Una frase di Charles de Montesquieu sul valore del viaggio

30 Agosto 2025

Leggiamo questa citazione di Charles de Montesquieu che ci ricorda ancora una volta quanto viaggiare sia importante per crescere come persone.

Una frase di Charles de Montesquieu sul valore del viaggio

La citazione di Charles de Montesquieu, tratta dal Saggio sulle cause che possono influire sullo spirito e sul carattere, recita:

«I viaggi danno una grande apertura mentale: si esce dal cerchio dei pregiudizi del proprio paese e non si è disposti a farsi carico di quelli degli stranieri.»

Queste parole condensano uno dei pensieri più moderni e universali del politico filosofo francese: l’idea che il viaggio non sia soltanto un’esperienza fisica, ma soprattutto un processo di trasformazione intellettuale e spirituale. Per Montesquieu, infatti, il confronto con altre culture e altre abitudini ha il potere di scuotere certezze radicate, di relativizzare convinzioni considerate assolute e di aprire la mente a nuove prospettive.

Charles de Montesquieu e il viaggio come esperienza di libertà

Nel XVIII secolo, epoca in cui Montesquieu scrive, il viaggio non era un’esperienza di massa come oggi, ma un’impresa riservata a pochi: studiosi, nobili, mercanti, esploratori. Era il tempo del cosiddetto “Grand Tour”, il viaggio formativo che i giovani aristocratici europei intraprendevano per completare la loro educazione. Per Montesquieu, però, il senso del viaggio va ben oltre il semplice arricchimento culturale o la conoscenza di monumenti e tradizioni. Viaggiare significa liberarsi dai vincoli invisibili dei pregiudizi, rompere i confini mentali, oltre che quelli geografici.

Il “cerchio dei pregiudizi” di cui parla è quell’insieme di convinzioni, tradizioni e abitudini che ogni società costruisce e che spesso accetta come verità assolute. Chi non ha mai visto altro tende a considerare normale solo ciò che appartiene al proprio contesto, giudicando come sbagliato o bizzarro tutto ciò che è diverso.

Il relativismo culturale di Montesquieu

Il filosofo francese, che viaggiò molto in Europa, osservò con attenzione le differenze tra popoli e governi. Nel suo capolavoro Lo spirito delle leggi mise in luce come le leggi e i costumi di ciascun paese fossero legati al clima, alla geografia, alla storia e alla religione, anticipando quello che oggi definiamo relativismo culturale.

La frase sulla funzione del viaggio si inserisce proprio in questa visione: conoscere altri popoli permette di relativizzare i propri schemi, comprendendo che ciò che a casa nostra è ritenuto essenziale o naturale altrove può essere marginale o persino inesistente. In questo senso, il viaggio diventa un antidoto contro l’etnocentrismo, ossia la tendenza a giudicare tutte le culture sulla base dei valori della propria.

Uscire dai propri pregiudizi

Charles de Montesquieu sottolinea che viaggiare significa uscire da se stessi, dalla rassicurante ma limitante visione del proprio paese. È un esercizio di apertura che costringe a rivedere giudizi e convinzioni. Tuttavia, aggiunge un dettaglio importante: chi viaggia non deve sostituire i propri pregiudizi con quelli degli stranieri.

Questo significa che l’apertura mentale non consiste nell’aderire passivamente ad altre mentalità, ma nel mantenere una distanza critica: imparare dagli altri senza perdere la propria capacità di giudizio. Il viaggiatore autentico, secondo Montesquieu, non è un collezionista di usanze, ma un osservatore attento che, mettendo a confronto culture diverse, diventa più libero e consapevole.

Il valore educativo del viaggio

Questa riflessione conserva una validità enorme anche oggi. Nell’epoca della globalizzazione, dei voli low cost e della comunicazione digitale, viaggiare sembra più facile che mai. Eppure, non sempre l’esperienza porta a quella crescita interiore di cui parla Montesquieu. Spesso ci si limita a “consumare” luoghi e culture come prodotti turistici, senza realmente interrogarsi su ciò che ci mostrano.

Per trasformarsi in apertura mentale, il viaggio deve essere accompagnato da curiosità autentica, umiltà e spirito critico. Significa osservare, ascoltare, confrontarsi, lasciarsi sorprendere e, quando necessario, mettere in discussione ciò che si pensava indiscutibile. Non basta spostarsi fisicamente: bisogna essere disposti a cambiare interiormente.

Un altro aspetto interessante del pensiero di Charles de Montesquieu riguarda il rapporto tra viaggio e identità. Viaggiando, si scopre che non esiste un unico modo di vivere, ma una molteplicità di possibilità. Questo non porta a smarrimento, bensì a una maggiore consapevolezza di sé. Solo confrontandosi con ciò che è diverso, infatti, si comprende davvero chi si è e quali valori sono essenziali.

In questo senso, il viaggio diventa anche un processo di auto-conoscenza. La distanza dal proprio contesto permette di guardare con occhi nuovi non solo ciò che è estraneo, ma anche ciò che è familiare. Tornare a casa dopo un viaggio spesso significa rivedere la propria realtà con maggiore lucidità, riconoscendo abitudini che prima sembravano ovvie e che ora si mostrano in tutta la loro relatività.

Una lezione per il presente

La riflessione di Charles de Montesquieu è quanto mai attuale. In un mondo attraversato da nazionalismi, paure identitarie e diffidenze verso lo straniero, il viaggio – reale o anche simbolico, attraverso la lettura e il dialogo – rappresenta ancora uno strumento fondamentale per combattere l’intolleranza.

Il filosofo ci invita a non chiuderci nei confini angusti dei nostri pregiudizi, ma a guardare oltre. Non si tratta di rinunciare alla propria cultura, ma di arricchirla attraverso il confronto. Ogni incontro con l’altro diventa occasione di crescita, a patto di non cadere nella tentazione opposta: quella di idealizzare o assorbire acriticamente tutto ciò che è diverso.

Le parole di Montesquieu racchiudono una verità semplice e potente: il viaggio è una scuola di libertà e di apertura mentale. Uscire dal proprio orizzonte culturale significa liberarsi dalle catene invisibili dei pregiudizi, imparare a guardare il mondo con occhi nuovi e diventare cittadini più consapevoli.

In un’epoca in cui la mobilità è sempre più accessibile, questa lezione assume un valore ancora più grande: non basta spostarsi, bisogna imparare a viaggiare davvero, ossia a lasciarsi cambiare dall’incontro con l’altro. Solo così il viaggio diventa ciò che Montesquieu aveva intuito: un esercizio di apertura, di critica e di libertà interiore.

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