Vivian Maier, la fotografa dallo spirito libero

Un’artista che in vita realizzò un discreto numero di scatti fotografici senza però mostrarli quasi mai a nessuno
Vivian Maier, la fotografa dallo spirito libero
Vivian Maier, Self-portrait, 1953 40×50 cm (16×20 inch.) Framed: 53,2×63,4 cm ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

MILANO – enigmatica e introspettiva, Vivian Maier è una donna che ha la passione, o per meglio dire ossessione, della fotografia. Nella sua New York mentre cammina per strada con la macchina fotografica sempre appesa al collo, immortala scatti unici che diventato un ritratto della società del suo tempo, e in più si scatta foto da sola, spesso riflessa nelle vetrine. Questo grande archivio che ha realizzato, non lo ha mai mostrato a nessuno, il che fa di lei un’artista tutta da scoprire.

LEI, VIVIAN MAIER

La Maier era i suoi scatti: improvvisi, tristi ma intensi. Quella che nel film in uscita “Finding Vivien Maier” di Maloof, viene ritratta come una bambinaia triste, una “spinster” (zitella) dedita solo alla sua attività di reporter. Un’artista che in vita realizzò un discreto numero di immagini senza mostrarle quasi mai a nessuno conservandole però come il bene più prezioso.

UNO SPIRITO LIBERO

Vivian Maier nasce a New York il 1 febbraio del 1926. Trascorre l’infanzia in Francia e nel 1949 scopre l’amore per la fotografia grazie a una modesta macchina fotografica, la Kodak Brownie. Nel 1951 ritorna negli Stati Uniti; trasferitasi a Chicago nel 1956, viene assunta come baby sitter, un’attività che conduce per tutta la vita (da questo, forse, la particolare attenzione al mondo dell’infanzia nella sua opera fotografica). Sempre sola e molto taciturna — come la ricordano gli impiegati dello storico negozio di fotografia Chicago Central Camera — trascorreva i giorni liberi passeggiando per le strade di Chicago con una fotocamera Rolleiflex 6×6 (il formato preferito da Diane Arbus) e raccogliendo immagini e ritratti di un paesaggio urbano composto di volti di ogni età e ceto sociale. Tra il 1959 e il 1960, intraprese un viaggio che la portò a scattare fotografie a Los Angeles, Manila, Bangkok, Pechino, Egitto, Italia e nel sud-est americano. Un viaggio pagato, probabilmente, grazie alla vendita di una proprietà di famiglia. Nel 2008, Vivian Maier scivola sul ghiaccio e batte la testa. Non immediatamente curata, muore l’anno successivo all’età di 83 anni. Nel necrologio apparso sul Chicago Tribune è ricordata come: “Uno spirito libero che ha magicamente toccato le vite di chi la conosceva. Critica cinematografica e straordinaria fotografa”.

LA SCOPERTA

Di lei fino al 2007 non si sapeva nulla. Fu un giovane scrittore, John Maloof, ad acquistare a un’asta di bene dei rullini rinvenuti in un magazzino. Una scatola impolverata con un’etichetta scolorita “Vivien” battuta a 400 dollari ma dal valore inestimabile.

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