World Press Photo, due fotografi italiani tra i finalisti

Quest'anno come finalisti della World Press Photo ci sono due fotografi italiani: Gualazzini e Tugnoli con i loro reportage in Africa
World press photo 2018, due fotografi italiani tra i finalisti

MILANO – Tra i finalisti della World Press Photo ci sono due fotografi italiani: Marco Gualazzini e Lorenzo Tugnoli. I due fotografi sono in lizza per il premio di una sezione introdotta di recente, la World Press Photo Story of the Year. Entrambe le foto provengono da viaggi di reportage in Africa da parte dei due fotografi: Yemen crisis di Lorenzo Tugnoli è stata realizzata per un servizio del Washington Post, mentre Almajiri boy (foto in copertina) è tratta dal lavoro sulla crisi del lago Ciad di Marco Gualazzini. Gualazzini è anche finalista per il premio World Press Photo of The Year, il premio storicamente più importante.

La World Press Photo

World Press Photo è un’organizzazione no-profit con sede ad Amsterdam. Fondata nel 1955, è l’organizzazione del più grande e prestigioso concorso del fotogiornalismo mondiale. L’anno scorso il premio è stato vinto da Ronaldo Schemidt, il cui scatto immortalava un ragazzo in fiamme durante le proteste contro il governo di Maduro. L’esposizione internazionale World Press Photo quest’anno tornerà a Torino per la terza volta. I vincitori del premio verranno annunciati l’11 Aprile durante una cerimonia ad Amsterdam.
I giudici per decretare i vincitori hanno valutato 78.801 fotografie di 4.738 fotografi provenienti da 129 paesi diversi. 

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Chi è Marco Gualazzini

Nato a Parma nel 1976, Marco Gualazzini ha iniziato la sua carriera come fotografo nel 2004, con il quotidiano locale della sua città, La Gazzetta di Parma. I suoi lavori più recenti comprendono reportage sulla microfinanza in India, sulla libertà d’espressione in Myanmar, sulla discriminazione delle minoranze in Pakistan; negli ultimi anni ha coperto prevalentemente crisi umanitarie e conflitti in Africa. Ha ideato e ha partecipato alla realizzazione di un documentario per la RAI sul sistema delle caste in India, premiato per la “miglior fotografia” al Al- Jazeera International Documentary Film Festival, e ha diretto un documentario sul tema dello stupro come arma di guerra in Congo, e uno sul modello di accoglienza per i rifugiati in Uganda. I suoi lavori sono stati pubblicati con amplio spazio, su riviste nazionali e internazionali, tra Le Monde, Der Spiegel, The New York Times, Al- Jazeera, Internazionale e L’Espresso tra gli altri. Resilient è il suo primo libro.

Resilient di Marco Gualazzini

Resilient è la mostra curata da Alessandro Mauro, che prevede l’esposizione di quaranta fotografie che raccontano il reportage in Africa dal 2009 al 2018.
La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento e Marco Gualazzini nel suo lavoro cerca di testimoniare in che modo il continente africano reagisca ai problemi e alle crisi che lo flagellano con una capacità di resilienza straordinaria e insieme drammatica. Le immagini in mostra sono il frutto di un lungo lavoro di quasi dieci anni che hanno portato l’autore ad esplorare l’Africa alla ricerca di storie e vicende inedite.
È il caso delle sue immagini del Congo, paese piegato dalle credenze popolari e dal rapporto tra religione e stregoneria, dove chi soffre di malattie mentali viene tuttora considerato un indemoniato e lo stupro è usato come arma di guerra (ogni anno vengono stuprate 15.000 donne) o il Mali tormentato dalla guerra e dalle infiltrazioni islamiste nell’Africa subsahariana.
Nei suoi reportage Gualazzini documenta le condizioni del Sudan del Sud e della Somalia, uno tra i paesi più pericolosi e meno accessibili per stranieri e giornalisti.
Durante il suo ultimo viaggio, nel 2018, il fotografo ha testimoniato la grave crisi umanitaria in corso lungo il bacino del lago Ciad, dovuta alla desertificazione come conseguenza del cambiamento climatico.
Le immagini, di grande forza compositiva e impatto giornalistico, compongono un racconto fotografico straordinario e importante e ci regalano uno sguardo ravvicinato, partecipe e attento, sulla nostra realtà.
La mostra è aperta al pubblico fino al 24 marzo a Forma Meravigli a Milano.

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