FOTOGRAFIA - Intervista al fotografo

Stampare in camera oscura a colori senza aiuti elettronici. La ”rivoluzione fotografica” di Paolo Romani

“Riconosco di aver sbagliato epoca per fare un lavoro artigianale , ma purtroppo non è colpa mia”. Parla così riferendosi alla sua attività di fotografo Paolo Romani. Ricercatore in camera oscura a colori, da più di quaranta anni Paolo Romani svolge ricerche sulla stampa...

MILANO – “Riconosco di aver sbagliato epoca per fare un lavoro artigianale , ma purtroppo non è colpa mia”. Parla così riferendosi alla sua attività di fotografo Paolo Romani. Ricercatore in camera oscura a colori, da più di quaranta anni Paolo Romani svolge ricerche sulla stampa della  fotografia a colori da negativo, con tecniche esclusivamente artigianali e manuali. Nonostante l’avvento dell’elettronica, il fotografo ha continuato le sue ricerche in camera oscura, scoprendo cose nuove. Nel 2011 si è cimentato nella stampa diretta di uno scatto elettronico su carta fotografica in camera oscura, creando un ibrido  esclusivo, in quanto “una tecnica di stampa ‘datata’ come la stampa in camera oscura  è in grado di offrire un’arte senza tempo e di essere  perfetta per una creatività infinita, anche nella stampa a colori”. I suoi lavori sono stampe artigianali  a colori, in esemplari unici,  fatti  in camera oscura senza  apparati elettronici di alcun genere. “Un metodo innovativo – sostiene Paolo Romani – che potrebbe aprire una nuova via da esplorare per i  giovani  che non sanno più cosa inventare in fotografia  per  poter uscire dal gregge”. Scopriamo insieme la sua tecnica.

 

Come nasce la sua passione  per la fotografia ?

Nasce negli anni “70” cioè agli inizi del colore. Infatti in quegli anni si portava il rullino a colori dal fotografo sotto casa, che a sua volta ti registrava,  poi inviava il rullino ad un laboratorio  che sviluppava il rullino,  e lo stampava poi  con macchine automatiche con lettori elettronici. Una volta capitò che una fotografia stampata nel Nord America che ho reputato bella, rientrato a Roma chiesi di fare un ingrandimento, ma mi restituirono una fotografia inguardabile. Dalla discussione che nacque fra il fotografo  e l’operatore del laboratorio capii che sul colore non capiva niente nessuno. Così mi misi in testa di iniziare a stampare il colore da negativo con un ingranditore carta,  bagni, filtri in gelatina dei tre colori primari con il sistema sottrattivo  Y, M, C più filtro UV. Non trovai molte notizie pratiche sulle difficoltà della stampa a colori. Da vero autodidatta iniziai la stampa con l’iter del B&N (bianco e nero);  capii che la difficoltà  maggiore era nel trovare una filtratura priva di dominanti di altri colori. L’elettronica non era affidabile, quindi cercai di risolvere il problema con una soluzione che fosse meccanica e manuale.

 

In cosa consiste la sua tecnica di stampa del negativo a colori in camera oscura? Quale valore da aggiunto da alla fotografia a colori ?

Con un intuito che non sapevo di avere, riuscii a costruire un filtro multiplo  che con una sola stampa ottenevo tutte le variazioni dei colori possibili di quel negativo con quella carta colore. Infatti in quel periodo ogni confezione di carta aveva una filtratura propria che variava ad ogni confezione nuova. La teoria,  la cultura dei postulati,  le regole da sapere per migliorare le mie ricerche le ho apprese dalle difficoltà che incontravo nella pratica al buio della camera oscura.  Questa ginnastica mentale mi ha educato ad essere attento a scoprire nuove vie alla creatività nella stampa a colori. La corrente dei “Pittorialisti “ del B&N di fine ottocento mi ha suggerito che avrei potuto proseguire su quella falsariga…ma a colori !  Il valore che ho aggiunto alla stampa a colori ? Bhè prima della mia ricerca posso dire senza temere di essere smentito, che non esisteva  una stampa a colori fatta dal fotografo in esemplare unico in camera oscura. Questa mia stampa è l’unica che può chiamarsi “vintage a colori nel XXI secolo”. Tutte le stampe a colori su carta, vendute dalle gallerie  d’arte sono fatte in laboratori con macchinari elettronici . Quindi nessuna è vintage. Inoltre posso dire che se lo scatto è stato fatto con una macchinetta elettronica il vero originale non esiste materialmente.

 

Digitale contro Camera oscura: quali sono vantaggi e gli svantaggi in ambito fotografico  a suo parere?

Intervenire su uno scatto e lavorare nel post-produzione è completamente diverso dal punto di vista concettuale. Faccio lo scatto con una qualsiasi macchina elettronica, lo traferisco sul computer, apro un programma specifico per usare un soft-ware in grado di poter intervenire sui colori, sulle forme, ecc. procedo per gradi e per tentativi; poi decido di essere soddisfatto dei cambiamenti apportati, e stampo la foto. Lavorare in camera oscura tu devi avere un progetto su quello che vuoi ottenere, sapere le difficoltà che incontrerai al buio, sapere cosa fare per superarle, ed infine stampare la foto. Se otterrai un’immagine che non è quella da te progettata la butti nel cestino senza drammi, perché tu vuoi ottenere quell’immagine fantastica che stimola la tua ricerca. Infatti non ho mai venduto nessuna mia stampa originale, se qualcuno la possiede io l’ho regalata o per amicizia o per fare un omaggio ad una persona a cui tengo. Sul mercato dell’arte una stampa a colori in esemplare unico non esiste. Walter Benjamin  direbbe che la mia stampa “ha l’aura’.

 

Da dove nasce l’idea di stampare uno scatto elettronico in camera oscura con l’ingranditore? Lo scatto elettronico è virtuale, non è un negativo; solo l’idea di poterlo stampare è fuori dall’ordine normale delle cose…

Nel 2011 ho visto nella vetrina di un rivenditore di articoli per fotografia una Nikon  Coolpix   che come tutte le macchine elettroniche  oltre a far  rivedere nel display  lo scatto appena fatto, aveva anche la funzione di proiettarlo su una parete chiara. Appena  capii che questa funzione mi avrebbe dato la possibilità  di tentare un nuovo esperimento, la comprai. Senza saperlo avevo acquisito la mentalità del ricercatore, e mi è venuto naturale il pensiero di poter sfruttare quella funzione. Ho scattato una foto, poi  sostituii l’ingranditore con la macchina fotografica , e stampai su carta da stampa Ilford positivo / positivo  (quella che si usava per le DIA)  ed ottenni  la prima stampa di un fotogramma elettronico su carta fotografica con il procedimento manuale  tradizionale, cioè passando attraverso i bagni chimici. Tutto il procedimento che sarebbe troppo complesso spiegarlo in sintesi, si può vedere  nel mio sito. L’esperimento poi è stato pubblicato su un mio manuale “Tecnica fotografica per alimentare un sogno”.

 

A cosa serve una ricerca come questa?

Questa immagine “ibrida” serve a tutti coloro che vogliono fare una fotografia d’autore,  infatti usufruisce di tutte le facilitazioni elettroniche in fase di scatto, poi però intervenendo nella stampa con carte e bagni diventa come dicevamo prima una stampa “vintage” in esemplari unici quindi irripetibili!

 
7 giugno 2015
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti