Alessandro Baricco è uno degli autori italiani contemporanei più amati. Nato il 25 gennaio 1948, con le sue opere Baricco ha saputo raccontare l’animo umano con estrema sensibilità, cogliendone le diverse sfumature. Ne è un esempio questa sua bellissima frase tratta dal romanzo best-seller “Seta“, pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 1996:
“Poiché la disperazione era un eccesso che non gli apparteneva, si chinò su quanto era rimasto della sua vita, e riiniziò a prendersene cura, con l’incrollabile tenacia di un giardiniere al lavoro, il mattino dopo il temporale”.
Reagire alle difficoltà della vita con stoicismo: la lezione di Baricco
Questa bellissima frase di Alessandro Baricco ci guida verso un atteggiamento costruttivo di fronte alla sofferenza e al dolore. Il protagonista di “Seta”, distrutto dalla sofferenza, non crolla, rifiuta di farsi annientare dal dolore e non si lascia prendere dalla disperazione. Decide, bensì, di reagire con compostezza e di risollevarsi dirigendo la sua attenzione verso “quanto era rimasto della sua vita”, concentrandosi non su ciò che ha perso, ma su ciò che è ancora lì e merita il suo sguardo. Questa reazione rappresenta una forma di stoicismo moderno: accettare il limite senza indulgere nel vittimismo.
Così il protagonista decide di “chinarsi” su quanto era rimasto della sua vita, un gesto che indica umiltà e dedizione. Non guarda la vita dall’alto, con distacco, ma si abbassa verso la terra, verso le cose concrete che sono sopravvissute. La “cura” è l’opposto dell’abbandono. È un gesto metodico, lento, che non cerca risultati immediati ma si concentra sul processo del ricostruire.
Ciò che ci insegna questo splendido passaggio tratto dal libro di Alessandro Baricco è che, per quanto sia difficile distrarsi dal malessere, dagli equilibri o dai legami che si sono rotti, non possiamo lasciarci investire dalla tempesta e crollare sotto i colpi delle mareggiate. Non possiamo farci trascinare dai venti vorticosi e perderci definitivamente. Dobbiamo ritrovarci, e per farlo occorre ripartire dalle macerie, da ciò che è rimasto, seppur ferito, e che può rappresentare un nuovo punto di partenza.
Questa citazione ci fa tornare alla mente il concetto di “coltivare il proprio giardino” che si trova nel “Candide” di Voltaire, ma mentre nell’autore francese rappresentava una chiusura verso il mondo esterno per trovare la pace, in Baricco è un atto di guarigione interiore: curare il giardino significa per l’autore italiano curare se stessi.
La metafora del giardiniere per affrontare la vita
La metafora del giardiniere di cui si serve Alessandro Baricco ha un che di dolce e di forte: il giardiniere è colui che ogni giorno, con impegno, cura le proprie piante e le vede crescere, fiero, nel corso del tempo. E non sono i grandi cambiamenti a renderlo fiero del suo lavoro. Sono i germogli che lentamente si trasformano in foglie, e le foglie che via via diventano più verdi, e la sensazione che ogni piccolo gesto rivolto a questi splendidi esseri viventi non venga svolto invano.
Il giardiniere è il mestiere di colui che accetta i ritmi della natura: egli non può forzare i fiori a sbocciare, può solo preparare il terreno. La sua tenacia è “incrollabile” perché sa che il ciclo della vita continua nonostante lui. Il lavoro del giardiniere è un lavoro di pazienza e di fiducia nel futuro.
Con la sua metafora, Alessandro Baricco ci racconta un modo diverso di affrontare la vita: partire dalle piccole cose è la strada giusta per ricominciare, soprattutto quando siamo in preda alla disperazione e ci sembra che nulla possa farci sentire di nuovo bene.
Seta: uno dei libri più belli di Alessandro Baricco
La frase che abbiamo appena letto è tratta da “Seta”, uno dei capolavori di Alessandro Baricco. Pubblicato per la prima volta nel 1996 e ripubblicato in innumerevoli riedizioni per diverse case editrici, “Seta” racconta la storia di Hervé Joncourt, un mercante di bachi da seta che gira il mondo per via della sua esotica professione.
L’amore, il viaggio e il tema esistenziale sono la cifra identificativa del romanzo di Alessandro Baricco, che è stato tradotto in oltre trenta lingue ed è presto diventato un best-seller internazionale da cui è stato anche tratto un adattamento cinematografico con Keira Knightley.
Sinossi dell’opera
“L’ultima cosa che vide, prima di uscire, furono gli occhi di lei, fissi nei suoi, perfettamente muti”Si chiamava Hervé Joncour, era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava. Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.
La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto.Da Seta, pubblicato da Rizzoli nel 1996 e da Fandango nel 2007, tradotto in oltre trenta lingue, bestseller internazionale, è stato tratto il film omonimo di François Girard, con Michael Pitt, Keira Knightley e Alfred Molina, nel 2007.
