LVII Biennale d’arte di Venezia

Le fotografie in bianco e nero di Beat Kuert in mostra a Venezia

Nello storico palazzo sul Canal Grande, la mostra presenta una grande installazione composta da 30 fotografie digitali in bianco e nero del regista e artista multimediale svizzero
Le fotografie in bianco e nero di Beat Kuert in mostra a Venezia

MILANO – Palazzo Bembo, affacciato sul Canal Grande a due passi dal Ponte di Rialto, ospita dal 13 maggio al 26 novembre 2017, una grande installazione del regista e artista multimediale svizzero, Beat Kuert. L’esposizione, dal titolo Good Morning Darkness, curata da Francesca Martire, è parte del progetto PERSONAL STRUCTURES – Open Borders, organizzato da European Cultural Centre, in collaborazione con Dust & Scratches, laboratorio creativo dell’artista. Good Morning Darkness è un’opera creata appositamente per la LVII Biennale d’arte di Venezia e si compone di 30 fotografie digitali in bianco e nero che vivono lungo la sottile linea dialettica che lega il buio alla luce.

ATMOSFERA CINEMATOGRAFICA – È proprio il buio l’elemento in cui le fotografie di Beat Kuert prendono vita e si presentano nel loro stato originale. Come in una camera oscura le immagini raggiungono la loro forma definitiva, al termine di un processo dinamico che le porta a raccontare una storia, quasi si trattasse di un filmato. L’allestimento, costruito da una tripla striscia di fotografie che si specchiano in due immagini di grandi dimensioni a colori, aiuta il visitatore a immergersi in questa atmosfera cinematografica. Come afferma Beat Kuert, “Le mie immagini alla Biennale di Venezia sono scure, e molto vulnerabili sono come pensieri che sorgono e volano via. Ho montato le mie immagini come su un nastro, una dietro l’altra così vicine che parzialmente si fondono. Se li proviamo a seguire con gli occhi, si muovono, e formano una sorta di film, una storia che, mi auguro, saprà poi creare nuove immagini e nuovi universi di nuovo”.

FALSI MONOCROMI – Benché si manifestino in bianco e nero, le opere di Beat Kuert si possono definire come falsi monocromi, in cui si percepisce tanta luce; ad esempio, in uno scatto, il bagliore di una sigaretta serrata tra le dita di una ragazza produce una curva luminosa che tocca terra per poi elevarsi a lambire il secondo soggetto, che si scorge solo in parte; o ancora, la luce è una pioggia che bagna due astanti, mentre la fonte luminosa si produce caravaggescamente da una finestra. Accompagna la mostra, il volume Beat Me. A pictorial requiem to hallucination and desire (Eyemazing editions).

L’ARTISTA – Beat Kuert (Zurigo, 1946) si esprime come artista multimediale e filmmaker. Autore anticonformista, è considerato uno degli esploratori più audaci della sua generazione. Il suo lavoro indaga dilemmi esistenziali attraverso esperienze estetiche, lavorando su varie espressioni e integrando diverse forme d’arte. Dopo una carriera di successo come regista, si è dedicato alle arti visive. Le sue immagini sono spesso provocatorie e creano un senso di meraviglia negli occhi dello spettatore. L’impressione che produce è inteso come un modo per cercare il sublime in emozioni umane. Per Beat Kuert, il ruolo dell’arte è quello di essere una porta verso l’inconscio dove è l’artista che, attraverso l’energia che infonde nel suo lavoro, spinge gli altri a cercare ciò che è meraviglioso al di fuori della vita quotidiana. Beat Kuert trae ispirazione da una ampia varietà di fonti (manoscritti antichi, performance, cinema). Le sue fotografie sembrano manipolate digitalmente, ma in realtà si costruiscono solo attraverso la sua tecnica. Le radici del suo lavoro affondano nella filosofia orientale; infatti le sue opere si costruiscono attraverso la contrapposizione di due elementi fondanti.

 

© Riproduzione Riservata