I versi di Bertolt Brecht sulla libertà dell’uomo di scegliere la pace

29 Gennaio 2026

Leggiamo assieme questi importanti, oggi quanto mai, versi di Bertolt Brecht sulla possibilità che abbiamo di scegliere la pace di fronte alla guerra.

I versi di Bertolt Brecht sulla libertà dell'uomo di scegliere la pace

Nei versi tratti dalla poesia “Generale, il tuo carro armato è una macchina potente”, Bertolt Brecht distilla con straordinaria efficacia uno dei temi centrali della sua opera: la tensione tra il potere militare e la coscienza umana. Scritte probabilmente durante l’esilio del poeta tedesco, negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, queste parole risuonano ancora oggi con un’attualità impressionante, interrogandoci sul rapporto tra tecnologia bellica e responsabilità individuale.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

L’attualità di Bertolt Brecht

Il componimento si articola attraverso un dialogo immaginario con un generale, figura emblematica del potere militare. Brecht sceglie di rivolgersi direttamente a questa autorità, usando un tono che mescola riconoscimento apparente e sottile ironia. Il poeta ammette la potenza delle macchine da guerra: il bombardiere vola “più rapido d’una tempesta” e porta “più di un elefante”. Queste immagini evocano una forza quasi naturale, primordiale, che sembra collocare gli strumenti bellici al di sopra della scala umana.

La scelta del paragone con la tempesta e l’elefante non è casuale. La tempesta rappresenta una forza della natura incontrollabile e devastante; l’elefante richiama invece la potenza fisica bruta, ma anche – nella tradizione bellica – gli antichi eserciti che usavano questi animali come armi viventi. Brecht sembra dirci che la tecnologia moderna ha superato persino queste manifestazioni tradizionali di potere, creando strumenti di distruzione di un’efficacia senza precedenti.

Tuttavia, proprio nel momento in cui sembra celebrare questa supremazia tecnologica, Brecht introduce il primo “difetto”: il bombardiere “ha bisogno di un meccanico”. Con questa semplice constatazione, il poeta smonta l’illusione dell’autonomia della macchina bellica. Per quanto potente, il bombardiere rimane un oggetto inerte senza l’intervento umano. Non può volare da solo, non può mantenersi efficiente senza la competenza tecnica di chi lo cura. Questo primo difetto rivela una dipendenza fondamentale: la macchina ha bisogno dell’uomo.

Il secondo movimento del testo sposta l’attenzione dall’oggetto al soggetto, dal bombardiere all’essere umano. Anche qui Brecht adotta la stessa struttura: riconoscimento della potenza seguito dalla rivelazione di un “difetto”. L’uomo “fa di tutto”, “può volare e può uccidere”. Queste capacità sembrano renderlo il padrone assoluto della natura e del destino altrui. L’elenco è volutamente essenziale, quasi brutale nella sua semplicità: volare e uccidere, le due funzioni che sintetizzano il potere militare aereo.

Ma anche l’uomo ha un difetto, ed è qui che risiede il cuore pulsante del messaggio brechtiano: “può pensare”. Questa capacità, che nella tradizione filosofica occidentale rappresenta il tratto distintivo dell’essere umano, la sua dignità e superiorità, viene presentata come un problema dal punto di vista del potere militare. Ed è proprio in questa inversione ironica che sta la forza rivoluzionaria del testo.

Il pensiero è un “difetto” perché introduce un elemento di imprevedibilità, di possibile insubordinazione. Un uomo che pensa può interrogarsi sulla giustizia degli ordini ricevuti, può riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni, può rifiutarsi di obbedire. Il pensiero genera dubbio, e il dubbio è il nemico di ogni struttura militare fondata sull’obbedienza cieca. Mentre il meccanico è necessario per far funzionare il bombardiere, è proprio la sua capacità di pensare che può paralizzare l’intera macchina bellica.

Brecht ci sta dicendo che la vera debolezza del sistema militarista non risiede nei limiti tecnici delle armi, ma nella natura pensante di chi deve utilizzarle. Il poeta tedesco, profondamente influenzato dal marxismo, credeva fermamente nella possibilità che la coscienza critica dei lavoratori – in questo caso anche dei “lavoratori della guerra” – potesse spezzare le catene dell’oppressione e dello sfruttamento.

Questa intuizione acquista un significato particolare se consideriamo il contesto storico in cui Brecht scriveva. Durante il nazismo, il regime aveva tentato di creare il soldato perfetto attraverso l’indottrinamento ideologico e la repressione di ogni forma di pensiero critico. Il poeta suggerisce che proprio questa umanità irriducibile, questa capacità di ragionare e dubitare, rappresenta la speranza di resistenza contro la barbarie.

Versi più che mai attuali

I versi di Brecht mantengono una straordinaria rilevanza nell’epoca contemporanea, caratterizzata da droni teleguidati, intelligenza artificiale applicata alla guerra e sistemi d’arma sempre più sofisticati. La tensione tra tecnologia bellica e responsabilità umana si è, se possibile, intensificata. Mentre le macchine diventano sempre più potenti e autonome, la questione del “difetto umano” – la capacità di pensare, dubitare, disobbedire – rimane centrale.

Questi versi, dunque, rappresentano un manifesto di resistenza intellettuale. Brecht ci ricorda che nessuna macchina, per quanto perfezionata, può sostituire completamente l’essere umano, e che proprio in questa dipendenza risiede la possibilità di cambiamento. Il pensiero, presentato ironicamente come difetto, è in realtà la nostra risorsa più preziosa, l’antidoto contro la meccanizzazione della violenza e la banalità del male.

Leggiamo l’intera poesia:

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

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