L’obiettivo di Frida: come la fotografia ha plasmato un simbolo globale

26 Marzo 2026

Scopri la mostra “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità” a Bologna: 70 scatti d'autore esplorano come l'artista abbia costruito il proprio mito tra fotografia, identità e rappresentazione di sé.

L'obiettivo di Frida come la fotografia ha plasmato un simbolo globale

A Bologna un’occasione unica per conoscere da vicino il mondo di Frida Kahlo. Ergo Expo presenta la mostra “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, un progetto espositivo dedicato alla figura di Frida Kahlo e alla costruzione della sua immagine, tanto pubblica quanto privata. L’esposizione è ospitata negli spazi di Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna, dal 28 marzo al 27 settembre 2026, e raccoglie settanta fotografie originali firmate da importanti autori come Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Alvarez Bravo, Julien Levy, Nickolas Muray, Giselle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide.

Frida Kahlo: un’icona culturale del mondo contemporaneo

Attraverso questa ricca ed articolata selezione, la mostra costruisce un racconto visivo complesso e sfaccettato, in grado di di restituire la molteplicità degli sguardi che nel tempo hanno ritratto Kahlo. Artista, attivista, donna e icona, Frida Kahlo è oggi un simbolo globale, una figura attraverso cui la contemporaneità riflette su temi fondamentali come identità, corpo, dolore e rappresentazione di sé. Eppure, durante la sua vita, non conobbe un pieno riconoscimento artistico: la sua opera venne riscoperta solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento, mentre oggi è considerata l’artista donna più quotata al mondo e una vera e propria icona culturale.

La sua immagine è stata infatti riprodotta e reinterpretata in biografie, film e oggetti di merchandising, fino a trasformarsi quasi in un simbolo universale, talvolta svuotato di significato. Tuttavia, questa costruzione del mito non è soltanto il risultato di una ricezione postuma: Kahlo stessa fu profondamente consapevole della propria immagine e lavorò costantemente alla sua definizione. L’uso insistito dell’autoritratto nella sua pittura testimonia un’indagine continua sull’identità, iniziata dopo il grave incidente che, in giovane età, la costrinse a letto per mesi segnandola per tutta la vita.

Anche l’abbigliamento divenne parte integrante di questo processo: scegliendo abiti tradizionali messicani in contrasto con le mode occidentali, Kahlo contribuì a costruire un’immagine coerente con la propria visione culturale e politica. Arrivò persino a modificare elementi della propria biografia, come il nome e la data di nascita, per legarli simbolicamente alla rivoluzione messicana.

Il ruolo centrale della fotografia

La fotografia sicuramente ebbe un ruolo centrale nella definizione della sua identità visiva. Soltanto dopo la sua morte furono ritrovate oltre seimila stampe fotografiche tra i suoi effetti personali. Era stato il padre, fotografo, ad essere il primo a ritrarla, introducendola , in questo modo, alle potenzialità espressive del mezzo. Negli anni a venire, l’artista messicana non si sottrasse mai all’obiettivo, lasciandosi fotografare da amici, artisti e professionisti, contribuendo così a creare una straordinaria quantità di immagini che la ritraggono.

Questi scatti restituiscono una figura mutevole, osservata attraverso prospettive differenti: lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, delle amiche, dei fotografi affermati o anche quello dei connazionali. Più che una sola immagine autentica, emerge dalla mostra una pluralità di identità. La domanda che ci si pone non è quindi quale sia la vera e autentica Frida, ma quanto l’artista abbia influenzato gli sguardi che la ritraevano e, di conseguenza, la costruzione della propria immagine.

L’esposizione non si propone perciò come una biografia per immagini, ma soprattutto come un invito a riflettere sul processo di costruzione del mito e sul rapporto tra identità e rappresentazione, anticipando dinamiche che oggi riconosciamo nella cosiddetta “società dello spettacolo”, concetto elaborato da Guy Debord, scrittore e cineasta francese del secolo scorso.

Realizzata grazie al supporto di istituzioni culturali e fondazioni locali, la mostra rappresenta quindi un’occasione significativa ed importante per rileggere Frida Kahlo attraverso il linguaggio fotografico e per interrogarsi sul modo in cui un’identità può essere costruita, interpretata e trasformata nel tempo fino a diventare un simbolo della contemporaneità.

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