Una frase di Capriolo Zoppo sul valore della terra che abitiamo

26 Marzo 2026

Leggiamo assieme questa citazione tratta dalla lettera che Capriolo Zoppo invia al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce nel 1854.

Una frase di Capriolo Zoppo sul valore della terra che abitiamo

La celebre lettera attribuita a Capriolo Zoppo, indirizzata al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce nel 1854, rappresenta uno dei testi più intensi e poetici sul rapporto tra l’uomo e la natura. Le parole citate – “Le mie parole sono come le stelle e non tramontano” – aprono una riflessione che trascende il tempo storico in cui furono pronunciate, assumendo un valore universale e profondamente attuale.

Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Noi non siamo proprietari della freschezza dell’acqua o del suo scintillo: come potete comprarli da noi? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.

I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua, ma è il sangue dei nostri antenati. Il mormorio dell’acqua è la voce di mio padre.

L’appello di Capriolo Zoppo

Fin dalle prime righe, emerge una concezione radicalmente diversa della realtà rispetto a quella occidentale moderna. Quando Capriolo Zoppo si chiede: “Ma come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra?”, egli mette in discussione uno dei pilastri della civiltà europea: l’idea di proprietà. Nella visione dei popoli nativi, la terra non è un bene da possedere, ma una presenza vivente con cui entrare in relazione. Non si tratta di un oggetto, ma di un soggetto, degno di rispetto e di ascolto.

Questa prospettiva ribalta completamente la logica economica che si stava imponendo nell’America del XIX secolo, caratterizzata dall’espansione territoriale e dalla mercificazione delle risorse naturali. Per i coloni europei, la terra rappresentava una risorsa da sfruttare; per i nativi, invece, era una madre, una fonte di vita e memoria. La domanda retorica posta da Capriolo Zoppo non richiede una risposta: è già, di per sé, una denuncia dell’assurdità di un sistema che pretende di trasformare l’infinito in proprietà privata.

Uno degli aspetti più suggestivi del testo è la sacralizzazione di ogni elemento naturale. “Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo” afferma l’autore, per poi elencare con straordinaria precisione dettagli apparentemente insignificanti: “ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada”. Questa attenzione al dettaglio rivela una sensibilità profonda, capace di cogliere la bellezza e il valore anche nelle manifestazioni più minute della natura.

La sacralità, in questo contesto, non è un concetto astratto o religioso nel senso occidentale, ma una qualità intrinseca della realtà. Tutto è sacro perché tutto è connesso. La linfa degli alberi, ad esempio, “porta le memorie dell’uomo rosso”: una metafora potente che esprime l’idea di una continuità tra uomo e natura, tra passato e presente. La memoria non è confinata nella mente umana, ma è diffusa nel mondo, inscritta negli elementi naturali.

Questo legame indissolubile è sintetizzato in una delle frasi più celebri del testo: “Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.” Qui si coglie il cuore della filosofia nativa: l’identità non è individuale, ma relazionale. L’essere umano non esiste in isolamento, ma come parte di un tutto più ampio. Questa visione contrasta fortemente con l’individualismo tipico della modernità occidentale, che tende a separare l’uomo dalla natura, considerandolo superiore e distinto.

Un altro elemento centrale è il concetto di fratellanza universale. Capriolo Zoppo afferma: “I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli.” Questa idea amplia il concetto di famiglia oltre i confini della specie umana, includendo animali, piante e persino elementi inanimati come le rocce e i fiumi. Tutto appartiene alla stessa famiglia, e quindi merita rispetto e cura.

In questo senso, la natura non è solo un ambiente, ma una comunità. Gli esseri viventi non sono risorse, ma parenti. Questa prospettiva implica una responsabilità etica: prendersi cura della natura significa prendersi cura della propria famiglia. Distruggere l’ambiente equivale a distruggere una parte di sé.

Particolarmente intensa è l’immagine dell’acqua, descritta come “il sangue dei nostri antenati”. L’acqua non è semplicemente una sostanza fisica, ma un elemento carico di significato simbolico e affettivo. Essa rappresenta la continuità tra le generazioni, il legame tra i vivi e i morti. Il “mormorio dell’acqua” diventa “la voce di mio padre”, trasformando un fenomeno naturale in un’esperienza profondamente umana e spirituale.

Un messaggio attuale più che mai

Questa visione spirituale della natura ha una forza straordinaria proprio perché si oppone a una visione utilitaristica. Dove la modernità vede risorse, Capriolo Zoppo vede relazioni; dove vede oggetti, egli vede soggetti; dove vede profitto, egli vede memoria e sacralità.

È importante sottolineare come queste parole, pur radicate in un contesto storico specifico – quello della colonizzazione americana – parlino anche al presente. Oggi, in un’epoca segnata da crisi ambientali, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità, il messaggio contenuto in questa lettera appare più attuale che mai. La necessità di ristabilire un rapporto equilibrato con la natura è diventata una questione urgente, e le tradizioni indigene offrono spunti preziosi per ripensare il nostro modo di vivere.

La frase iniziale, “Le mie parole sono come le stelle e non tramontano”, assume così un significato profetico. Le parole di Capriolo Zoppo continuano a brillare, come stelle nel cielo, illuminando una possibile via alternativa. Non si tratta di idealizzare il passato, ma di riconoscere il valore di una saggezza che è stata troppo a lungo ignorata o marginalizzata.

In conclusione, questa straordinaria citazione di Capriolo Zoppo ci invita a riconsiderare profondamente il nostro rapporto con la terra e con la vita. Essa ci ricorda che non siamo padroni del mondo, ma parte di esso; che la natura non è una merce, ma una comunità; che ogni elemento, per quanto piccolo, è portatore di valore e significato. In un tempo in cui l’equilibrio del pianeta è sempre più fragile, queste parole risuonano come un richiamo alla responsabilità, alla consapevolezza e, soprattutto, al rispetto.

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