato Alice come fonte d’ispirazione per le loro opere si possono ricordare James Joyce, Jorge Luis Borges e John Lennon. In molti paesi del mondo esistono club e società di estimatori di Carroll, a cui è anche dedicato un importante premio per la letteratura per ragazzi, il Lewis Carroll Shelf Award.
